26 maggio 2020
Aggiornato 13:30
Editoria

I giornalisti rifiutano l'invito di Di Maio al ministero: «Prima deve chiedere scusa»

Di Maio apre a un tavolo di confronto sull'equo compenso e sul precariato. Ma i vertici di Fnsi e Cnog frenano. E la Lega rallenta sui tagli all'editoria

Il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio "accerchiato" dai giornalisti
Il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio "accerchiato" dai giornalisti ANSA

ROMA - Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha convocato FNSI e Ordine dei giornalisti ad un tavolo di confronto sull'equo compenso e sul precariato giornalistico. Nel ringraziare il ministro per l'invito, il segretario generale della FNSI, Raffaele Lorusso, e il presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, gli hanno fatto presente che «un confronto costruttivo fra il governo e gli enti dei giornalisti non può prescindere da un preventivo atto di pubblica ammenda degli insulti rivolti alla categoria». Lorusso e Verna hanno inoltre chiesto al ministro Di Maio di«"chiarire se il governo intenda favorire l'approvazione dell'emendamento sul superamento dei co.co.co» che rappresentano la forma più diffusa di sfruttamento del lavoro giornalistico «verso il lavoro dipendente, considerato che per ben due volte è stato proprio il governo a impedirne l'approvazione». 

«Prima del confronto il ministro si scusi»
Il maggiore sindacato di categoria, la Federazione nazionale della Stampa italiana, e il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti hanno prima chiesto le scuse del ministro Di Maio perché, sostengono, «il confronto deve avvenire in un quadro di reciproca legittimazione, di cui ad oggi non si intravvedono i contorni, considerata la volontà di allargare l'invito ad altre e non meglio identificate associazioni, fuori dai confini tracciati dalla legge sull'equo compenso». Ed è qui che lo scontro rischia di inasprirsi ulteriormente: «La legittimazione dovreste cercarla lavorando nell'interesse pubblico contrastando il conflitto d'interessi che esiste nella categoria» scrive su Twitter Manlio Di Stefano, sottosegretario M5S agli affari esteri. «Rifiutare il confronto fa il male dei giornalisti che dovreste rappresentare. Le porte si chiudono così come si aprono».

La Lega frena sui tagli all'editoria
E mentre il Movimento 5 stelle porta avanti la sua battaglia contro i tagli all'editoria, Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti della Camera e responsabile della Lega, tira il freno. «Lo voglio dire molto chiaramente, per me non esistono piccoli e grandi giornali. Esiste il pluralismo. E basta. Lo dico con la mente libera proprio al manifesto, che non è certo un giornale vicino alle nostre posizioni». Con queste parole la Lega boccia l’emendamento Varrica presentato dai 5 Stelle alla manovra: «Il taglio dei contributi diretti, se ci deve essere, deve essere molto graduale nel tempo, perché dietro le testate ci sono persone, aziende, famiglie, che non possono vivere nell’incertezza o con l’incubo di improvvise tagliole».
 

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