15 dicembre 2018
Aggiornato 07:00

Roma e Torino, dove Lega e M5s sono incompatibili: «Raggi e Appendino si dimettano»

Le due sindache grilline bocciate su vari fronti da Lega e sistema economico. Raggi si dimetterà?
Le due sindache M5s di Roma e Torino Virginia Raggi e Chiara Appendino
Le due sindache M5s di Roma e Torino Virginia Raggi e Chiara Appendino (Profilo Facebook Virginia Raggi)

ROMA - Non c'è solo Torino, da ultimo con il nodo Tav e prima con le Olimpiadi, a rappresentare una spaccatura forte, in proiezione, nella maggioranza giallo-verde. Dopo la bollatura di «Torino città No Tav» decisa dalla giunta grillina sotto la Mole, con ampie contestazioni da parte di Lega, Forza Italia, centrodestra tutto, mondo imprenditoriale tutto (oltre ovviamente al Movimento valsusino), le crepe dell'alleanza forzata si fanno sentire anche più giù. Al di là della questione, pur essenziale, dell'Alta Velocità - da sempre la Lega si dice pro Grandi Opere - il problema pare essere comune: la presunta «incompetenza» delle due donne M5s al potere: Chiara Appendino e Virginia Raggi.

Appendino bocciata
A Torino la sindaca è sotto attacco: fuochi incrociati, e molto estesi, anche da chi fino a ieri tutto sommato la tollerava. Il centrodestra sabaudo la definisce ormai da tempo una «incompetente», complice anche la sua proverbiale assenza nei momenti che contano: i fatti si rincorrono, dalla tragedia di piazza San Carlo in poi. I «poteri forti» del Sistema Torino, che fino a poco tempo fa mostravano una certa apertura, ora la bocciano all'unisono: «Appendino svicola, mentre cerchiamo di portare economia e lavoro qui» è il giudizio del presidente degli industriali torinesi, Dario Gallina. Sì perché proprio in queste ore si trova a Dubai «per attirare investimenti sul territorio».

Torino a rischio marginalizzazione
Giorgio Marsiaj, presidente dell’Amma e di Sabelt, aggiunge: «C’è una chiusura totale, i fondi per la Tav secondo loro vanno trasformati in risorse da destinare al territorio. Questa votazione si poteva rimandare». «Cerca investimenti all’estero e stoppa quelli che ci sono già? Ma è paradossale», ha sbottato il presidente del Collegio Costruttori di Torino Antonio Mattio. E «gravissimo per Torino che dopo aver perso le Olimpiadi invernali ora si punta a perdere anche la Tav. La nostra sindaca si lamenta della bulimia di Milano, ma lo sa che tutte le imprese per andare in Europa dovranno passare da Milano, se non ci sarà la Torino-Lione?», ha attaccato ancora Mattio, concludendo: «Il nostro non è un atteggiamento politico. Semplicemente in un mondo come il nostro non si può permettere la marginalizzazione della nostra città». Il punto è proprio questo: una differente idea di città. Che significa come si costruisce, e chi lo fa. Dove. E soprattutto, per chi, e a beneficio di chi.

Politi: «Raggi sta facendo disastri»
Ora anche a Roma Lega e M5s si fanno la guerra. Un duro attacco alla sindaca capitolina Virginia Raggi arriva infatti dal capogruppo della Lega nel Consiglio comunale capitolino Maurizio Politi: «L’amministrazione Raggi è più marxista del Pd. Attendiamo la sentenza del 10, ma credo che la sindaca dovrebbe dimettersi per i disastri che sta facendo», ha detto Politi ai microfoni di Radio Cusano Campus. A livello nazionale c’è un accordo tra M5s e Lega «su punti ben specifici», spiega, «che chiaramente vanno onorati come si onora qualsiasi altro contratto». A Roma invece, ha proseguito Politi, «siamo all’opposizione contro una delle peggiori amministrazioni di Roma». Per questo sabato eravamo in piazza: «Per dire basta».

Dimissioni sì o no
Sulle prossime elezioni a Roma, l’esponente capitolino della Lega ha spiegato che «troveremo un nostro candidato». In molti fanno il nome di Saltamartini. Potrebbe essere, ma ad oggi non c’è nessun nome. «È una questione che si vedrà quando sarà il momento» taglia corto. La Lega è una realtà «vera» su Roma. «Siamo in attesa della sentenza sul sindaco, che per statuto del M5s in caso di condanna dovrebbe dimettersi. Aspettiamo il 10 novembre». E rincara la dose: «Io non credo che debba dimettersi per questioni giudiziarie, ma per i disastri che sta facendo a Roma». La Capitale ha «fortemente bisogno di poteri speciali». La sfida per Roma, «al netto di chi governa, passa per dare alla capitale d’Italia poteri superiori rispetto agli altri enti locali», ha concluso Politi.