16 dicembre 2018
Aggiornato 17:30

Parla il padre di Di Maio: “Luigi attaccato con ferocia. Ecco la verità"

Al Corriere della Sera le parole di Antonio Di Maio, il padre del vice presidente del Consiglio, dopo il caso sui lavoratori in nero nell’azienda di famiglia

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

NAPOLI - «Le mie responsabilità non possono ricadere sui miei figli». Parla al Corriere della Sera Antonio Di Maio, il padre del vice presidente del Consiglio e leader politico dei Cinque Stelle, dopo il caso sui lavoratori in nero nell’azienda di famiglia e il sequestro di alcuni beni su terreni di loro proprietà. «Le due vicende sono totalmente differenti», puntualizza a chi gli fa notare analogie con il caso del padre di Matteo Renzi, «Mio figlio, giustamente, ha preso le distanze dagli errori che ho commesso, ha garantito subito la massima trasparenza presentando tutte le carte. Non si è sottratto alle domande, non ha fatto nulla per favorirmi o nascondere fatti e ha fatto bene. Lo conosco, è mio figlio, non avrebbe potuto avere altro comportamento perché è una persona onestà».

"Luigi attaccato con ferocia»
C’è però chi ha chiesto le dimissioni del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economica. «E’ la cosa che mi dispiace di più», prosegue Antonio Di Maio nell’intervista. «Hanno attaccato Luigi con una ferocia spropositata. Stanno cercando di colpirlo ma lui non ha la minima colpa. Non era a conoscenza di nulla. Tornare indietro non si può, ma se potessi riavvolgerei il nastro per non ripetere gli errori del passato. Questo non è possibile quindi posso solo dire che mi dispiace». Di Maio ha raccontato nei giorni scorsi che per anni non ha parlato col padre. «Mi spiace che in passato ci siano state delle incomprensioni che per fortuna con il tempo abbiamo superato. Penso possa accadere tra un padre ed un figlio» chiarisce Antonio. 

L'ammissione
Nelle carte ammette di aver pagato in nero alcuni operai, ma in famiglia, dice, non l'ha mai raccontato. «Sì e mi dispiace. Come papà ho sempre cercato di tutelare la mia famiglia. Ho affrontato i momenti difficili da solo, senza parlarne con i miei familiari perché non volevo si preoccupassero. Sono pronto a rispondere dei miei errori. Ma dovete lasciar stare la mia famiglia, i miei figli che non c’entrano nulla con tutto questo. Quando si commettono degli errori li si nasconde ai propri figli perché si ha paura che possano perdere la stima nei tuoi confronti. Io volevo che i miei figli fossero orgogliosi del loro papà. E ora non so se è così ed è la cosa che mi fa più male».