23 settembre 2018
Aggiornato 04:30

Fassina: «Moscovici inaccettabile, è giusto criticare l'Europa»

Il sovranista di sinistra, al DiariodelWeb.it, loda le proposte economiche della maggioranza: «Vorrei un confronto con il M5s, ma con questo Pd è impossibile»

Stefano Fassina, deputato di Liberi e Uguali, lei ha recentemente lanciato il suo movimento Patria e Costituzione. Come hanno titolato molti giornali, è la sinistra che riscopre il sovranismo?
Mah, riscopre... Diciamo che mette in evidenza la necessità di affrontare la questione della sovranità democratica nazionale. Sovranismo è il termine che utilizza l'establishment per respingere la domanda di partecipazione che avanza chi non ne fa parte.

Un po' riscoperta lo è, però, visto che la sinistra degli ultimi anni è stata dalla parte della globalizzazione.
Dalla parte di una illusoria e impraticabile sovranità democratica europea. Alla quale ha affidato gli strumenti di intervento nell'economia.

Lei ha ammesso anche che la destra ha capito questo bisogno di protezione e di identità.
La destra ha da sempre, nel suo codice genetico, la chiusura. La sinistra, invece, non solo non ha colto questa domanda di protezione, ma per un trentennio è stata protagonista della costruzione di un ordine economico e sociale, sia globalmente che nell'Unione europea. Scordando quegli interessi per proteggere e per promuovere i quali era nata.

A proposito di Ue, in questi giorni sono arrivati attacchi piuttosto pesanti: «L'Italia è un problema», addirittura «piccoli Mussolini». Siamo finiti nel mirino delle istituzioni economiche europee?
È evidente che la maggioranza che governa il nostro Paese sia giustamente critica rispetto all'ordine economico e politico vigente oggi in Europa. E, quindi, alcune figure che non riconoscono la fondatezza di questi problemi tendono a reagire in un modo che, a mio avviso, ne aggrava la soluzione. Le uscite di Moscovici sono inaccettabili, perché questo quadro dell'Eurozona colpisce il lavoro e va radicalmente cambiato.

Lei è d'accordo il 2% di deficit, con la quota 100 sulle pensioni, con la nazionalizzazione di Autostrade. Insomma, sulla politica economica è sulla stessa linea del governo?
Diciamo che la maggioranza ha al suo interno posizioni piuttosto contraddittorie. A dichiarazioni assolutamente condivisibili se ne affiancano altre, come la flat tax, che aggraverebbero le ingiustizie sociali e le disuguaglianze. Ma in che misura i buoni propositi verranno attuati? Nella scorsa risoluzione al Def si ribadisce di voler rispettare il fiscal compact, quindi tra le dichiarazioni e gli atti concreti vedo uno scarto. Vedremo se sarà superato con la legge di bilancio.

Possiamo dire che, almeno negli intenti, questo governo si stia dimostrando migliore di quelli Renzi e Gentiloni?
Sta affrontando alcuni nodi. Ad esempio, ha provato a cambiare il jobs act, anche se poi ha fatto molti passi indietro. I titoli, spesso, sono condivisibili, anche sulla chiusura domenicale, sulle pensioni, sugli investimenti pubblici; lo svolgimento finora è stato assolutamente deludente. A proposito della nazionalizzazione, abbiamo visto tante dichiarazioni, ma la risoluzione approvata alla Camera non indica nessuna strada di questo tipo: si limita ad affermare che ci saranno valutazioni. Per ora non c'è stata nessuna scelta conseguente e questo è molto preoccupante.

Nelle sue parole intravedo, a livello programmatico, molti punti di contatto con il M5s. Circola sempre più insistentemente la voce che, in caso di crisi di governo, possa essere una parte del centrosinistra a sostituire la Lega in maggioranza. Lei sarebbe d'accordo?
Credo che i punti di contatto possibili siano tanti. Sono uno di quelli che aveva auspicato un confronto tra M5s e Pd, quindi l'avevo già sostenuto allora. Ma, con grande franchezza, a giudicare anche dalle posizioni prese in aula dal Pd, ora non vedo le condizioni.

Non il Pd di oggi: eventualmente quello di Zingaretti.
Credo che sia necessario lavorare affinché maturino queste condizioni, perché questo significherebbe anche cambiare radicalmente la rotta del Pd. Ma, oggi, non vedo questa intenzione neanche nel fronte Zingaretti.

E da chi può ripartire, allora, questo centrosinistra allo sbando?
Dovrebbe innanzitutto ripartire da un'analisi della realtà, che invece continua a mancare. Trovo che sia consolatorio attribuire la sconfitta al fatto che il popolo non abbia capito quanto è stato bravo il precedente governo, oppure additare l'attuale come fascista. Così non si va da nessuna parte. Bisogna cambiare radicalmente rotta, cominciando dai rapporti con l'Unione europea e l'Eurozona, e a quel punto ci possono essere le condizioni di una convergenza. Ma dalle discussioni nel Pd non vedo questa consapevolezza.

Da consigliere comunale di Roma ed ex candidato sindaco, come ha preso la sentenza su Mafia capitale?
Con la consapevolezza che questo problema non può essere delegato alla magistratura, perché la responsabilità riguarda innanzitutto la politica. Bisogna intervenire preventivamente sulle cause che portano a queste degenerazioni. Il lavoro da fare è enorme e questa sfida va affrontata attraverso la partecipazione democratica e la trasparenza degli atti amministrativi, che sono ancora carenti.