18 dicembre 2018
Aggiornato 17:30

Brunetta gela il governo: «Perché reddito di cittadinanza e quota 100 salteranno»

Per raggiungere l'accordo con l'Unione europea «servono correzioni per 50 miliardi nei prossimi tre anni, non bastano decimali», spiega il politico di Forza Italia

Il capogruppo alla camera di Forza Italia Renato Brunetta davanti a palazzo Chigi
Il capogruppo alla camera di Forza Italia Renato Brunetta davanti a palazzo Chigi (Angelo Carconi | ANSA)

ROMA – Un piccolo aggiustamento non basta: la manovra finanziaria va riscritta da cima a fondo. Ovvero, bisogna rinunciare al reddito di cittadinanza e alla quota 100 sulle pensioni, le misure simbolo dei due partiti di maggioranza, rispettivamente Movimento 5 stelle e Lega. È una provocazione economica, ma soprattutto politica, quella che lancia il deputato di Forza Italia Renato Brunetta: «Sulla stampa nazionale sta continuando a passare l'idea che, per evitare la procedura di infrazione per debito eccessivo, sia sufficiente che il governo Conte riduca il rapporto deficit/Pil per il 2019 di qualche decimale di punto, al 2,0% o all'1,9% – scrive in una nota il responsabile della politica economica degli azzurri – Chi sostiene questo non ha ancora capito, o finge di non capire, che la Commissione europea ha chiesto all'Italia uno sforzo ben più consistente di qualche decimale, e che il vero obiettivo è quello di rivedere scritto il pareggio di bilancio strutturale».

Ce lo chiede l'Europa
L'ex ministro del governo Berlusconi interpreta così la richiesta, da parte dell'Europa, di presentare una nuova bozza della legge di bilancio: proprio perché pretende nero su bianco, da parte dell'esecutivo gialloverde, un impegno a ridurre il debito in maniera definitiva nel corso dei prossimi anni. Per questo rimandare le spese più consistenti non sarebbe comunque sufficiente: «Anche abbassare il deficit nominale all'1,9% nel 2019 sarebbe irrilevante – prosegue Brunetta – se questa riduzione fosse ottenuta solamente con una correzione una tantum, o posticipando di qualche mese l'introduzione del reddito di cittadinanza o della 'quota 100'. Infatti, anche introducendo queste misure a partire soltanto da giugno, come è stato scritto, risolverebbe forse il problema per il prossimo anno, ma non contribuirebbe in alcun modo ad abbassare il saldo strutturale per gli anni successivi, fallendo quindi l'obiettivo del pareggio a fine triennio. Il governo ha infatti scritto nel suo piano programmatico della nota di aggiornamento al Def un rapporto deficit/Pil del 2,1% per il 2020, che sale al 2,9% se si considerano i 13,6 miliardi di aumenti Iva ancora da sterilizzare e sul 2021 all'1,8%, che sale al 2,7% se si considerano i 15,7 miliardi sempre dell'aumento dell'Iva».

Decine di miliardi di tagli
Insomma, ribadisce il politico forzista, i risparmi da ottenere sulla finanziaria sono davvero consistenti: «Facendo i calcoli, per fare 1,6-1,9% nel 2019; 0,8-1,2% sul 2020; 0,4-0,6% sul 2021; la manovra deve essere corretta di 8,75-15 miliardi nel 2019; 15,75-22,75 miliardi nel 2020 e 21-24,5 miliardi nel 2021. Sempre nell'ipotesi di mantenere le clausole di salvaguardia sull'Iva pari a 13,6 miliardi nel 2020 e a 15,7 miliardi nel 2021. Con queste cifre, si può quindi arrivare ad una correzione 'monstre' pari a 55 miliardi nel prossimo triennio. Questi i numeri, questi i fatti, questa la realtà. Il tutto in un quadro congiunturale di recessione. Dire che si troverà l'accordo con l'Europa senza cambiare nulla, sia sui saldi, sia sul reddito di cittadinanza e su quota 100, è semplicemente da irresponsabili», conclude Brunetta.