21 ottobre 2019
Aggiornato 22:30
Immigrazione

Un dossier per fare chiarezza sul decreto immigrazione: cosa cambia davvero tra Sprar, centri di accoglienza e diritto d'asilo

Lo Sprar continua ad esistere ma cambia nome, la protezione umanitaria ecco come e quando verrà concessa

Migranti a Roma
Migranti a Roma ANSA

ROMA - «Lo SPRAR continua ad esistere, con la sua nuova denominazione: Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI)». Lo rende noto il dossier diffuso oggi dal Viminale per illustrare i cambiamenti apportati dal nuovo decreto immigrazione, divenuto legge il 1 dicembre. «Viene infatti mantenuta e confermata la sperimentata e proficua modalità di accoglienza integrata che vede i sindaci protagonisti nella proposizione e definizione delle progettualità» scrive il Viminale. La rete degli enti locali aderenti allo SPRAR è «notevolmente» cresciuta e, ad oggi, il SIPROIMI conta su 877 progetti finanziati, per 35.881 posti, con 1.825 comuni interessati e con più di 27 mila persone in accoglienza. I cambiamenti oggi previsti - precisa il dossier - si inquadrano nell'ambito di una rivisitazione complessiva del sistema di accoglienza, in un'ottica di ottimizzazione e di razionalizzazione dei servizi da assicurare ai richiedenti asilo, riservando le attività di integrazione e di inclusione sociale ai soli beneficiari di protezione internazionale.

Nessuna modifica alla permanenza nei centri di accoglienza
Le nuove norme - chiarisce il Viminale - non hanno apportato modifiche in ordine alla possibilità di permanenza nel sistema della prima accoglienza (CARA, CAS, ecc.) dei titolari di permesso umanitario. Infatti, già prima gli immigrati lasciavano la struttura all'atto della consegna materiale del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avviando un autonomo percorso di inserimento socio-lavorativo. Le uniche novità riguardano - per l'avvenire - la sola possibilità per gli «umanitari» di accedere ai percorsi integrativi del SIPROIMI, peraltro già prima limitati, comunque, ai posti disponibili, che ora viene riservata ai titolari di protezione internazionale nonché agli stranieri in possesso di permessi speciali. Ovviamente, coloro che hanno proposto un ricorso giurisdizionale avverso il provvedimento di diniego di riconoscimento dello status di protezione internazionale continueranno, come per il passato, a permanere in accoglienza fino alla decisione definitiva».

Invariate le tutele per chi fugge
Restano «invariate» le tutele per chi fugge perché perseguitato o discriminato, per chi corre il rischio di condanne a morte o di tortura, per chi rischia la vita per conflitti armati nel proprio Paese. Continua comunque ad essere tutelato chi versa in una condizione di particolare esigenza umanitaria. «Oggi vengono infatti previste e tipizzate specifiche situazioni che danno diritto, per quelle motivazioni, al soggiorno nel territorio nazionale» precisa il ministero dell'Interno Matteo Salvini. Il Viminale spiega che la strategia attuata a livello internazionale, volta al contenimento dei flussi migratori - con azioni di sostegno per lo sviluppo delle condizioni di vita nei Paesi d'origine - andava «opportunamente accompagnata», a livello interno, da una serie di misure, sempre nel rispetto delle garanzie riconosciute dalla nostra Costituzione e dalle tutele europee, per definire in modo puntuale e concreto l'accesso alla protezione internazionale, le regole dell'accoglienza e dare effettività ai rimpatri per coloro che non hanno diritto a rimanere nel territorio nazionale.  

