26 settembre 2021
Aggiornato 00:00
L'intervista

Sofo: «Il green pass è una discriminazione sanitaria dei cittadini italiani»

L'europarlamentare Vincenzo Sofo, di Fratelli d'Italia, racconta al DiariodelWeb.it la sua battaglia contro l'introduzione del green pass, in Italia ma anche in Francia

Sofo: «Il green pass è una discriminazione sanitaria dei cittadini italiani»
Sofo: «Il green pass è una discriminazione sanitaria dei cittadini italiani» ANSA

La polemica scoppiata in questi giorni sul green pass, l'onorevole Vincenzo Sofo la sta osservando con grande attenzione e partecipazione dall'europarlamento di Bruxelles, dove siede nei banchi di Fratelli d'Italia. E dove si trova di fatto a cavallo tra il nostro Paese e la Francia, essendo fidanzato con la deputata Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen. Proprio in Oltralpe è stato concepito il primo modello di passaporto vaccinale, salutato con favore dalla maggioranza che sostiene governo Draghi. E contro il quale lo stesso Sofo aveva da subito alzato gli scudi, prima ancora che il nostro esecutivo seguisse l'esempio. Il DiariodelWeb.it lo ha raggiunto.

Onorevole Vincenzo Sofo, lei è stato uno dei primi a schierarsi decisamente contro il modello francese del green pass. Che opinione si è fatto della versione italiana targata Draghi?
Al di là dei dettagli, che si stanno ancora definendo in entrambi i Paesi, mi sembra che vadano sulla stessa linea. Quella di un passaporto sanitario, utilizzato con finalità restrittive. Tutto il contrario dello scopo del green pass proposto inizialmente dall'Unione europea.

In Francia le proteste hanno costretto Macron a compiere almeno qualche passo indietro. Anche da noi in questi giorni si contano numerose manifestazioni: pensa che avranno lo stesso esito?
Purtroppo temo che risulteranno meno efficaci. Dobbiamo ricordarci che Macron è un presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini, e che dunque a loro deve rispondere. Tra l'altro hanno delle elezioni a breve. In Italia il governo non è stato eletto da nessuno e questo gli permette di fare orecchie da mercante.

Introdurre un vero e proprio obbligo vaccinale sarebbe incostituzionale. Ma possiamo dire che questo green pass ci si avvicina molto, è una specie di obbligo mascherato?
Quello che trovo allucinante è che noi stiamo serenamente accettando un atto di aggiramento della legge. Si impone un obbligo di fatto, rendendo sostanzialmente impossibile adottare le strade alternative. Come il tampone, che si può utilizzare una volta ogni tanto per viaggiare, ma non certo nella vita di tutti i giorni.

La stessa Commissione europea aveva precisato che chi sceglie di non vaccinarsi non va discriminato. Usano sempre l'alibi: «Ce lo chiede l'Europa», ma evidentemente solo quando gli conviene.
Certo. È incredibile che si accantonino bellamente le stesse direttive che giungono dall'Europa. Non solo dal regolamento del green pass, che prevede il principio di non discriminazione, ma anche dalla risoluzione del Consiglio d'Europa di qualche mese fa e da altri atti ufficiali.

Come se non bastassero le restrizioni già prese, si parla anche di introdurre il green pass per i mezzi di trasporto. Così si infligge un colpo mortale al turismo.
Esattamente. L'aspetto perverso è che all'inizio il green pass fu proposto dalla Ue per favorire la ripartenza e in particolare il turismo. Ad oggi, invece, diventerà un ostacolo. Le conseguenze negative non stanno solo nella restrizione delle libertà personali, ma anche nell'impatto economico sul Paese. Per questo noi diamo battaglia, anche per cercare di capire quale obiettivo finale abbiano in testa, per imporre una misura del genere.

