17 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Tensione al Senato, per ora niente fiducia: la maggioranza sospende l'esame del dl sicurezza

Dopo uno scontro polemico, l'Aula ha votato la sospensione dell'esame del provvedimento

La senatrice M5s, Paola Nugnes, in aula al Senato durante la discussione del Dl sicurezza
La senatrice M5s, Paola Nugnes, in aula al Senato durante la discussione del Dl sicurezza (Angelo Carconi | ANSA)

ROMA - Tensione in aula al Senato. Il governo, come ha chiarito lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, da Algeri, non ha ancora deciso di chiedere la fiducia, anche se questa mattina qualcosa in tal senso era trapelato dai banchi del M5S. L'Aula, dopo uno scontro polemico, ha votato la sospensione dell'esame del provvedimento, che avrebbe dovuto passare alla fase delle votazioni sugli emendamenti. Il relatore del decreto sicurezza, Stefano Borghesi (Lega), ha preso la parola a conclusione della discussione generale sul provvedimento per chiedere una sospensione dei lavori «per ulteriori approfondimenti alla luce del dibattito». Le opposizioni sono insorte, sono intervenuti il capogruppo del Pd Andrea Marcucci, poi Loredana De Petris di Leu, e Lucio Malan di Forza Italia per opporsi alla decisione: «Le leggi - ha attaccato Malan - si discutono in Parlamento». Ma alla fine la maggioranza ha votato la sospensione dei lavori sul decreto e la vicepresidente di turno Paola Taverna ha dato il via libera agli interventi di fine seduta. I lavori riprenderanno quindi domani: l'Aula è convocata alle 9.30.

Di Maio: giusto fare ricognizione della fiducia
Sul tema della fiducia «è esattamente il caso di scuola» in cui il Governo fa una ricognizione del consenso parlamentare intorno all'azione di Governo. Così ha commentato Luigi Di Maio da Shanghai. «Il Consiglio dei ministri ha votato quel decreto, il Parlamento lo ha modificato in Commissione, al Senato della Repubblica, e quindi se ci sono delle opinioni contrastanti nella maggioranza è giusto che il Governo faccia una ricognizione di quella che è la fiducia della maggioranza nei confronti del Governo». A chi gli chiede se è preoccupato il vicepremier e leader del M5s rassicura con un «assolutamente no». «La mia unica intenzione - ha fatto sapere - è quella di portare avanti il contratto di Governo, che è quello che interessa ai cittadini italiani». Poi un avvertimento, che qualcuno ha voluto subito leggere come una frecciatina: «Mi aspetto la stessa lealtà sull'emendamento sulla prescrizione alla legge anticorruzione».

Conte: domani mattina scioglieremo la fiducia
Anche il premier Giuseppe Conte, in visita ad Algeri, è entrato nel merito del dl sicurezza: «La fiducia sul decreto sicurezza non sarebbe è nulla di drammatico, ma un passaggio responsabile e serio. Ci riserviamo però fino all'ultimo la decisione finale. Confido - ha proseguito - si arrivi a una soluzione: sulla fiducia stiamo valutando, questa sera ci aggiorneremo sulla decisione. La fiducia non è mai una decisione a cuor leggero per un governo, vengono valutate le circostanze, stiamo valutando. Domani mattina presto dovremo scioglierla. La fiducia - ha concluso - è anche un modo, quando c'è una particolare attenzione parlamentare, di richiamare a responsabilità e consapevolezza tutti i parlamentari che sostengono la maggioranza».

Dura levata di scudi di Forza Italia
Particolarmente forte la levata di scudi di Forza Italia, che all'inizio del dibattito, ha chiesto al governo di non porre la questione di fiducia. «Noi - si legge in una nota in cui si spiega la posizione azzurra - vorremmo votare sì al provvedimento perché è un tema da sempre molto sentito dal centrodestra e vorremmo che esso venisse arricchito con la discussione e l'approvazione dei nostri emendamenti, che si muovono nello spirito delle proposte sottoscritte con gli amici della Lega e di Fratelli d'Italia prima del voto del 4 marzo. Già nel corso delle votazioni in commissione sono stati inspiegabilmente respinti correttivi coerenti con le battaglie che corrispondono al programma della nostra coalizione elettorale. Malgrado ciò, saremmo intenzionati a sostenere i principi generali della legge. Chiudere ogni porta con la questione di fiducia rappresenterebbe un ulteriore vulnus al dibattito parlamentare».