-80% di sbarchi, ma restano 110mila domande di asilo
Ad oggi sono accolte più di 140.000 persone e sono in trattazione circa 110.000 domande di asilo in Italia: queste le cifre diffuse dal Viminale. «Le nuove norme - si legge - sono un importante tassello di una più ampia riforma della gestione del fenomeno migratorio, in un'ottica di rinnovato approccio alle evidenti criticità di questi ultimi anni caratterizzati dai consistenti arrivi. Nonostante l'attuale riduzione dei flussi (oggi -80% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), è infatti significativo il numero di immigrati che 'insiste' nel nostro territorio, sia per l'elevato numero di sbarchi del passato che per la prolungata presenza di richiedenti asilo, con un forte impatto sui territori».

Quando viene concessa la protezione umanitaria
Nel nuovo provvedimento sull'immigrazione la protezione umanitaria continua ad esistere ma viene ora concessa in presenza di «ben definite circostanze», a differenza del passato laddove veniva riconosciuta sulla base della generica previsione di «seri motivi di carattere umanitario» dai contorni «indefiniti». L'«ampia discrezionalità», insieme ad una interpretazione «estensiva» della giurisprudenza aveva portato - spiega il ministero dell'Interno, ad una applicazione così eterogenea che contrastava addirittura con la stessa ratio giuridica della tutela, che comunque presupponeva casi di eccezionale e temporanea gravità.

Il paradosso che si era creato
Nel tempo si era così determinata una situazione paradossale: un altissimo numero di permessi di soggiorno per cosiddetti motivi umanitari, comprensivi delle più svariate ipotesi, che comunque non hanno portato all'inclusione sociale e lavorativa dello straniero: infatti, su circa 40.000 tutele umanitarie riconosciute dalle commissioni territoriali negli ultimi tre anni poco più di 3.200 sono state le conversioni in permessi di lavoro e circa 250 in ricongiungimenti familiari. La gran parte degli immigrati sono rimasti in Italia «inoperosi, senza concrete prospettive di stabilizzazione e di inclusione sociale, con il forte rischio di cadere in percorsi di illegalità».

Il diritto d'asilo rimane «integro»
«I diritti che invece oggi vengono assicurati sono concreti e reali»: restano legittimamente le vittime di tratta, le vittime di violenza domestica o di grave sfruttamento lavorativo, chi versa in condizioni di salute di eccezionale gravità, chi non può rientrare nel proprio Paese perché colpito da gravi calamità, chi compie atti di particolare valore civile, nonché coloro i quali, pur non avendo i requisiti per il riconoscimento di una forma di protezione internazionale, corrono comunque il rischio, in caso di rimpatrio, di subire gravi persecuzioni o di essere sottoposti a torture, spiega il ministero. Con le nuove norme sull'immigrazione, «il diritto di asilo rimane integro nel suo valore costituzionale». Le commissioni territoriali, in presenza delle condizioni previste dalla legge, che non sono state modificate, potranno riconoscere lo status di rifugiato o di protezione sussidiaria; il questore potrà rilasciare il permesso di soggiorno per esigenze di carattere umanitario nelle circostanze precedentemente illustrate. Non ci sono mutamenti per quanto concerne la possibilità e i modi di presentazione della domanda di asilo, né sono cambiate le garanzie assicurate al richiedente per l'intero procedimento; «anzi, le innovazioni apportate rendono più veloce il riconoscimento dello status in favore di chi ne ha diritto».

Procedure più veloci per chi ne ha davvero diritto
Non solo: c'è anche la previsione di procedure accelerate per chi proviene da Paesi di origine sicuri, nei quali è garantito il rispetto delle Convenzioni internazionali sui diritti umani, ovvero per chi presenta o ripresenta la domanda di asilo al solo scopo di impedire o ritardare il rimpatrio, il che rende possibile definire immediatamente le situazioni di coloro che hanno presentato domande pretestuose, con i connessi provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale. Conseguentemente, riducendosi il numero dei richiedenti asilo in attesa di valutazione, le commissioni potranno velocizzare la trattazione e quindi la decisione, riconoscendo l'asilo a chi ne ha diritto in tempi decisamente più brevi rispetto ai circa due anni attuali.