Vincenzo Sofo, eurodeputato di Fratelli d'Italia
Vincenzo Sofo, eurodeputato di Fratelli d'Italia (ANSA)

Appunto, lei si sarà fatto un'idea. Che presupposto c'è veramente dietro questa decisione?
Io non credo che arriveremo al punto di dover esibire il pass per entrare in qualsiasi luogo pubblico. Anche l'organizzazione concreta sarebbe difficile: non si può trasformare sessanta milioni di italiani in pubblici ufficiali. Penso, piuttosto, che questo sia stato un atto coercitivo per indurre più gente possibile alla vaccinazione. E per creare, con la scusa dell'emergenza, uno strumento come il passaporto sanitario. Che sono convinto che resterà, anche dopo la pandemia.

Che cosa glielo fa credere?
Il progetto di legge che fece presentare Macron all'assemblea nazionale già a dicembre, da cui parte la proposta attuale. E che già scatenò le proteste, a tal punto che fu costretto a congelarlo e a rimetterlo nel cassetto. Lì si parlava di introdurre uno stato di emergenza permanente e di attribuire al presidente della Repubblica, per motivazioni sanitarie, i pieni poteri e la possibilità di imporre restrizioni con procedura accelerata, scavalcando il parlamento. Tra queste azioni possibili c'era proprio l'adozione di passaporti sanitari e quindi di condizionamenti alla libertà dei cittadini legati a determinati trattamenti.

Anche in Italia intravede questa tentazione?
Credo che l'approccio sia lo stesso. D'altra parte sono stati loro ad affermare che bisogna prendere esempio dalla Francia. Questo, ovviamente, pone un tema: in prospettiva vedo l'introduzione di un nuovo documento d'identità sanitario, che potrebbe essere richiesto in certi momenti della propria vita sociale.

È inquietante.
Si sta iniziando a valutare, e quindi a discriminare, i cittadini sulla base al loro stato sanitario. Questo è allarmante. E, ovviamente, un domani renderà molto più facile obbligare a trattamenti sanitari o alla somministrazione di altri farmaci.

L'alternativa ai vaccini esiste e si chiama terapia domiciliare, di cui uno dei pionieri fu proprio il povero dottor Giuseppe De Donno, morto suicida martedì. Ora anche l'Europa inizia ad accorgersene.
Già un paio di mesi fa la Commissione europea si rivolse al parlamento dicendoci che la campagna vaccinale procedeva bene ma, siccome non ne conoscevamo la reale efficacia e che i contagi non erano comunque impediti, dovevamo essere coscienti che non era quella la soluzione all'emergenza. Cioè che, anche quando tutti sarebbero stati vaccinati avremmo dovuto continuare ad utilizzare il distanziamento e le mascherine. Per affrontare il Covid, aggiungevano, sarebbe stato necessario individuare altre terapie domiciliari. Noi ne parlavamo da un anno e mezzo, sentendoci dare dei complottisti e dei no vax. Adesso si è svegliata anche la Commissione, annunciando degli investimenti per far partire la sperimentazione delle cure: ovviamente di entità ridicola, rispetto a quelli dei vaccini.

Non solo, ma la Commissione europea ha sottolineato anche come il Pnrr di Draghi sia un flop.
Sia dal punto di vista sanitario che da quello occupazionale. Era stato presentato come la risposta alla pandemia, ma la salute è l'ultima voce di bilancio. Nulla è stato fatto per il potenziamento del sistema sanitario, che sarebbe stata la prima misura da prendere con i soldi a disposizione: visto che gran parte dell'emergenza Covid non è data dalla pericolosità del virus, ma dal collasso degli ospedali. Quanto al piano degli stimoli all'occupazione, la Commissione ha certificato che il piano italiano è tra i più inefficaci. Tutti salutano l'effetto Draghi, che ormai si arroga il merito di qualsiasi cosa, anche della vittoria degli Europei di calcio. Ma nessuno, o quasi, rileva questi dati, anche quando vengono dalle stesse istituzioni a cui loro fanno riferimento.