18 dicembre 2018
Aggiornato 17:30

Di Maio suona l'allarme: «Dall'Ue attacco politico senza precedenti»

Il vicepremier in un'intervista al quotidiano spagnolo El Paìs: «Il loro problema è che la nostra manovra salva cinque milioni di persone senza lavoro»

Il vicepremier e capo politico del M5s Luigi Di Maio
Il vicepremier e capo politico del M5s Luigi Di Maio (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

ROMA - La posizione della Ue sulla manovra italiana «dipende dalla natura politica di questo governo. Dal fatto di trovarci in un momento storico dove alcune forze politiche non sopravviveranno alle elezioni europee: i cittadini daranno un segnale di cambiamento a tutto l’establishment europeo a maggio». Luigi Di Maio, vicepremier e capo politico del M5s, in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais, analizza la situazione dopo la bocciatura della manovra da parte dell'Ue. Una bocciatura, secondo il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, quindi, tutta politica: «Il giorno dopo la formazione del governo abbiamo già cominciato a ricevere gli attacchi dei Commissari dell’Ue. Non è facile pensare che possa essere una questione di merito e non di pregiudizio». 

«Non sono i nostri toni il problema dell'Ue»
Una posizione, quella dell'Ue, che secondo Di Maio non può dipendere dai toni usati da lui o Salvini: «Il mio tono prima delle elezioni e quello di ora è lo stesso. E quello di Salvini, direi che è persino diminuito. Cambiare ciò che siamo sarebbe ipocrita e non appartiene alla natura delle nostre forze politiche». Ma, avverte Di Maio, «l’opinione pubblica italiana non capirà come mai potrà essere attivata una procedura di questo tipo contro una Legge di Bilancio che, tra le altre cose, mette in salvo cinque milioni di persone senza lavoro e risarcisce tutti i truffati dalle banche; una legge che aiuterà le imprese con la Flat Tax». 

Le apertura dell'Italia, la chiusura di Bruxelles
Sul merito «Tria e Conte hanno fatto più che una apertura, la lettera che abbiamo mandato a Bruxelles non dice così o niente. Dice, siamo pronti a toccare una serie di punti che non sono quelli fondamentali». Il tono «è quello di sempre, ma è possibile che non piaccia come hanno votato gli italiani lo scorso 4 marzo. Fortunatamente sono gli italiani a decidere». Dunque, ribadisce il vicepremier M5s, delle possibili modifiche alla manovra durante l’iter parlamentare «nessuna potrà riguardare i punti cardine. Reddito di cittadinanza, 9 miliardi; legge sulle pensioni, 6.5 miliardi; truffati dalle banche, 1.5 miliardi; 1.2 miliardi per abbassare le tasse. I diritti non si toccano. Ma possiamo cercare nuovi ricavi». Ovvero, «non abbiamo ancora definito del tutto il taglio agli sprechi né attivato il piano di vendita degli immobili».