13 dicembre 2018
Aggiornato 05:30

«Luigi non sapeva, chiedo scusa»: il video del papà di Di Maio in difesa del figlio

Antonio Di Maio in un video su Facebook torna a chiarire la posizione della sua famiglia rispetto alle inchieste giornalistiche

NAPOLI - «Non voglio discolparmi se ho fatto errori ma da padre a figlio voglio dire a Luigi che mi dispiace per tutto quello che sta passando e lo incoraggio ad andare avanti perché credo stia facendo il bene del paese contro tutto e tutti». Così Antonio Di Maio in un video su Facebook, in cui torna a chiarire la posizione della sua famiglia rispetto alle inchieste giornalistiche. «Non potendo attaccare l’onestà, la trasparenza e il coraggio di Luigi sono partiti attacchi spropositati contro la sua famiglia pur di screditarlo e togliergli la voglia di andare avanti, cosa che, conoscendo mio figlio, sono sicuro non succederà», prosegue il padre del vicepremier. «Chiedo scusa per gli errori che ho commesso, chiedo scusa alla mia famiglia per i dispiaceri che hanno provato, e chiedo scusa anche agli operai che hanno lavorato senza contratto per la mia azienda anni fa».

«Sono un piccolo imprenditore che ha commesso degli errori»
Luigi Di Maio secondo il padre dunque non era a conoscenza dei lavoratori impiegati in nero nell'azienda del papà. Lo ribadisce lo stesso Antonio: «Sentivo il dovere di scrivere. Mi dispiace per mio figlio Luigi che stanno cercando di attaccare ma, come ho già detto, lui non ha la minima colpa e non era a conoscenza di nulla»«Sono un piccolo imprenditore che ha commesso degli errori», ripete più volte, cercando di allontanare ogni ombra da suo figlio. Quanto a quel presunto debito che l’Agenzia di Riscossione (prima Equitalia) non ha mai riscosso in dieci anni, lui ricostruisce: «Non esiste nessuna elusione fraudolenta. Nel 2006 ho deciso di chiudere la mia azienda per debiti tributari e previdenziali che non ero in grado di pagare. Non vi era altra strada che chiudere. Ma non ho sottratto i miei beni alla garanzia dei creditori».

Luigi come un pericoloso criminale
«Luigi a volte mi ha dato una mano in azienda come tanti figli e tanti documenti lo provano. Sono orgoglioso dei miei figli e di Luigi - racconta ancora Antonio Di Maio -. Quando la polizia municipale è venuta a controllare il capannone sul terreno di proprietà mia e di mia sorella l’area è stata sorvolata da un drone, come la nostra casa. C’erano telecamere e giornalisti ovunque: mi sembra un trattamento che si riserva a un pericoloso criminale e mi dispiace per i miei vicini e per tutto il paese». «Ammetto che nel cortile ho lasciato dei mattoni e dei sacchi con materiale edile: anche in questo caso se ho sbagliato me ne assumo la responsabilità ma essendo proprietà privata non pensavo questo fosse un reato ambientale», conclude il padre del leader M5s.