13 giugno 2021
Aggiornato 19:00
L'intervista

Figliomeni: «Il M5s pensa alle poltrone e non ai cittadini, finirà fagocitato dal Pd»

Al DiariodelWeb.it parla della situazione del MoVimento 5 Stelle il consigliere Francesco Figliomeni, di Fratelli d'Italia, autore del libro «Il grande bluff grillino»

Giuseppe Conte, Beppe Grillo e Luigi Di Maio
Giuseppe Conte, Beppe Grillo e Luigi Di Maio ANSA

Il figlio del fondatore, Davide Casaleggio, ha annunciato l'addio al Movimento 5 stelle, dopo essere stato costretto a consegnare i dati degli iscritti in possesso della sua associazione Rousseau. L'altro padre nobile, Beppe Grillo, non si fa più vedere in pubblico da quel contestatissimo video in cui difese il figlio Ciro, per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di violenza sessuale. Rimane solo l'ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ancora in attesa di una nomina formale a capo politico, che cerca di evitare ulteriori scissioni.

Insomma, la situazione tra i pentastellati non è mai stata così caotica e complicata. Proprio mentre si avvicina la scadenza delle elezioni amministrative, in cui i cittadini presenteranno il conto al Movimento dei primi cinque anni di mandato dei loro sindaci nelle grandi città, da Chiara Appendino a Torino a Virginia Raggi a Roma.

A tracciare un bilancio di questa esperienza, e della situazione del M5s nel suo complesso, ai microfoni del DiariodelWeb.it ci pensa il consigliere Francesco Figliomeni, vicepresidente dell'Assemblea capitolina, responsabile nazionale del Dipartimento politiche sociali di Fratelli d'Italia e autore del libro «Il grande bluff grillino. Cinque anni di inefficienze e promesse mancate nel governo di Roma», uscito con la prefazione di Giorgia Meloni per Historica Edizioni e Giubilei Regnani.

Consigliere Francesco Figliomeni, che Roma lascia la sindaca Virginia Raggi dopo cinque anni di governo?
Il giudizio è estremamente negativo, come si intende già dal titolo del mio libro. In questi giorni Roma è allo sbando, sommersa dai rifiuti in maniera spaventosa: mi giungono foto di sacchetti dell'immondizia che travolgono i cassonetti, in vari quartieri. Lo ha dichiarato anche l'amministratore unico di Ama (l'azienda che si occupa della nettezza urbana, ndr), Zaghis, confessando di avere ormai alzato bandiera bianca. Questo è solo un esempio, ma anche negli altri settori il risultato non cambia.

Ossia?
Nei trasporti vige una situazione di discriminazione assoluta, soprattutto verso le persone fragili, anziane, disabili. L'altro giorno il presidente dell'Unione italiana ciechi denunciava la mancanza di rispetto verso la loro categoria. Per non parlare delle partecipate: tutte disastrate, con il personale che rischia il posto di lavoro e i bilanci non approvati per moltissimi anni, e questo lo dice la Corte dei Conti.

Qual è la ragione: è solo l'incapacità e l'impreparazione?
In stragrande maggioranza sì: è la mancata conoscenza della macchina amministrativa. Anche il sindaco è un giovane avvocato che ha avuto solo due anni di esperienza come consigliere comunale, per il resto non ha mai fatto nulla nella pubblica amministrazione. La politica si impara, ma bisogna avere fatto qualcosa nella vita, avere esperienza nel commercio o nelle professioni. Altrimenti è difficile prendere scelte delicate, in una città come Roma, la più importante d'Italia. La Capitale è una realtà complessa, amministrarla non sarebbe facile per nessuno, ma se non ci si mette del proprio, i problemi si aggravano e diventano voragini. Come quelle che si aprono per strada.

Questa è la parabola del Movimento 5 stelle. Quando era all'opposizione urlava e strepitava, anche con grande capacità, visto che è stato in grado di raccogliere molti consensi. Ma, quando ha dovuto governare, si è reso conto che non bastano gli slogan.
Governare è difficile, ma se si parte da un punto di vista sbagliato, può diventare addirittura drammatico. Gli slogan vanno riempiti di contenuti.

