14 novembre 2018
Aggiornato 05:30

Bonelli (Verdi): «Di abusivismo (e di condoni) si muore»

Il volto storico del partito ambientalista (che in Italia è scomparso, mentre in Germania fa boom) al DiariodelWeb.it: «I vincoli paesaggistici salvano vite umane»

Angelo Bonelli, della Federazione dei Verdi, che immagine del mondo che ci circonda, ma dell'Italia in particolare, ci consegnano in maniera così tragica ed evidente i fatti di questi giorni?
In Italia esiste un problema prima di tutto culturale, e conseguentemente politico. Le istituzioni, negli ultimi cinquant'anni, hanno tollerato l'abusivismo edilizio, trasformandolo in uno straordinario quanto drammatico fenomeno di raccolta di consenso elettorale. Fermarlo oggi, quindi, è molto difficile: servirebbe la consapevolezza, da parte della politica, che ci troviamo in una fase d'emergenza e che quindi serve rigore. Potrei farle l'elenco dei neologismi coniati da vari esponenti politici per giustificare l'abusivismo edilizio.

Mi viene in mente l'«abusivismo di necessità».
Questo è stato rilanciato da Di Maio e Cancelleri durante la campagna per le elezioni regionali siciliane. Ma c'è addirittura l'«abusivismo di indispensabilità», lanciato dall'assessore all'Ambiente, sempre della Regione Sicilia, Cordaro, che va ben al di là. Per non parlare, poi, dei tentativi di condoni edilizi fatti da varie regioni. Che dimostrano come il partito dell'abusivismo sia trasversale: esiste anche nel centrosinistra, come nel recente caso del presidente De Luca in Campania, che voleva sanare le opere costruite anche in zone sottoposte a vincolo idrogeologico. Noi Verdi siamo riusciti a fermarlo, grazie ad un ricorso accolto, a livello nazionale, dall'allora governo Gentiloni e poi dalla Corte costituzionale. O pensiamo alle sanatorie delle Giunte regionali di tutti i colori politici, dal Veneto fino all'Abruzzo: regione altamente sismica, che ha reso possibile la trasformazione degli scantinati in abitazione. Immagini che brutta fine farebbe, in caso di inondazione, chi vive in uno scantinato...

Insomma, all'insegna del «tengo famiglia» si è giustificata la costruzione di case, anche abusive, senza pensare che poi la famiglia rischia di morirci dentro, come successo purtroppo a Casteldaccia.
Lo Stato ha rinunciato alla sua funzione di indirizzo e tutela dell'interesse e dell'incolumità pubblici. Dietro all'abusivismo c'è, come dicevo, la raccolta di consenso elettorale, ma anche la criminalità organizzata: in Campania il ciclo del cemento illegale è tutto controllato dalla camorra. Il problema andrebbe affrontato con risolutezza. Invece, nel decreto Genova, addirittura il Movimento 5 stelle, che aveva fatto una battaglia sull'ambiente, ha introdotto il condono per Ischia.

C'è una grossa contraddizione: da un lato il governo vuole fermare le grandi infrastrutture per ragioni ambientali, poi scivola su questo condono.
Se dovessimo parlare del M5s... Sempre nello stesso decreto c'è una regola che consente di spargere sui suoli agricoli fanghi di depurazione con concentrazioni elevate di diossine, Pcb, toluene e arsenico. Vince sempre la logica del consenso: che è importante per governare il Paese. Ma se, per farlo, dobbiamo mettere a rischio l'assetto idrogeologico, la qualità dei campi e del nostro cibo, allora c'è un problema molto serio. Nei confronti del quale auspichiamo un salto di qualità anche a livello politico, riducendo il gap tra i Verdi italiani e quelli del Nord Europa.

