11 dicembre 2018
Aggiornato 02:00

Roberto Fico è davvero un problema per la tenuta del governo

La battuta di Matteo Salvini dal palco di Atreju - «Siamo nelle mani del buon Dio e di Fico» - nasconde il crescente nervosismo per le sortite del «grillino di sinistra»

ROMA - «Io ho firmato un impegno, un contratto che dura 5 anni e io non sono solito togliere la parola data. Poi, ovviamente siamo nelle mani del buon Dio e di Fico, ovviamente a livello più basso». Una battuta? Sicuramente. Ma dietro queste parole di Matteo Salvini si nasconde un crescente nervosismo per le sortite pubbliche di quello che, ormai, è a tutti gli effetti un 'grillino di sinistra'. E non si tratta di fare raffinate analisi politiche perché c'è addirittura chi, come l'ex Pd Roberto Speranza, oggi coordinatore nazionale del movimento Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista, ha addirittura confidato pubblicamente al presidente della Camera: «abbiamo una tessera da parte te la teniamo. Molte delle cose che dici superano a sinistra la nostra gente». Perché Fico, prima di salire, sabato, sul palco di Atreju con Giorgia Meloni, è stato ospite, venerdì, della Festa del Lavoro 2018. E qui è stato decisamente più a suo agio. Quasi a casa. Con lui anche il segretario dem Maurizio Martina - il grande assente invece della festa di Fratelli d'Italia - che ha ringraziato Fico «per alcune prese di posizione» ma «gli chiedo di sfidare nel suo movimento tanti che si voltano dall'altra parte. Ci sono battaglie di civiltà che meritano coerenza».

Ora Fico è davvero un problema
Giorno dopo giorno Roberto Fico sta conquistando sempre più terreno all'interno del Movimento 5 stelle. Un esempio? Massimo Bugani, vicecapo della segreteria del vicepremier Di Maio e veterano del Movimento, in un'intervista al Fatto Quotidiano si è sfogato per il troppo spazio nell'opinione pubblica che Matteo Salvini ha ormai conquistato. «Stiamo lavorando molto e bene, ma non si fa che parlare di immigrazione, che è solo una piccola parte dell'azione dell'esecutivo. Però un Paese non lo rilanci fermando due barche: e bisogna puntare su altro, a cominciare dal turismo e dalla cultura». E comunque «si parla troppo di immigrazione, sono almeno due anni che su ogni giornale e tv si parla di emergenza immigrazione. E più se ne parla più la percezione del tema si amplifica».

Fico tra la gente di sinistra
Dopo gli applausi alla festa dell'Unità, per Roberto Fico un'altra serata - a sinistra - da incorniciare. Il presidente della Camera ha smontato, punto per punto, le politiche di quello che dovrebbe essere il 'suo' governo. A partire dal reddito di cittadinanza, che non può, a suo avviso, essere limitato solo agli italiani: «La guerra tra poveri non va mai bene, non è mai auspicabile. Il provvedimento lo stanno elaborando con il ministro dell'Economia, che sta cercando con fatica il modo di attuarlo. Vedremo come sarà scritto, cosa si intende con cittadinanza italiana, perché ci sono tanti cittadini italiani di altre nazionalità. Vedremo come sarà scritta la legge».

Un «programma» lontano da quello di governo
Anche sulla 'pace fiscale' Fico si è schierato chiaramente: «Sono contrario a ogni tipo di condono fiscale, comunque si chiami questo condono fiscale». Un condono è un condono anche se si chiama pace fiscale, chiede l'intervistatore? «Sono assolutamente d'accordo. Poi le truffe semantiche sono state tante in queste Paese, come le missioni di pace che missioni di pace non erano». Ed eccoci al tema caldo per eccellenza, quello dell'immigrazione. E per l'ennesima volta Fico si schiera dalla parte delle Ong: «L'ho detto sempre, lo ribadisco anche stasera: per me le navi devono poter entrare nei porti e le persone sbarcare senza nessun problema». E «gli sbarchi che si riducono significano persone bloccate in Libia, io non ero d'accordo neanche con la linea Minniti». Per Fico «il punto non sono le 10 persone a bordo dell'Aquarius, ma la contrattazione con l'Europa: i Paesi di Visegrad, con in testa Orban, non fanno gli interessi degli italiani». E alla domanda se fosse preoccupato dai sovranisti, risponde: «Sono molto preoccupato da un'Europa dove gli egoismi nazionali diventano più importanti della solidarietà». Quanto all'assenza delle Ong nel Mediterraneo, salutata con favore dal leader M5s Luigi Di Maio, Fico dice: «Bisogna salvare tutte le vite in mare. Se si è in grado di farlo da soli bene, altrimenti bisogna chiedere aiuto. A tutti».

L'accordo tra Salvini e Berlusconi
Ed eccoci al tema del momento. L'accordo tra Berlusconi e Salvini. Anche qui Fico non rinuncia ad attaccare: «Se non si fa la legge sul conflitto di interessi e se non si toccano gli affollamenti pubblicitari è inaccettabile. Nel contratto di governo c'è il conflitto di interesse, per me si deve andare avanti. Non accetto se non si fa la legge sul conflitto interessi e non accetto che non si attui quello che dice il sottosegretario Crimi» perché vorrebbe dire che c'è stata «una logica di scambio». Se invece si fanno queste due cose, «Salvini può andare ad Arcore tutte le volte che vuole».

Stavolta Salvini è pronto al contrattacco
Stavolta è troppo. E non è un caso che Matteo Salvini, il giorno dopo, dal palco di Atreju abbia dedicato dure parole a Roberto Fico. «Per me il governo poteva essere allargato a Fdi» perché «con Giorgia condividiamo certi valori». Ma con il Movimento 5 stelle «ho firmato un impegno, un contratto che dura 5 anni e io non sono solito togliere la parola data. Poi, ovviamente siamo nelle mani del buon Dio e di Fico, ovviamente a livello più basso». Per chiudere, una battuta sul collega vicepremier: «Io non lo conoscevo, fino a maggio non avevo mai parlato con Luigi Di Maio. Ho trovato in lui una persona di parola onesta e concreta. Con cui sto lavorando bene, altri dei 5stelle no». Ogni riferimento a Roberto Fico è chiaramente voluto.