Nei giorni scorsi Di Maio stesso ha sconfessato il giustizialismo, chiedendo scusa all'ex sindaco di Lodi Simone Uggetti per l'utilizzo della «gogna come strumento di campagna elettorale», verso una persona indagata che poi è stata assolta. Questo è l'ennesimo loro pilastro che crolla.
È chiarissimo: tutti i loro totem sono stati abbattuti. Dal doppio mandato, al rifiuto delle alleanze, all'assassinio politico degli indagati. Io sono un avvocato, quindi sono garantista sempre, non a giorni alterni. Mentre, nel M5s, abbiamo visto che quando l'indagato era uno dei loro bisognava comprendere ed essere ragionevoli.

La stessa Raggi è stata indagata, in passato.
Mi riferivo proprio a questo. Poi la giustizia ha fatto il suo corso, ma secondo le regole del Movimento si sarebbe dovuta dimettere. Noi non abbiamo cavalcato questa posizione, perché come ha detto Giorgia Meloni vogliamo battere gli avversari non con le manette, ma con le proposte e il consenso dei cittadini.

Ma questo cambiamento è un dato positivo? È una maturazione del Movimento 5 stelle o è l'inizio della distruzione?
No, è solo opportunismo, peggiore di quello dei partiti della prima Repubblica. L'importante è stare sempre incollati alla poltrona, a prescindere dagli alleati o dalle posizioni politiche. Pensiamo all'immigrazione: sono passati dalla coalizione con la Lega a quella con il Pd, che ha una linea opposta. Vogliono soltanto cavalcare il potere per il proprio tornaconto, senza combinare nulla. Mi spiace dirlo, ma è un dato di fatto.

Ormai Davide Casaleggio si è sfilato, Beppe Grillo è finito nella polemica per il caso del figlio e per il suo criticatissimo video di difesa. Rimane solo Conte, che cerca di tenere insieme i cocci. Che fine farà il M5s?
Conte è una foglia di fico, cerca di camuffare le contraddizioni interne. I cittadini si sono resi conto che il Movimento 5 stelle non è il cambiamento. E la colpa di avere creato questo mostro è di chi ha governato precedentemente. Le idee iniziali del M5s erano condivisibili, tanto è vero che le sto portando avanti anche io, ma vanno calate nella realtà, sia romana che nazionale. Penso che i 5 Stelle saranno fagocitati dal Partito democratico, perché hanno perso la connessione con i cittadini e si sono rinchiusi nel palazzo. Per giunta in una situazione post-pandemia che è drammatica, in cui la classe media non esiste più, è stata inglobata nella povertà.

E dire che Di Maio, qualche anno fa, annunciava di avere sconfitto la povertà. È tristemente ironico.
Per questo non siamo più credibili a livello internazionale. Con tutto il rispetto per Di Maio, ma quando si va a sedere al tavolo con gli altri ministri degli Esteri, onestamente, penso che non ci rappresenti bene. Siamo il fanalino di coda, come ha dimostrato anche la redistribuzione dei migranti. In ogni Paese chi ha fallito si deve dimettere o viene cacciato via, mentre questi continuano a restare tranquillamente al proprio posto. Ma, appena si potrà votare, penso che i cittadini sapranno bene cosa fare.

A proposito di elezioni: fervono ancora le trattative, ma chi può essere un buon candidato sindaco per il centrodestra a Roma?
La discussione all'interno della coalizione è aperta, ma Giorgia Meloni sa bene cosa deve fare e ha indicato una rosa di nomi. Personalmente, dico la mia, il professor Michetti penso che sia una persona spendibile, seppur non molto conosciuto dalla massa. Insegna Diritto della pubblica amministrazione all'università di Cassino e spesso aiuta i sindaci, non soltanto del Lazio, con tutti i suggerimenti necessari. In questo momento Roma ha bisogno di competenza: riteniamo che, dopo le esperienze Marino e Raggi, ci voglia una persona qualificata, che sappia dove mettere le mani. Salti nel buio, questa città non può più permetterseli.