12 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

Ciao ciao Boldrini: cancellata la follia linguistica della «presidenta»

Le deputate della Lega hanno deciso di eliminare la declinazione al femminile di tutte le cariche, voluta dall'ex presidente della Camera: da «ministra» a «sottosegretaria»
L'ex presidente della Camera, Laura Boldrini nell'aula di Montecitorio
L'ex presidente della Camera, Laura Boldrini nell'aula di Montecitorio (Ettore Ferrari | ANSA)

ROMA – Laura Boldrini è stata definitivamente cancellata. Ad eliminarla dal panorama politico ci avevano pensato già gli elettori, con il voto del 4 marzo scorso, che avevano attribuito alla sua Liberi e Uguali la miseria del 3,4% dei voti. Oggi, però, dai palazzi del governo e del parlamento è sparita anche la poco memorabile eredità che aveva lasciato dietro di sé l'ex presidente della Camera: quella cacofonica abitudine a declinare al femminile tutti i ruoli occupati da donne.

Tutto al femminile
I famosi termini «sindaca», «consigliera», «sottosegretaria», quando non addirittura «ministra» o «presidenta», che la Boldrini, dimostrando un notevole sprezzo della linguistica e pure del ridicolo, aveva introdotto a Montecitorio. Sia per le cariche politiche che per i posti di lavoro dei semplici dipendenti: e quindi avanti a declinare con «traduttrice» e così via. E non solo con una scelta di principio: carte intestate, badge, cavalieri, tesserini, documenti ufficiali e perfino le pagine dei siti web istituzionali furono concretamente riscritte o ristampate. Con un esborso di denaro pubblico che si può facilmente immaginare, benché dall'effetto pratico impalpabile.

Ritorno al passato
Oggi, per iniziativa di un gruppo di deputate della Lega, la misura in tema di «indirizzi in tema di linguaggio di genere» intrapresa nel 2016 dall'allora terza carica dello Stato è stata spazzata via, per ripristinare le vecchie diciture e intestazioni neutre al maschile. «Alla faccia della Boldrini, non fosse che i soldi spesi dall’ex presidente della Camera per 'femminizzare' tutte le carte intestate e i badge della Camera erano i nostri – scrive il quotidiano Libero – Nelle comunicazioni ufficiali, per esempio, la leghista Erika Stefani fa scrivere testualmente 'il signor ministro Erika Stefani', mentre sul sito del governo le parole 'ministra' e 'sottosegretaria' sono scomparse per tutte le donne componenti dell’esecutivo». Non tanto perché si voglia compiere un passo indietro sul fronte delle pari opportunità di genere, quanto per un comprensibile e finanche banale rispetto della grammatica.