15 dicembre 2018
Aggiornato 10:30

Tav, il M5s torinese blocca tutto finché non si conclude l'analisi costi-benefici

In Sala Rossa a Torino l'ordine del giorno «No Tav» della maggioranza pentastellata passa con 23 voti a favore. Intanto, fuori da Palazzo Civico si affrontano due presidi contrapposti
Manifestanti NoTav e SiTav davanti al comune di Torino durante il dibattito in consiglio comunale
Manifestanti NoTav e SiTav davanti al comune di Torino durante il dibattito in consiglio comunale (Alessandro Di Marco | ANSA)

TORINO - Chiara Appendino non c'è perché impegnata a Dubai. Ma in Sala Rossa a Torino l'ordine del giorno «No Tav» della maggioranza pentastellata passa comunque. Intanto, fuori da Palazzo Civico si affrontano due presidi contrapposti: da una parte quello dei tantissimi NoTav, valsusini e non, che combattono da 29 anni questa battaglia; dall'altra il mondo delle imprese, tutto, compatto - è la prima volta - per il sì alla Torino-Lione. Ci sono le immancabili bandiere del movimento, i cori come «La Valsusa non si abusa», i volti storici. Dentro, il mondo imprenditoriale che conta, quello del Sistema Torino che fa girare denaro, dicono. Ci sono il presidente della Camera di commercio di Torino, i presidenti e i vertici di Api Torino, Unione Industriale, Amma, Federmeccanica, Ascom, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Ance, Aniem Confapi Torino, Compagnia delle opere, Confcooperative, Legacoop, Ordine degli architetti. Praticamente tutti. Non sono mancati momenti di tensione, con i consiglieri del centrosinistra che hanno esposto cartelli e protestato vigorosamente, tanto da beccarsi l'espulsione in blocco. Si sente l'ex sindaco Piero Fassino pronunciare sottovoce seccato mentre esce: «È la prima volta che vengo espulso, capita anche questo...».

Il voto
A favore del no alla Tav hanno votato in 23, due invece i contrari. Tra i punti dell’odg c’era la sospensione di «qualunque» operazione indirizzata all’avanzamento dell’opera finché non sia terminata l’analisi costi-benefici. Serve «rendere pubblici e verificabili i criteri, le procedure e le modalità di attuazione di una rigorosa analisi costi-benefici», «ridiscutere gli accordi con lo Stato francese», «revocare la nomina all’attuale direttore generale di Telt», Mario Virano, «abolire il ruolo di Commissario straordinario del Governo per la Torino-Lione», Paolo Foietta. Nel documento si ribadisce che «non esiste alcun accordo internazionale sottoscritto dall’Italia nei confronti della Francia o dell’Europa che preveda l’esborso di penali in caso di ritiro unilaterale italiano». L’odg ricorda poi che la Città di Torino, il 5 dicembre 2016, ha formalizzato la sua posizione contro la realizzazione dell’opera con l’uscita dei suoi rappresentanti dall’Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione. Nel documento i Cinque Stelle invitano sindaca e giunta a valutare in alternativa alla Tav «la promozione dell’utilizzo dell’intesa linea esistente tra Torino e Modane», a «sospendere qualsiasi spesa prevista dalla delibera Cipe del 7 agosto 2017» e a «destinare i fondi attualmente previsti dal governo per la Torino-Lione, sia per la parte internazionale sia per quella italiana, per la mobilità collettiva e sostenibile nel territorio della Città metropolitana di Torino e della Regione Piemonte».

Sganga (M5s): «Il no alla Tav ha piena legittimazione democratica»
«Oggi a Torino, come in Italia, il no alla Tav ha piena legittimazione democratica», ha detto la capogruppo del M5s di Torino Valentina Sganga, prima del voto. Intervenendo poi in Consiglio comunale, al dibattito, ha attaccato: «Ho ascoltato appelli da parte del mondo industriale, sindacale e cooperativo a difesa dell’opera, ma in quegli appelli ho visto poco coraggio e una certa rassegnazione culturale. Questo Paese, regione e città - ha sollecitato ancora Sganga - hanno bisogno di investimenti pubblici con effetti moltiplicatori maggiori come il rafforzamento del trasporto locale sostenibile, la seconda linea metropolitana. Spendiamo i soldi per qualcosa che sarà al passo con l’economia che ci attende».

