15 dicembre 2018
Aggiornato 19:30

«Ora basta. Parliamo noi»: i migranti invitano i giornalisti nell'ex fabbrica Penicillina

Mercoledì 14 novembre gli occupanti hanno indetto una conferenza stampa nel luogo in cui è stato arrestato uno dei sospettati per la morte di Desireé

ROMA - «Tutti parlano di noi, ma nessuno parla con noi. Vogliamo l'evacuazione con una soluzione alternativa per tutti. La bonifica e il riutlizzo dello stabile. Siamo poveri, non criminale». I migranti che da anni vivono nell'ex fabbrica Peniccillina prenderanno per la prima volta parola pubblicamente in una conferenza stampa, «aperta a tutti i media», che si terrà mercoledì 14 novembre all'interno dell'occupazione finita sulle prime pagine di tutti i giornali dopo l'arresto, al suo interno, di uno dei sospettati per la morte di Desirée.

L'ex fabbrica Penicillina
Il caso dell’Ex fabbrica Penicillina è ormai al centro del dibattito politico nazionale. «Per questo, come abitanti abbiamo deciso di prendere parola per raccontare la verità su un caso di abbandono che dovrebbe far vergognare tutte le istituzioni». In questo che gli occupanti stessi definiscono «uno stabile mostruoso», dove ci sono rifiuti tossici e condizioni di vita a dir poco malsane, «un pericolo quotidiano per noi che ci abitiamo e per tutto il quartiere» si terrà la conferenza stampa. 

Parlano gli occupanti
«Noi non abbiamo scelto di vivere qui, ma siamo stati obbligati dalla povertà e dalla mancanza di alternative» spiegano gli occupanti. «Noi siamo colpevoli di essere poveri, siamo caduti in disgrazia e siamo entrati a gruppi, piano, piano, in questo stabile abbandonato, di cui abbiamo ripulito una piccola parte per poterci abitare». E come in tutti i luoghi marginali, «in tutti i luoghi di disperazione», spiegano, «ci sono anche persone che prendono una brutta strada, che rovinano con il loro comportamento tutta la nostra immagine». Quando la polizia e i carabinieri sono entrati nella struttura per fermare la persone indagata per l’omicidio di Desirèe «siamo stati noi a consegnarla alle forze dell’ordine», raccontano. «Questo non perché vogliamo passare come angeli, ma per dire che noi siamo pronti a fare la cosa giusta, ma non siamo pronti a diventare carne da macello, materiale per gli speculatori, che usano la nostra disgrazia per fare i loro interessi»

«Anche noi vogliamo andarcene da qui»
«Noi» spiegano in un video pubblicato su Facebook «siamo pronti a fare la cosa giusta, e siamo d’accordo con le realtà sociali e politiche del territorio che rivendicano da tanto tempo l’evacuazione, la requisizione e la bonifica di questo stabile, per ridarlo al territorio, al quartiere di San Basilio». Però - precisano - «non siamo pronti a morire di freddo, a vivere sotto a un ponte, a vedere calpestata ulteriormente la nostra dignità. Avere un posto dove dormire è un diritto umano, che deve essere garantito a tutte le persone di questo mondo»