24 marzo 2019
Aggiornato 20:00
Governo Conte

«Madre» e «padre» al posto di «genitore 1 e 2»? Salvini avanti nonostante i no

Sia il Garante per la privacy che i Comuni stoppano la proposta di tornare alle diciture tradizionali. Ma il ministro dell'Interno insiste sulla sua «lotta di principio»

Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini durante la trasmissione Nemo
Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini durante la trasmissione Nemo ANSA

ROMA«Noi andiamo avanti, non esiste privacy che neghi il diritto ad un bimbo di avere una mamma e un papà». Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ribadisce la sua linea: l'intenzione è quella di reintrodurre le diciture «madre» e «padre» al posto delle attuali «genitore 1» e «genitore 2» sui moduli di richiesta della carta d'identità per i minori. Nonostante il parere negativo espresso dal Garante per la privacy, che era stato richiesto dallo stesso dicastero di Salvini, secondo il quale le definizioni tradizionali sarebbero troppo specifiche, perché rimandano all'idea che il padre sia un uomo e la madre una donna. Esistono invece «figure esercenti la responsabilità genitoriale – scrive l'authority – che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica 'padre' o 'madre'».

Salvini avanti da solo
Ma lo stop del Garante non ferma una «lotta di principio per la tutela della famiglia naturale», almeno per il leader della Lega, della quale però il Movimento 5 stelle non sembra altrettanto convinto. «Il tema del genitore 1-genitore 2 non sta nel contratto di questo governo, quindi noi ragioniamo nei termini della legge vigente... A mio modesto parere occorre stare nelle norme vigenti perché non ci abbiamo ancora messo le mani», frena Vincenzo Zoccano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla famiglia e alla disabilità, intervistato dalla trasmissione televisiva Agorà su Rai3.

Bocciata anche dai Comuni
Del tema si è parlato anche in occasione della conferenza Stato-Città, e in quella sede anche l'Associazione nazionale Comuni italiani ha manifestato la propria opposizione al decreto del Viminale. «Credo che l'uso del termine genitore su alcuni moduli non sminuisca il ruolo di nessuno – ha spiegato il presidente dell'Anci, Antonio Decaro – Usare una terminologia più ampia non implica il divieto di adoperarne una più specifica come padre o madre ma fa sì che qualsiasi tipo di famiglia, monogenitoriale o creatasi con un secondo matrimonio, non si senta discriminata e non viva situazioni di disagio nel compilare un modulo burocratico. Sono i bambini a non dover essere discriminati. La parola 'genitore' serve a evitare di escludere a priori le nuove famiglie che pure ci sono già nella società italiana». L'Anci aveva chiesto al governo un rinvio perché aveva ricevuto il testo del decreto solo poche ore prima della Conferenza. Ma il governo non l'ha concesso.