17 dicembre 2018
Aggiornato 11:18

Meloni spinge il governo allo scontro con l'Europa: «Ma non con questa manovra»

La presidente di Fratelli d'Italia ritiene non abbastanza coraggiosa la legge di Bilancio. E sul decreto sicurezza: Insufficiente, il problema si chiama M5s

La presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni
La presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni (Massimo Percossi | ANSA)

ROMA – Sì allo scontro con l'Unione europea, no alla manovra finanziaria proposta dal governo Conte. È duplice il giudizio della presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. Da un lato accoglie positivamente l'iniziativa della maggioranza di opporsi ai diktat comunitari, dall'altro però valuta come troppo timida e poco incisiva la legge di bilancio sulla quale M5s e Lega hanno aperto la trattativa con Bruxelles. «Io penso che sia ormai più attendibile il mago Otelma dei commissari europei – afferma Meloni, parlando a margine di un'iniziativa a Pordenone – Mi dispiace solo che questo governo abbia scelto di aprire il conflitto con l'Unione europea su una manovra che è inadeguata per quel conflitto. Io sono pronta al conflitto, ma voglio una manovra che abbia coraggio veramente: una manovra che dica meno tasse, meno burocrazia, adesso rimettiamo i nostri prodotti, il nostro made in Italy al centro dell'attenzione della politica, facciamo il nostro interesse nazionale e se non vi sta bene è un problema vostro».

La legge di bilancio non è adeguata
La reazione dura della Commissione europea non sembra invece spaventare la leader di Fdi, che ritiene imminente un cambio di linea a livello continentale in coincidenza con le prossime elezioni di maggio: «Vedo la prospettiva di una grande rivoluzione e non mi stupisce che ci siano dei colpi di coda di un sistema moribondo che obiettivamente ha pochi mesi e né mi preoccupano le minacce che l'Europa fa», ha aggiunto. In occasione del suo incontro in Friuli Venezia Giulia, Meloni ha affermato la sua vicinanza al tessuto imprenditoriale italiano, che a suo parere non è sufficientemente tutelato dalle misure presenti nella manovra del governo gialloverde. Proprio in questo senso il suo partito ha presentato degli emendamenti specifici: «Siamo venuti qui – ha detto ancora – a portare solidarietà, ma anche sostegno e proposte, nel cuore dell'Italia produttiva a un mondo che è abbandonato da una manovra economica che spende e spande sulla pelle di chi lavora. Fratelli d'Italia è schierata al loro fianco. Andate a spiegare qui a un imprenditore che lavora 18 ore al giorno che gli aumenteranno le tasse per pagare il reddito di cittadinanza al padre di Luigi Di Maio. Penso che non si possa chiedere questo a questo mondo. Noi chiediamo uno shock fiscale, chiediamo infrastrutture, chiediamo meno burocrazia: stiamo facendo una battaglia senza quartiere contro l'obbligo della fatturazione elettronica che massacra particolarmente la piccola impresa. Le nostre proposte sono al vaglio del parlamento. Per la manovra speriamo che gli amici della Lega rinsaviscano e ci aiutino ad approvarle».

Sicurezza, è un primo passo
Più favorevole è invece la posizione di Giorgia Meloni riguardo al decreto sicurezza, all'indomani dell'approvazione da parte della Camera. Ma anche su questo tema è convinta che si potrebbe fare di più: «Secondo me è un primo passo – spiega – Noi abbiamo da sempre detto che ci sarebbe stato il sostegno di Fratelli d'Italia perché quando si tratta di bloccare l'immigrazione e di garantire sicurezza i nostri voti ci sono sempre. Però non abbiamo fatto mistero di considerare il decreto insufficiente, nel senso che la necessità del compromesso con il Movimento 5 Stelle, che è sostanzialmente un movimento di sinistra, ha impedito che alcune proposte di buon senso che pure Fratelli d'Italia ha presentato venissero discusse. Noi ad esempio avevamo proposto lo sgombero dei campi nomadi entro il 2019, l'introduzione del reato di integralismo islamico, più pene per chi aggredisce le forze dell'ordine: una serie di proposte di buon senso che purtroppo non è stato possibile accogliere».