Ricca (Lega): «Una fuga in avanti del M5S, atto esclusivamente ideologico»
Invece per il rappresentante della Lega in Consiglio comunale, Fabrizio Ricca, l’atto è «una fuga in avanti del M5S» ed «esclusivamente ideologico» che «non ci saremmo aspettati a fronte del contratto di Governo». La Lega, ha ribadito, «è sempre stata e continua ad essere a favore dell’opera perché il Piemonte non può permettersi di restare isolato commercialmente». «Non credo che il Governo nazionale abbia tempo per queste sceneggiate ma debba andare avanti per cambiare il Paese. Lasciamo lavorare il Governo e non immischiamoci in cose che non ci competono». E' la stessa posizione di Giancarlo Giorgetti, che durante l'inaugurazione di una tangenziale in Lombardia ribadisce: «Tutta l’Italia deve avere il coraggio di fare tutte le opere che servono a rendere il Paese più moderno. Vediamo che c’è qualche frizione all’interno degli alleati, frizioni legate alle grandi opere. Risolveranno al loro interno. Si sa che quando si fanno grandi opere, qualcuno contro c’è sempre».

Perino: «Appendino non vuole metterci la faccia»
Sull'assenza di Appendino è critico Alberto Perino, storico leader NoTav, come sempre in prima linea nonostante la pioggia torrenziale che obbliga tutti a spostarsi sotto i portici: «Mi spiace che non ci sia, visto che quest'ordine del giorno doveva essere calendarizzato già a giugno. Spostarlo in un giorno in cui la sindaca non c'è non mi sembra bello. Forse non ha la voglia di metterci la faccia». Se il Governo dirà sì alla Torino-Lione «noi continueremo la nostra strada. Sono 29 anni che combattiamo». Perino dice di non essere deluso dai Cinque Stelle perché «un conto è essere all'opposizione e un altro al governo», ma non rinuncia a qualche frecciatina: «Sono abbastanza naif, vedo persone sedute in posti più grandi di loro a gestire dossier su cui non hanno esperienza. Bisognerebbe parlare meno e studiare di più». E su una possibile analogia tra Tav e Tap, Perino taglia corto: «Nella Tap ci sono appalti già affidati, nella Torino-Lione non ancora. Quindi non ci sono soldi da restituire a nessuno» nel caso in cui l'opera venga fermata.

Gli imprenditori parlano di «ottusità»
Una giornata storica quella che si chiude oggi, con un esito tutt'altro che scontato. E che il mondo imprenditoriale torinese ha ostacolato in ogni modo. «Quanto approvato oggi dal Consiglio Comunale di Torino è un oltraggio al futuro della città, delle imprese, dei lavoratori. Un colpo basso per il territorio e per le sue speranze di ripresa». Così i presidenti delle 11 associazioni d'impresa di Torino e i sindacati edili hanno commentato l'approvazione dell'ordine del giorno. «Non possiamo stare a guardare la distruzione del nostro futuro di cittadini. Presto vi saranno altre iniziative di lotta», annunciano. «L'approvazione dell'odg contro la Tav - dicono i presidenti e i sindacati Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil - è la dimostrazione dell'ottusità di chi sta governando questa città e questo Paese. Soprattutto è la conferma che questa  classe politica è incapace di fare il bene del nostro territorio e dell'Italia». A questo punto, spiegano ancora, «continueremo a presidiare tutti i momenti nei quali si parlerà di sviluppo, infrastrutture, Tav e territorio».

Boccia e Renzi esprimono il senso delle Grandi Opere
Sulla Tav «il nostro pensiero è in linea con la Confindustria di Torino: siamo un Paese industriale e dobbiamo avere una visione che sembra venir meno con questo blocco ideologico alle grandi infrastrutture, che sono nell'interesse del Paese» commenta il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia:  «È molto triste una decisione di questo tipo», afferma. L'Italia, rimarca Boccia, è «la seconda manifattura d'Europa ed è nell'interesse del Paese fare grandi opere, non solo di una categoria.Bisognerebbe chiedersi e chiedere al governo come intende far crescere il Paese chiudendo i cantieri. Mi sembra un paradosso che non ha alcun senso». Contro la decisione della Sala Rossa interviene anche l'ex premier Matteo Renzi: «Siamo in presenza di una forza politica che fa male all'Italia e lo abbiamo visto sul tema delle infrastrutture, quando anche oggi hanno dato prova di prendere decisioni incomprensibili e masochiste, come quella sulla Tav a Torino».