17 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Decreto Salvini, le associazioni sul piede di guerra: «Incostituzionale, Mattarella non firmi»

Le realtà che si occupano di accoglienza dei migranti, ma anche di antimafia, protestano contro l'approvazione del dl sicurezza: dalla Caritas a Libera

Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini durante le dichiarazioni di voto finale per il decreto sicurezza
Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini durante le dichiarazioni di voto finale per il decreto sicurezza (Claudio Peri | ANSA)

ROMA – Non c'è solo l'opposizione di centrosinistra in parlamento a protestare contro il decreto sicurezza, approvato in via definitiva ieri alla Camera. Anche una serie di associazioni di volontariato e di solidarietà che, a vario titolo, si occupano di accoglienza e assistenza ai migranti hanno infatti fatto sentire fortemente la loro voce, esprimendo preoccupazione per il potenziale impatto sociale del provvedimento voluto dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Una di queste è la Caritas italiana: «Nei territori stiamo registrando situazioni che destano un certo allarme – ha detto il responsabile delle politiche migratorie e la protezione internazionale della Caritas italiana, Oliviero Forti, in un'intervista al Tg2000 e a inBlu Radio – Le persone stanno uscendo dai centri senza nessuna prospettiva. C'è il rischio che cadano in una irregolarità profonda, cosa che incredibilmente voleva superare il decreto e per la quale invece probabilmente la soluzione sarà molto diversa».

L'appello al presidente della Repubblica
Terre des Hommes esprime «forte preoccupazione per le conseguenze del decreto sicurezza sui minori stranieri non accompagnati, una categoria di migranti particolarmente vulnerabile che viene gettata in un'inaccettabile incertezza sia giuridica che sociosanitaria dal combinato delle diverse disposizioni della nuova legge». Presente in Sicilia da sette anni con il progetto Faro, di supporto psicologico e psicosociale proprio ai minori stranieri non accompagnati, l'associazione si appella addirittura al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, «affinché non firmi il decreto e si possa tornare a un confronto parlamentare che dia ancora una speranza di riscatto a migliaia di minori e giovani migranti, assicurare la piena protezione dei minori migranti ed eviti il rischio di emarginazione e disagio psicofisico, che può sfociare in tragedie o nell'allontanamento dal sistema d'accoglienza per finire nelle mani delle reti criminali».

Per Libera tradisce la Costituzione
Il dl sicurezza, però, non va giù nemmeno a Libera, l'associazione antimafia fondata da Don Ciotti: «Un decreto che tradisce i principi della nostra Costituzione – lo definiscono in una nota – tradisce i diritti umani e che abbassa ulteriormente il grado di umanità nel nostro paese. Queste misure hanno l'evidente scopo di ostacolare l'accoglienza e rendere plausibili, anche sulla base di un'informazione tendenziosa o apertamente manipolata, azioni che trascendono ogni limite etico, ogni senso minimo di umanità». Secondo Libera, oltre all'immigrazione, il provvedimento del governo influirà anche sulla lotta alla criminalità organizzata: «È stata introdotta per la prima volta in Italia la vendita dei beni immobili confiscati ai privati. Così non si fa altro che favorire i clan, che potrebbero riacquistare i beni tramite prestanomi e riciclare i patrimoni e le ricchezze accumulate illecitamente. Vigileremo e faremo battaglia: non vendiamo quei beni confiscati che creano opportunità e rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile e responsabile, onesta e coraggiosa, come dimostrano le oltre 800 realtà dell'associazionismo, del volontariato e della cooperazione sociale impegnate in tutta Italia nella loro concreta restituzione alla collettività». Tra le realtà contrarie al decreto vale la pena di citare anche l'Associazione nazionale partigiani italiani, che ha invocato una «resistenza civile».