Pensiamo alla Germania, dove i Verdi vivono un boom, anche inaspettato, mentre qui in Italia sono spariti dal dibattito pubblico. Come se lo spiega? Avete sbagliato qualcosa?
Non c'è dubbio che siamo spariti dalla discussione politica, anche perché siamo usciti dal parlamento da dieci anni. Ma abbiamo fatto battaglie importanti: se non ci fossero stati i Verdi a scovarle, le norme sui fanghi tossici o sul condono edilizio sarebbero sfuggite anche ai deputati. O potrei citarle tante altre questioni, come l'Ilva di Taranto, dove denunciammo l'alto tasso di mortalità che poi ha portato all'indagine della procura. Quali sono stati gli errori? C'è stata l'assenza di una leadership forte a livello nazionale, ma anche un problema di collocazione politica. I Verdi dovrebbero assumere una collocazione più centrale, non centrista, nella società, per parlare a tutti. In Germania i Verdi sono una forza conservatrice su alcuni valori ma molto innovatrice sui temi della tecnologia, della lotta ai cambiamenti climatici.

Quindi aderire all'Ulivo o all'Unione fu un errore?
Devo dire che negli anni passati, in parlamento, furono fatte cose importanti. Non si è compreso, in quel momento, che dovevamo essere la forza della legalità, contro la corruzione, dell'innovazione, ma senza schierarci nella sinistra radicale. Oggi dobbiamo fare un grande sforzo per costruire un processo costituente che possa accogliere varie esperienze. Dal mondo cattolico, che oggi con l'enciclica di Papa Francesco è attento ai cambiamenti climatici, fino ai liberal-democratici, che difendono i diritti civili.

Il tema ambientalista non è solo di sinistra, insomma.
E non è neanche detto che sia di sinistra, se pensiamo a cosa ha fatto la sinistra in diverse parti d'Italia.

Ma è possibile conciliare l'ambiente con lo sviluppo economico? Perché l'obiezione che vi viene sempre fatta è che voi siete contro le grandi infrastrutture e contro l'edilizia, ma allora così l'Italia come cresce?
Noi non siamo contro le infrastrutture, ne facciamo una questione di opportunità. Il ponte sullo Stretto, per noi, non era una priorità, per la Sicilia che non ha un sistema ferroviario, non ha l'acqua, e ha un problema di dissesto idrogeologico: la priorità è mettere in sicurezza il territorio e costruire delle ferrovie rapide. In Germania i Verdi governano nel Baden-Württemberg e in Baviera, dove ci sono le sedi delle principali fabbriche automobilistiche. Dobbiamo aprire un canale di comunicazione con la grande industria sul tema della sostenibilità: dopo tanti anni che lo spingevamo, oggi la Fiat si è accorta dell'auto elettrica, e ne siamo felici.

Si può fare produttività anche rispettando l'ambiente.
Non solo: si può produrre dando un contributo importante al futuro del pianeta ma anche all'occupazione.

Sperando che questo tragico campanello d'allarme non passi in cavalleria, come al solito, che tipo di leggi d'emergenza servirebbero oggi in Italia? Su quella maledetta casa siciliana era stata emessa un'ordinanza di demolizione, ma poi erano partiti i ricorsi al Tar: quindi dei problemi normativi esistono.
Assolutamente sì: bisogna intervenire sulle modalità di repressione degli abusi edilizi. I tempi dilatati favoriscono chi edifica: è inammissibile che passino 135 giorni, perché nel frattempo si costruisce un villaggio residenziale. E a quel punto si aspetta un nuovo condono. Invece, una volta accertato, bisogna demolire subito. Altrimenti ogni anno, a ottobre-novembre, accadono questi eventi meteorologici drammatici e, nei territori massacrati dal dissesto o dall'abusivismo edilizio, ci troviamo a commentare queste tragedie. È un problema di risorse, ma anche di rispetto dei vincoli paesaggistici: troppe Regioni derogano, dal nord al sud, riducendo le distanze per costruire dai fiumi o dai corsi d'acqua, per rispondere a chi vuole edificare un nuovo centro commerciale. Il presidente del Consiglio Conte ha lanciato un messaggio equivoco, dicendo che, per salvare vite umane, possiamo fare a meno dei vincoli: invece è esattamente il contrario, i vincoli servono a salvare vite umane. Questa affermazione è di un'imbecillità e di un'irresponsabilità inaudite. Un premier dovrebbe essere il primo a dire basta: i Comuni e le Regioni devono rispettare le leggi ambientali.