16 dicembre 2018
Aggiornato 19:00

Le Iene portano a Conte la petizione per modificare il decreto sicurezza: ecco cosa prevede l'emendamento 6

Le Iene hanno portato al premier Giuseppe Conte la loro petizione per aggiungere un emendamento al Decreto Sicurezza che aiuti i migranti che vogliono integrarsi davvero

ROMA - Le Iene hanno portato al premier Giuseppe Conte la loro petizione per aggiungere un emendamento al Decreto Sicurezza che aiuti i migranti che vogliono integrarsi davvero, sull’esempio dell’Accademia di Bergamo. Prima Giulio Golia aveva raccontato l'esempio dell’Accademia dell’integrazione di Bergamo, poi il programma di Mediaset ha lanciato su Change.org la petizione: «Immigrazione: diamo una possibilità a chi se la merita» per sostenere un emendamento al Decreto Sicurezza lanciato dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), che permetterebbe di avere una legge che garantisca più sicurezza e che aiuti appunto i migranti che vogliono integrarsi davvero. Giulio Golia ha portato la petizione, che è indirizzata proprio a lui, direttamente al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo che oltre 120 mila persone l’hanno già firmata. Conte ha preso la petizione e ha promesso: «La valuterò e la terrò in considerazione».

Cosa non va del decreto, secondo loro
Così com’è, scrivono Le Iene nella loro petizione, il decreto abolisce la concessione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari. Gli immigrati irregolari nel nostro paese ora sono 500 mila. Con questa abolizione, secondo le stime, diventeranno più di 600 mila nel giro di due anni. 600 mila irregolari che non potranno essere rimpatriati e che, non potendo avere contratti di lavoro regolari, "non avranno possibilità di integrazione e finiranno a chiedere l’elemosina per strada o a delinquere". Secondo le statistiche infatti un immigrato irregolare delinque 20 volte di più di un immigrato regolare. Perché - questa la proposta de Le Iene - non permettere a questi ragazzi, che stanno dimostrando impegno e volontà ad integrarsi, di avere un permesso di soggiorno che permetta loro di lavorare onestamente nel nostro paese? Perché rischiare di farli delinquere quando esiste un’ottima alternativa? 

Cosa propone l'Anci
L’Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, ha proposto un emendamento (Emendamento 6) al Decreto Sicurezza, già approvato in Senato, che nei prossimi giorni sarà discusso e votato alla Camera. Se venisse approvato l’emendamento, si permetterebbe di diminuire il numero di irregolari, dicono, sul nostro territorio dando una possibilità a quelli che se lo meritano. A quelli, cioè, che vogliono integrarsi davvero: imparando la nostra lingua, la nostra cultura, le nostre regole, che hanno frequentato con un successo un corso di formazione, che stiano frequentando un tirocinio e che stiano lavorando regolarmente.

Cosa dice l'emendamento 6? 
Ma ecco cosa dice nel dettaglio l'emendamento proposto dall'Anci: ​​​​​​​"Qualora la Commissione territoriale non accolga la domanda di protezione internazionale ma verifichi che il richiedente asilo si sia distinto per comprovata volontà di integrazione, trasmette gli atti al Questore per il rilascio di un permesso speciale di soggiorno». E ancora: "Ai fini del rilascio, il Questore verifica la sussistenza delle seguenti condizioni: a) possesso di certificazione di apprendimento della lingua italiana equivalente almeno al livello A2; b) possesso di regolare contratto di lavoro ovvero di documentazione attestante che sia in corso di svolgimento un tirocinio formativo; c) possesso di una certificazione che attesti l’avvenuto svolgimento di almeno 100 ore di volontariato, rilasciata dall’ente per il quale abbia svolto il servizio. Tale permesso di soggiorno ha durata pari al tirocinio o al contratto di lavoro incrementata di sei mesi, convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo o subordinato. Tale permesso può essere rilasciato anche in pendenza di eventuale ricorso avverso la decisione della Commissione territoriale, qualora il Questore verifichi il ricorrere delle condizioni di cui al precedente periodo».