Penati 4 anni dopo l'inchiesta

Pd, il ritorno di Penati: un partito supermarket dove c'è tutto, io sto con Emiliano

A quattro anni dalle dimissioni da consigliere regionale per l'inchiesta che lo vedeva indagato, e dopo l'assoluzione arrivata con la rinuncia alla prescrizione, Filippo Penati torna in campo al fianco di Michele Emiliano, nella corsa alla segreteria Pd

MILANO - A quattro anni dalle dimissioni da consigliere regionale per l'inchiesta che lo vedeva indagato, e dopo l'assoluzione arrivata con la rinuncia alla prescrizione, Filippo Penati torna in campo. E lo fa al fianco di Michele Emiliano, nella corsa alla segreteria Pd. «Non mi sono mai allontanato dal Pd, l'ho sempre votato, ma non sono iscritto: mi sto riavvicinando grazie ad Emiliano», spiega in conferenza stampa a Milano, e «se non ci fosse stata la sua candidatura non sarei andato con gli scissionisti, sarei rimasto a guardare».

Perché non Orlando?
Ma perché Emiliano, e non Orlando, cui lo lega la comune provenienza dai Ds? «Michele è l'elemento di maggiore discontinuità: non vorrei che si cambiasse il guidatore», con la eventuale vittoria di Orlando, «ma per lasciare le cose come stanno». A giudizio di Penati, «il Pd ha bisogno di una rigenerazione, di capire se stesso e la propria missione. Ho sentito dire da Renzi che Bandiera Rossa è una cosa da macchietta, io dico che è uno dei simboli dell'impegno di tantissimi per una maggiore giustizia sociale. Ci vuole rispetto per questi sentimenti e c'è bisogno che questo pensiero trovi casa nel Pd».

«Nessun dialogo nel PD»
Ma oggi, dopo tre anni di segreteria Renzi, «nel Pd non c'è possibilità di dialogo: c'è un partito supermarket dove c'è dentro di tutto. Questa cosa è finita il 4 dicembre. L'Italia ha bisogno di un Pd forte e il Pd per essere forte ha bisogno di una grande discontinuità: ed Emiliano è l'unico che la rappresenta».