16 novembre 2018
Aggiornato 20:30

Fedriga: «Italia razzista? Così l'Onu si rende ridicola»

Il presidente leghista del Friuli Venezia Giulia commenta al DiariodelWeb.it l'invio degli ispettori delle Nazioni Unite e la sentenza che ha sequestrato i fondi

Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, il suo annuncio di voler schierare i forestali al confine con la Slovenia ha attirato l'attenzione di tutta Italia. L'operazione è partita?
È partita dopo una settimana-dieci giorni, e in contemporanea c'è stato anche un aumento continuativo del personale di polizia sul confine. I dati sono confortanti, perché nell'ultima settimana sono crollati gli arrivi: ne abbiamo avuti 44, a cui dobbiamo togliere 11 respingimenti, quindi parliamo di soli 33 ingressi. Prima la forbice andava dai 40 ai 60 al giorno.

Lo stesso vale per gli sgomberi a Trieste, che aveva promesso?
Sì, assolutamente. Dal giorno successivo sono andate via quelle persone che si erano accampate nel centro storico triestino.

Proprio di questi giorni è la notizia dell'Onu che manderà i suoi uomini in Italia, definita come un Paese razzista. Che effetto le ha fatto leggerla?
Mi dispiace che un'istituzione come l'Onu stia cadendo nel ridicolo perché qualcuno vuole politicizzarla. D'altronde ci siamo abituati: proprio da quell'esperienza, ricordo, arriva anche Laura Boldrini. Se consideriamo che membri dell'Onu sono anche Paesi in cui il concetto di democrazia è molto relativo, mettersi a controllare Stati democratici come l'Italia mi sembra assolutamente fuori luogo. L'opinione pubblica in generale, anche chi la pensa diversamente da noi, non può che rendersi conto che l'Onu ha dei problemi e va fortemente riformata.

Insomma, dal suo osservatorio, non solo sulla Regione ma su tutto il Paese, il problema razzismo in Italia non è sentito?
Non esiste. Qualche episodio minoritario purtroppo c'è e bisogna colpirlo, ma detto questo non vedo neanche un segnale dell'allarme razzismo nel nostro Paese. Chi vuole diffondere questa fake news lo fa a fini strumentali, non certo per migliorare la democrazia, perché il problema non esiste.

Che conseguenze concrete sta avendo, sulla vita della Lega, la sentenza del Riesame che ha sequestrato i fondi?
Allo stato attuale siamo in attesa di capire cosa vogliano fare. Devo dire che mi sembra surreale che la condanna si riversi sulla Lega, che non è stata nemmeno citata nel processo. Siamo convinti che troveremo un riscontro in giudizio, ma al momento andiamo avanti come abbiamo sempre fatto. Il 4 marzo, con quattro euro in tasca, abbiamo preso il 17%; oggi, con due euro in tasca, siamo arrivati, almeno secondo i sondaggi, per quello che valgono, al 33%; mi auguro che con zero euro in tasca arriveremo al 50%.

Comunque non si può negare che il congelamento dei conti rischia di creare grossi problemi nella gestione quotidiana del partito.
Per capirci, se si andrà avanti in questa direzione, noi non possiamo neanche stampare un volantino. Anche se qualcuno, come sta avvenendo, facesse una donazione volontaria alla Lega per stampare quel volantino, noi non potremmo utilizzarla perché ci verrebbe sequestrata. Ma noi siamo stati abituati a crescere in mezzo alle difficoltà e continueremo a crescere anche con questa.

È ancora sul tavolo l'ipotesi di cambiare nome per ovviare a questo problema?
Il nome Lega rimarrà, a prescindere da qualsiasi processo. Poi, non sta a me scegliere le soluzioni operative, perché faccio politica, non gestisco amministrativamente il partito.

A proposito di politica, il suo esempio in Friuli Venezia Giulia conferma che, a livello locale, la coalizione di centrodestra funziona. Sarà così anche per le prossime elezioni regionali, dove si propone di ricostituire l'alleanza?
Credo che, per quanto riguarda le elezioni in un territorio, si debba decidere confrontandosi con quel territorio. Qui in Friuli Venezia Giulia, nello specifico, l'alleanza funziona bene: mi sembra che in Consiglio tutti stiano remando nella stessa direzione e anche le azioni di governo sono molto concrete, non soltanto sul fronte dell'immigrazione e della sicurezza di cui abbiamo parlato prima. Penso alle questioni economiche, con i bilanci dei Comuni e della Regione; alla trasparenza nell'assegnazione delle risorse per i futuri progetti; alla riforma sanitaria che stiamo mettendo in piedi e al riordino degli enti locali, dove stiamo riportando alla normalità dopo che negli anni scorsi si era passati da quattro Province a diciotto mini-Province. Insomma, su tutti i temi c'è unità d'intenti.