13 dicembre 2018
Aggiornato 16:00

Manovra, il finto scontro sulle risorse che piace tanto alla stampa di sinistra

Ogni giornale racconta di una polemica in corso tra M5s e Lega per gli stanziamenti su reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni. Ma la verità è un'altra
Luigi Di Maio e Matteo Salvini
Luigi Di Maio e Matteo Salvini (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA - Abbiamo capito che le due misure principali contenute nella manovra finanziaria, reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni, non piacciono alla stampa di sinistra. Così, da alcune ore, è iniziata la caccia allo 'scontro interno' al governo sulle risorse da destinare ai due provvedimenti. E a questo si aggiunge il 'caos' creato intorno a quello che è stato un chiaro lapsus di Luigi Di Maio che, dopo l'ennesima domanda sul giudizio che darà Bruxelles della finanziaria, ha risposto: «Vogliamo costringere l'Unione europea a dirci di no alla manovra». Tanto che Salvini ha risposto con una battuta a chi lo ha incalzato in merito: «Preferisco essere promosso che bocciato». Nessun piano segreto, quindi. Nessuna speranza occulta di una bocciatura dell'Ue per poter così sciogliere il governo e urlare che «è tutta colpa di Bruxelles».

Le risorse per reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni
Partiamo dalla fine. Per mettere a tacere le polemiche, il vicepremier Luigi Di Maio, ministro di Lavoro e Sviluppo economico, in una intervista a Radio Radicale è intervenuto in maniera netta in merito alle ricostruzioni di stampa che descrivono un braccio di ferro Lega-M5S su dove indirizzare le riserve del bilancio, se sul reddito di cittadinanza o superamento della riforma Fornero delle pensioni. «Ci sono le risorse per tutte le misure che abbiamo detto». Entrambe le misure «partiranno nei primi tre mesi del 2019». Poi, su Facebook, ha rincarato la dose ed è entrato nel merito: «Datemi il tempo di mettere a posto i centri dell'impiego e di far partire un buon software nei prossimi mesi che gestisce tutti i giovani che non hanno lavoro, e i meno giovani, che entrano nel sistema della formazione lavoro. Poi si parte nei primi tre mesi del 2019 e si comincia a dare una pensione dignitosa a chi ha una pensione minima e il reddito di cittadinanza a chi poi dovrà essere inserito lavorativamente

La (non) guerra di cifre
«Guerra di cifre sui soldi stanziati nella manovra per il reddito di cittadinanza». Questi i titoli dei maggiori giornali. Tutto perché il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Stefano Buffagni del Movimento 5 Stelle, ospite a Mattino Cinque, ha rettificato quanto dichiarato stamattina dal vicepremier Matteo Salvini che ha affermato che per il reddito di cittadinanza sono stati stanziati 8 miliardi. «Credo che stamattina fosse ancora troppo presto e probabilmente Salvini si è sbagliato perché ho qui davanti la tabella (che mostra alle telecamere, ndr), decisa con i nostri partner, e abbiamo 9 miliardi più 1 per il reddito di cittadinanza». Poi una battuta: «Sono certo che quello che ha dichiarato Salvini è solo un problema di calcolo momentaneo dovuto al fatto che fosse ancora mattino presto».

Le somme stanziate
Per i due interventi principali «ci saranno 16 miliardi, tra reddito di cittadinanza, aumento delle pensioni di invalidità, quoziente familiare e premio alle famiglie numerose» ha spiegato Buffagni, mentre «per la legge Fornero l’investimento previsto varia, a seconda di quanti andranno in pensione nel 2018, tra 7 e 8 miliardi di euro» aveva detto Salvini a Radio Anch’io. «Se per la legge Fornero sono 7 o 8 miliardi, per il reddito di cittadinanza 8 o 9» ha aggiunto Salvini. Ecco ci cosa stiamo parlando: se i miliardi per il reddito saranno 8 o 9 e se le pensioni saranno 7 o 8.

Salvini e il lapsus di Di Maio
«Preferisco essere promosso che bocciato»: Matteo Salvini, ministro dell'Interno, vicepremier e segretario della Lega, commenta così, intervistato a Radio anch'io (Radio Rai1), il lapsus dell'altro vicepremier del Governo giallo-verde, il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio (M5S), che ha recentemente detto: «Vogliamo costringere l'Unione europea a dirci di no alla manovra». Anche se una cosa è certa: con l'Ue il rapporto è tutt'altro che idilliaco: «Juncker che paghiamo io, lei e chi ci ascolta - ha detto Salvini al conduttore - che dice che in Italia c'è rischio di fare la fine della Grecia...». Questo braccio di ferro con Bruxelles serve? «Ragazzi, chiedetelo a chi è Bruxelles e passa le giornate a insultare il governo. E se qualcuno prima di noi ha preso impegni che portavano precarietà e insicurezza...».