23 agosto 2019
Aggiornato 03:00
Manovra finanziaria

Reddito di cittadinanza e quota 100 non si toccano: il governo avverte l'Ue

Il vicepremier Di Maio da Palermo: «Cambiare ora significherebbe aver perso tempo cinque mesi». Poi nega qualsiasi tensione con il «collega» Salvini

Luigi Di Maio (sullo sfondo immagine di Matteo Salvini) durante la trasmissione della LA7 Piazza pulita
Luigi Di Maio (sullo sfondo immagine di Matteo Salvini) durante la trasmissione della LA7 Piazza pulita ANSA

ROMA - Su reddito di cittadinanza e modifica della riforma Fornero sulle pensioni con la quota 100 «non è ipotizzabile ridurre la platea». E «ridimensionare la legge Fornero o il reddito di cittadinanza significherebbe aver perso tempo cinque mesi. Noi abbiamo investito in queste due misure, che significa liberare posti di lavoro pensionando un po di persone e inserire in questi posti giovani e meno giovani formandoli con il reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza sta per arrivare. Stiamo portando avanti il progetto di creare le carte di credito, che funzioneranno come le normali carte, per 5-6 milioni di italiani». Da Palermo, durante la visita allo stabilimento Fincantieri dopo aver silurato il candidato Sindaco M5s a Bagheria che ha postato la sua foto insieme al nipote di Bernardo Provenzano, il vicepremier e leader M5s Luigi Di Maio conferma i paletti invalicabili che Giuseppe Conte ha ricevuto dal Movimento in vista del tentativo serale a Bruxelles di riaprire con la Commissione Ue un confronto sulla manovra italiana pesantemente bocciata.

Il rapporto tra il governo e l'Europa
«Abbiamo piena fiducia» dice Di Maio «nelle istituzioni europee», augurandosi che «capiscano che le nostre misure servono a far ripartire il Paese, a ridurre il gap tra Nord e Sud e, soprattutto, ad aiutare le persone che oggi, essendo in difficoltà, non fanno crescere la domanda interna». In ogni caso, «noi possiamo modificare la legge di bilancio sul taglio agli sprechi e lavoriamo agli asset non strategici per eliminare i costi». Ma «deve essere chiara una cosa: noi siamo arrivati qui per cambiare tutto e per farlo servono le misure che sono nella legge di bilancio».

Il rimpasto di governo
Di Maio assicura che su questo converge anche il ministro per le Politiche Ue Paolo Savona e definisce «surreale» il «tema del rimpasto che da noi non è mai stato da alcuno affrontato. Parlare di poltrone è surreale» ha detto il leader M5s «e il ministro Savona è quello che ha difeso di più la manovra» ed «è fondamentale per il nostro Governo. Questa squadra, che sta portando avanti una partita molto importante per gli italiani, deve continuare ad andare avanti cosi». Incluso, assicura Di Maio, il sottosegretario alla Presidenza leghista Giancarlo Giorgetti che «è un po' sotto attacco in generale dal sistema» afferma allontando da M5s i sospetti di muovere contro il braccio destro di Salvini «perché sta dando fastidio al Coni, che è stato il vero ministero dello Sport e che invece deve tornare a essere quello che è il suo ruolo».

Nessuno scontro con Salvini
Tanto meno, prosegue Di Maio, esistono nel Governo problemi di rapporti diretti fra lui e Matteo Salvini. «Ci fidiamo ciecamente l'uno dell'altro, stiamo lavorando fianco a fianco e più lavoriamo insieme più risolviamo problemi per l'Italia. Poi c'è sempre questo racconto per cui lui fa le cose per fregare me e io per difendermi dalle sue fregature. Ci sentiamo dieci volte al giorno, non ho motivo di dubitare di lui come lui di me. Questo rapporto si rafforzerà. Questo Governo serve a far vincere gli italiani, non una forza politica o un'altra. E dei sondaggi me ne frega il giusto».

La questione spread
Dulcis in fundo, lo spread. «Noi crediamo che lo spread possa scendere. Poi, ovviamente, Bankitalia è libera di dire quello che vuole, ma lo spread è risalto per poi scendere in serata». In ogni caso, «quando la manovra del popolo sarà approvata in via definitiva» si è detto certo Di Maio «le cose cambieranno: i mercati si tranquillizzeranno e avremo certezza per tre anni sulle spese e gli investimenti dello Stato. e, soprattutto, l'Italia ripartirà».