19 agosto 2019
Aggiornato 15:30
Fascismo

Abbiamo provato il «fascistometro» che Michela Murgia si è inventata per promuovere il suo libro

Quanto possiamo dirci davvero fascisti? Riteniamo di conoscere veramente il metodo e di poter diffondere il verbo fascista?

ROMA - Quanto possiamo dirci davvero fascisti? Riteniamo di conoscere veramente il metodo e di poter diffondere il verbo fascista? Il fascismo ha bisogno di soldati fedeli per combattere i pericoli della democrazia e tornare a essere l'unica realtà possibile. Ecco allora un test studiato ad hoc per scoprire il nostro livello di fascismo e seguire le istruzioni per migliorarci. Questa la provocazione della scrittrice Michela Murgia, che sull'Espresso anticipa il suo ultimo libro dal titolo «Istruzioni per diventare fascisti», edito da Einaudi, con tanto di copertina che ritrae in un disegno la celebre immagine di Forrest Gump seduto sulla panchina, e il sottotitolo da corredo: «Fascista è chi il fascista fa» (sulla falsariga della sua frase «Stupido è chi lo stupido fa»).

«Essere democratici è una fatica immane»
«Essere democratici è una fatica immane» spiega la Murgia, da sempre in prima linea contro le derive autoritarie e maschiliste. «Significa fare i conti con la complessità, fornire al maggior numero di persone possibile gli strumenti per decodificare e interpretare il presente, garantire spazi e modalità di partecipazione a chiunque voglia servirsene per migliorare lo stare insieme». Inoltre, chiarisce, non a tutti interessa essere democratici. «A dire il vero, se guardiamo all'Italia di oggi, sembra che non interessi piú a nessuno, tanto meno alla politica. Allora perché continuiamo a perdere tempo con la democrazia quando possiamo prendere una scorciatoia piú rapida e sicura? Il fascismo non è un sistema collaudato che garantisce una migliore gestione dello Stato, meno costosa, piú veloce ed efficiente?». Ecco che spunta a questo punto il «fascistometro», utile strumento per decodificare il nostro grado di apprendimento del fascismo raggiunto e i progressi fatti. Sessantacinque frasi, luoghi comuni, slogan, in cui veniamo invitati a spuntare quelli che ci sembrano di «buon senso».

Le domande del test
Nel test troviamo frasi del tipo «Il suffragio universale è sopravvalutato», «Non abbiamo il dovere morale di accogliere tutti», «Come può fare il ministro uno che non ha manco il diploma?», «Lo stupro è più inaccettabile se commesso da chi chiede accoglienza», «Prima dovrebbero venire gli italiani», «La lobby gay adesso sta esagerando con tutte queste pretese». E ancora: «Sarebbe meglio aiutarli a casa loro», «Nei loro Paesi questo a noi non lo lasciano fare», «Se lo Stato non mi protegge devo proteggermi da solo». E poi: «L'ideologia gender sta rovinando le famiglie», «Rottamiamoli tutti», «E il radical chic che dà lezioni con il Rolex al polso?», «Quando ti imporrano il burqa non lamentarti». E gran finale: «Se ti piacciono tanto portateli a casa tua».

«Neofiti o proto fascisti», abbiamo ancora da lavorarci
Noi il test e lo abbiamo fatto e ci è venuto fuori che siamo solo «neofiti o proto fascisti». Insomma, ci dice Michela Murgia: «Siamo consapevoli di quanto il metodo fascista sia efficace, ma lo consideriamo ancora un'opzione tra tante». Perciò siamo disposti a tollerare il pluralismo dei metodi (o addirittura a difenderlo). Ma dobbiamo stare attenti: un sistema che incentiva l'espressione della massima pluralità di posizioni sfocia in una democrazia. Se però, ci consiglia ancora la scrittrice, continuiamo a pretendere che il metodo fascista sia considerato un metodo dell'agire politico e convinciamo un democratico al giorno a trattarci con tolleranza senza limiti, riusciremo ad arrivare alla scomparsa della tolleranza. E conclude: «Servono persone non ancora abbastanza fasciste da affermare il fascismo solo come metodo, ma non più così democratiche da organizzarsi per evitarlo». Persone come noi...