18 dicembre 2018
Aggiornato 22:00

«Salario minimo legale»: l'ultima ideona di Martina (contro il reddito di cittadinanza)

«Così combatterò il lavoro sottopagato», giura l'ex segretario di transizione, che ora si è candidato a tutti gli effetti alle primarie del Partito democratico

ROMA – Reddito di cittadinanza no, ma salario minimo legale sì. Ecco l'ultima ideona del Partito democratico: targata Maurizio Martina, che fino a ieri era segretario di transizione ma ora si è candidato a tutti gli effetti alle primarie: «Il salario minimo legale è una delle mie proposte: stabilire per legge che sotto una soglia di paga oraria non si scendeha dichiarato Martina ospite di Agorà, su Rai 3Una proposta per combattere il lavoro sottopagato: è una questione seria che apre un confronto anche con i sindacati». Già, proprio quei sindacati con cui il Pd, durante l'era Renzi (di cui Martina, vale la pena ricordarlo, era vicesegretario, oltre che ministro), aveva rotto violentemente. Ora che si candida per voltare pagina, l'ex ministro dell'Agricoltura fa autocritica: «Al governo in questi anni – ha aggiunto – abbiamo avuto sicuramente delle fasi in cui non abbiamo coltivato i rapporti con i corpi intermedi e questo è stato un errore».

Le accuse al governo Conte
Ma gli attacchi principali, ovviamente, non sono rivolti agli sbagli dei governi di centrosinistra, bensì all'esecutivo gialloverde: «Questo governo è totalmente irresponsabile. Sull'Europa – ha affermato – hanno armato una propaganda falsa. Nel maggio 2018 la Commissione europea certificava come credibile la situazione italiana. Ora, con questo governo, le previsioni sono pericolose. Ieri il premier Conte è venuto alla Camera e invece di affrontare il tema gravissimo della procedura di infrazione da parte dell'Europa, ha letto quattro paginette senza toccare il problema. L'Italia ha sempre trattato e anche litigato con l'Europa. Ma un conto è se vai al tavolo con fondamentali solidi, un conto se vai senza sapere le ricadute economiche delle tue scelte. Come stanno facendo Lega e 5 stelle».

Chi è più di sinistra
Quanto alle primarie, che al momento lo vedono terzo nei sondaggi dietro a Nicola Zingaretti e a Marco Minniti, Martina giura di essere più a sinistra dei suoi due principali rivali nella corsa per la leadership. «Dopodiché non credo che questo sia il tema rispetto al lavoro che dobbiamo fare», si affretta a precisare. Con un altro dei candidati, invece, Matteo Richetti (pure lui ex renziano di ferro, poi convertito), invece, Martina dimostra di avere un certo feeling: «Con Matteo Richetti c'è una sintonia particolare, non mi permetto di dire cosa devono fare gli altri, ma se ci fosse la possibilità di unire le forze si fa, perché no?».