22 settembre 2021
Aggiornato 21:30
L'intervista

Tonelli: «Lamorgese inidonea, ecco tutti i suoi fallimenti al ministero dell'Interno»

L'onorevole Gianni Tonelli, deputato della Lega, critica al DiariodelWeb.it la gestione di sicurezza e immigrazione da parte del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese

Il Ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese
Il Ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese ANSA

Prima la gaffe sul green pass, e sui controlli del documento da parte dei ristoratori. Poi la gestione quantomeno zoppicante del rave party clandestino nel viterbese. Infine i numeri degli sbarchi, che sono tornati a salire vorticosamente. Non si può negare che il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese abbia vissuto l'estate più calda tra tutti i membri del governo Draghi. La Lega l'ha messa nel mirino, Fratelli d'Italia ha preannunciato una mozione di sfiducia. Il DiariodelWeb.it ha interpellato l'onorevole Gianni Tonelli, già segretario generale del Sindacato autonomo di polizia, oggi deputato leghista e segretario della Commissione parlamentare antimafia, per fare il punto sull'attività della titolare del Viminale.

Onorevole Gianni Tonelli, che bilancio può tracciare dell'operato del ministro Lamorgese?
Il bilancio è assolutamente negativo. Soprattutto se consideriamo che occupa quel ruolo dall'estate del 2019, quindi ormai da due anni. E già nei quattro-cinque precedenti ne aveva retto le redini, come capo di gabinetto. Nei governi Letta prima e Renzi poi, con Angelino Alfano al dicastero, non si può certo dire che la vera gestione fosse nelle mani di quest'ultimo, assolutamente inidoneo e insignificante. In questo senso l'operato della Lamorgese si è sempre mosso su una linea di continuità assoluta.

Ma allora, se la conoscevate già da così tanto tempo, perché avete accettato di sostenere un governo in cui lei era riconfermata?
Potremmo fare un discorso analogo anche per Letta, che ogni giorno si lamenta delle posizioni della Lega, eppure sta in maggioranza insieme a noi. Non dimentichiamo che questo è un governo di solidarietà nazionale. La logica è la stessa di un matrimonio: io sono sposato e di mia moglie devo accettare tanto i pregi quanto i difetti.

Dunque accettare il compromesso della Lamorgese è stato un male necessario?
Lo abbiamo dovuto accettare. Certamente, e parlo a livello personale, le presenze che mi avevano lasciato insoddisfatto fin dall'inizio erano proprio quelle dei ministri Speranza e Lamorgese. In compenso questo governo ha permesso di far registrare un netto cambio di passo rispetto a Conte. Lei avrebbe lasciato al marketing di Casalino la gestione dei soldi del Recovery Fund, ossia delle cambiali che stacchiamo oggi e che carichiamo sui nostri figli o sui nostri nipoti? Io no.

Ma quali sono state le peggiori mancanze dalla Lamorgese?
Noi, come Lega, stiamo cercando di far comprendere alla compagine di governo i problemi del settore della sicurezza, che è stato falcidiato dalla spending review. Nel luglio 2015 la legge Madia tagliò circa 45 mila uomini nelle forze dell'ordine. Salvini, quando fu ministro nel governo gialloverde, convinse l'alleato ad investire tre miliardi sulla sicurezza, con un arruolamento straordinario di 8150 unità, tra forze dell'ordine e vigili del fuoco. Ma quello era solo il primo passo. Il compito della Lamorgese era quello di proseguire in questo percorso.

E non lo ha fatto?
Le dico solo che io, insieme allo stesso Salvini, l'anno successivo ho presentato una serie di emendamenti di pari importo. Non ne è stato accettato neanche uno. Non solo. Nel Recovery Fund il ministro Lamorgese avrebbe dovuto rivendicare il fatto che la sicurezza sia un bene primario per la comunità e pretendere che una parte di quei fondi andassero a sistemare i disastri compiuti dai tagli. Invece ha difettato anche in questo. Io la definisco una colpa mortale silente. Ora che è scoppiata la crisi afghana rischiamo di renderci conto di che cosa significa debilitare l'apparato della sicurezza.

Poi ci sono i dati sull'immigrazione, che sono tornati a preoccupare.
Da 5 mila sbarchi registrati nel 2018-2019 siamo arrivati oggi quasi a 50 mila. L'atteggiamento è inequivocabile: d'altronde questa è la stessa Lamorgese che gestiva i flussi migratori quando ne arrivavano 100 mila o 200 mila all'anno, ai tempi di Alfano. Aveva parlato degli accordi di Malta, poi abbiamo visto che era tutta fuffa. Una politica totalmente inesistente.

Dovrebbe dimettersi?
Il problema è uno: la responsabilità non è patrimonio delle persone che gestiscono la cosa pubblica nei nostri tempi. A mio parere dovrebbe riflettere molto a fondo sulla sua inidoneità ad occupare quel ruolo e sui suoi risultati fallimentari. Certo, è difficile pensare che una persona faccia un passo indietro da sola.

A tal proposito, se Fratelli d'Italia dovesse presentare la mozione di sfiducia che ha annunciato, lei la voterebbe?
Non voglio fare polemiche con i nostri amici, con i quali voglio sperare che governeremo il Paese nella prossima legislatura. Io capisco che siamo tutti a caccia di voti e ciascuno cerchi di posizionarsi nel modo migliore. Ma mi sembra che Fdi stia forzando eccessivamente la mano. Ha detto bene il mio capogruppo alla Camera, Molinari: questa mossa serve solo a mettere in difficoltà gli alleati. Stando in questo governo, non possiamo votare la sfiducia alla Lamorgese. Così è troppo comodo, mi sembra un'attività di cannibalismo.

A proposito di alleati, Forza Italia addirittura la Lamorgese la difende. Non vi provoca un certo imbarazzo?
Alcune anime di Forza Italia, non tutte, a volte mi lasciano un pochino perplesso. Comprendo che la Lamorgese sia stata voluta da istituzioni superiori, che loro non vogliono dispiacere. Ma, come ha detto il sottosegretario Molteni, allora dovrebbero risponderci a queste domande. Come mai la Lamorgese non ha provveduto a ripotenziare le forze dell'ordine? Come mai non c'è un soldo nel Recovery Fund? Come mai sono decuplicati, nel giro di due o tre anni, gli ingressi nel nostro Paese? Come mai le nostre frontiere, di nuovo, non esistono sostanzialmente più?

Cosa ha pensato quando ha sentito Conte criticare i decreti sicurezza che aveva firmato anche lui stesso?
Non mi ha stupito per nulla. Conte è un uomo per ogni stagione. È l'uomo della poltrona, della pagnotta. Va dove tira il vento e dove ha interesse ad andare. Vada a riprendere il programma di governo del Movimento 5 stelle e non troverà un solo punto su cui sono rimasti coerenti. Se li sono rimangiati tutti, dalla A alla Z. Anzi, oserei quasi dire che questa non è stata neanche la sua giravolta più importante.