17 dicembre 2018
Aggiornato 11:33

«Italiani incattiviti, se la prendono con i migranti»: lo dice il Censis

L'ultimo rapporto sulla situazione sociale del Paese fotografa una situazione di rabbia e di spavento per la mancata ripresa: «L'Italia è preda di un sovranismo psichico»

Un momento del corteo antirazzista e pro accoglienza dei migranti a Firenze
Un momento del corteo antirazzista e pro accoglienza dei migranti a Firenze (Claudio Giovannini | ANSA)

ROMA«L'Italia è preda di un sovranismo psichico», gli italiani sono spaventati e arrabbiati per la mancata ripresa e i migranti diventano il capro espiatorio. È la fotografia di un Paese «incattivito» che emerge dal 52° rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. Per il 75% degli italiani gli immigrati, segnala il Rapporto, fanno aumentare la criminalità, per il 63% sono un peso per il nostro sistema di welfare. Solo il 23% degli italiani ritiene di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori. E il 67% ora guarda il futuro con paura o incertezza. Il potere d'acquisto delle famiglie ancora giù del 6,3% rispetto al 2008. E ancora emergenza lavoro: scompaiono i giovani laureati occupati (nel 2007 erano 249 ogni 100 lavoratori anziani, oggi sono appena 143).

La ripresa non arriva
Per il rapporto «il sovranismo psichico» ha quindi ragioni sociali ed economiche, e dopo il rancore è arrivata «la cattiveria». «La delusione per lo sfiorire della ripresa e per l'atteso cambiamento miracoloso ha incattivito gli italiani», avverte il Censis, aggiungendo: «Ecco perché si sono mostrati pronti ad alzare l'asticella. Si sono resi disponibili a compiere un salto rischioso e dall'esito incerto, un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d'ora si era visto da così vicino, se la scommessa era poi quella di spiccare il volo». Da qui le scelte politiche nuove: «Non importa se si rendeva necessario forzare gli schemi politico-istituzionali e spezzare la continuità nella gestione delle finanze pubbliche. È stata quasi una ricerca programmatica del trauma, nel silenzio arrendevole delle elite, purché l'altrove vincesse sull'attuale». Per il Censis siamo di fronte ad «una reazione pre-politica con profonde radici sociali, che alimentano una sorta di sovranismo psichico, prima ancora che politico. Che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria, dopo e oltre il rancore, diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare».

Il cambiamento non si vede
Perché tutto questo? Per il rapporto del Censis «il processo strutturale chiave dell'attuale situazione è l'assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive». Infatti «l'Italia è ormai il Paese dell'Unione europea con la più bassa quota di cittadini che affermano di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori: il 23%, contro una media Ue del 30%, il 43% in Danimarca, il 41% in Svezia, il 33% in Germania». E non pare esserci più speranza per un futuro migliore: «Il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l'89% di quelle a basso reddito sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita». Molta delusione anche per il promesso cambiamento, sottolinea il Censis: «Il 56,3% degli italiani dichiara che non è vero che le cose nel nostro Paese hanno iniziato a cambiare veramente. Il 63,6% è convinto che nessuno ne difende interessi e identità, devono pensarci da soli (e la quota sale al 72% tra chi possiede un basso titolo di studio e al 71,3% tra chi può contare solo su redditi bassi)». Da tutto questo deriva «la insopportazione degli altri che sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili». Così «le diversità dagli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: il 69,7% degli italiani non vorrebbe come vicini di casa i rom, il 69,4% persone con dipendenze da droga o alcol. Il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani, quota che raggiunge il 57% tra le persone con redditi bassi». Questi, avverte il Censis , «sono i dati di un cattivismo diffuso che erige muri invisibili, ma spessi» e «rispetto al futuro, il 35,6% degli italiani è pessimista perché scruta l'orizzonte con delusione e paura, il 31,3% è incerto e solo il 33,1% è ottimista».

Voglia di sicurezza
In Italia c'è un «bisogno radicale di sicurezza che minaccia la società aperta». I dati parlano chiaro: «Il 63% degli italiani vede in modo negativo l'immigrazione da Paesi non comunitari (contro una media Ue del 52%) e il 45% anche da quelli comunitari (rispetto al 29% medio)». E «i più ostili verso gli extracomunitari sono gli italiani più fragili: il 71% di chi ha più di 55 anni e il 78% dei disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori. Il 58% degli italiani pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali, il 63% che rappresentano un peso per il nostro sistema di welfare e solo il 37% sottolinea il loro impatto favorevole sull'economia. Per il 75% l'immigrazione aumenta il rischio di criminalità». E a fronte di questa situazione cosa attendersi per il futuro?: il 59,3% degli italiani è convinto che tra dieci anni nel nostro Paese non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse.