18 novembre 2018
Aggiornato 18:00

Femministe in piazza contro la riforma del divorzio: ma cosa prevede davvero?

Il disegno di legge sull'affido condiviso, firmato dal senatore leghista Simone Pillon, ha sollevato una mobilitazione da parte dell'associazione Nonunadimeno
Il senatore della Lega, Simone Pillon, il presidente del World Congress of Families Brian Brown e Massimo Gandolfini, portavoce del comitato Difendiamo i nostri figli
Il senatore della Lega, Simone Pillon, il presidente del World Congress of Families Brian Brown e Massimo Gandolfini, portavoce del comitato Difendiamo i nostri figli (Alessandro Di Meo | ANSA)

ROMA – Da Bari a Bergamo, da Milano a Napoli, a Roma a Torino, Ravenna, Bologna: è in continuo aggiornamento la lista delle città dove domani si scenderà in piazza per manifestare contro il disegno di legge sull'affido condiviso firmato dal senatore leghista Simone Pillon. A fare il punto il sito di Nonunadimeno, che bolla il provvedimento come «una proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni. Il 10 novembre saremo in piazza in tutte le città d'Italia con la rete dei Centri anti-violenza per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell'insubordinazione femminista e transfemminista».

Come la spiega Pillon...
Ma cosa prevede questa legge così controversa? Garanzia di bigenitorialità, mediazione qualificata per le coppie che non sono capaci di trovare un accordo, assegno di mantenimento diretto e proporzionale: queste alcune delle novità inserite nella proposta dell'avvocato e fondatore del Family Day. «L’assegno coniugale non si tocca. La contribuzione per i bisogni del minore rimane caposaldo e sarà proporzionale alle capacità economiche dei due genitori, che però pagheranno direttamente le spese dei figli. Inoltre, non sarà toccata la normativa antiviolenza. Chi dice o scrive il contrario è in malafede o non si informa a dovere – ha spiegato Pillon durante la conferenza stampa con cui ha presentato il ddl di cui è primo firmatario – Con la riforma da noi pensata, il cui iter comincia oggi in commissione, le istanze del minore saranno punto fermo e bussola nella complicata gestione che una separazione comporta. Tempi paritetici di frequentazione, lotta ad ogni rifiuto genitoriale, mediazione qualificata per le coppie che non siano capaci di trovare da sole un accordo: questi insieme al mantenimento diretto e proporzionale, rappresentano i cardini della nostra proposta che vogliamo sì perfettibile ma scevra da ogni scontro ideologico. Un vero e proprio piano genitoriale, affinché i bambini non siano più costretti a scegliere tra mamma e papà e che non lasci ombre ed incomprensioni nell’educazione dei minori, irrinunciabile compito di entrambi i genitori e diritto dei minori», ha aggiunto il senatore del Carroccio.

...e come la criticano gli oppositori
L'associazione Nonunadimeno, che ha organizzato la mobilitazione generale di questo weekend, non la pensa ovviamente allo stesso modo. Anzi, se il disegno di legge sarà approvato, secondo loro, «sarà più difficile e costoso separarsi e bisognerà organizzare le proprie vite e la cura di figli e figlie secondo un contratto di diritto privato sottoscritto a seguito della mediazione familiare obbligatoria a pagamento. La 'bigenitorialità', così come intesa nella proposta di legge, non favorirà una condivisione della cura in base alle possibilità e ai desideri di entrambi i genitori, ma imporrà una rigida spartizione del tempo da passare con figli e figlie, che dovranno sottostare al 'piano genitoriale' redatto dal 'mediatore familiare'. A bambini e bambine non viene così riconosciuta alcuna possibilità di scelta o diritto di espressione. Pur invocando l'uguaglianza della 'responsabilità genitoriale', la proposta di legge non cerca di cancellare gli squilibri esistenti nella cura dei figli e nel lavoro produttivo e riproduttivo, ma al contrario li alimenta. L'assegno di mantenimento verrà abolito: chi si trova in una situazione di maggiore dipendenza economica e povertà, quasi sempre le donne, sarà sottoposta a un vero e proprio ricatto economico, affronterà la separazione o il percorso di liberazione dalla violenza domestica al prezzo di una crescente precarietà. Finché la violenza domestica non è 'comprovata' (come dice la proposta, senza ulteriori chiarimenti), bambini e bambine saranno costretti ad avere rapporti con il padre violento e una donna che denuncia la violenza subita dal marito, sarà facilmente sospettata di manipolare i figli contro il padre, rischiando di perdere la 'responsabilità genitoriale'. La scelta di libertà sarà resa ancora più pesante per le donne migranti il cui permesso di soggiorno è legato a quello dei mariti e sarà per tutte e tutti fortemente limitata da un sistema di welfare fortemente familistico e fondato sul matrimonio».