16 novembre 2018
Aggiornato 21:30

Salvini sotto attacco: "Vogliono fermarmi: ma io sono eletto dal popolo, i pm no”

E' un Matteo Salvini che si mostra per nulla preoccupato, ma anzi più forte di prima, quello che si fa vedere nella diretta Facebook
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini apre in diretta Facebook la busta con l'accusa di sequestro di persona aggravato per il caso dei migranti della Diciotti
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini apre in diretta Facebook la busta con l'accusa di sequestro di persona aggravato per il caso dei migranti della Diciotti (ANSA - Profilo Facebook Matteo Salvini)

ROMA - «Inchieste? Vogliono fermarmi. Io sono eletto dal popolo, i pm no». E' un Matteo Salvini che si mostra per nulla preoccupato, ma anzi più forte di prima, quello che si fa vedere nella diretta Facebook in cui apre la busta contenente la notifica della Procura di Palermo relativa alla sua accusa di sequestro di persona aggravato per il caso dei migranti della Diciotti. Prima il sequestro dei 49 milioni di euro alla Lega, poi questo: per il vicepresidente del Consiglio sono tutti segnali che «qualcuno ha voglia di fermare Salvini, la Lega e la voglia di il cambiamento del popolo italiano. Non ci fermeranno». Salvini non ha nessuna intenzione di indietreggiare, e anzi rilancia: «Grazie ai magistrati, grazie al procuratore di Genova, grazie a tutti: mi date solo più forza».

Magistratura non eletta dal popolo
E continua, sempre bucando lo schermo rivolto al suo esercito di elettori: «Qui c’è la certificazione che un organo dello Stato indaga un altro organo dello Stato, con la piccolissima differenza che questo organo dello Stato, pieno di difetti e di limiti, per carità, è stato eletto, altri non sono eletti da nessuno».  E chiama, come sempre, l’elettorato: «Questo ministro è stato eletto da voi, cioè a questo ministro voi avete chiesto di controllare i confini, di controllare i porti, di limitare gli sbarchi, di espellere i clandestini: me lo avete chiesto voi, quindi vi ritengo amici e complici, altri non sono eletti da nessuno – ha aggiunto esibendo l’avviso di garanzia – e non devono rispondere a nessuno»

Scontro aperto con la magistratura
Quella del leader del Carroccio è ormai una difesa necessaria e dovuta a uno scontro aperto e spietato da parte della magistratura, come lui stesso ha ribadito in due interviste alla Stampa e al Corriere della Sera, in cui ha definito il processo alla Lega un processo politico: «È chiaro che cercano di metterci i bastoni fra le ruote, si sta esagerando, qualcuno non si rassegna al fatto che Salvini sia al governo». Tanto da arrivare a chiedere una modifica al ddl anticorruzione approvato appena qualche giorno fa dal Consiglio dei ministri, a cui Salvini infatti non aveva partecipato perché, aveva detto, «in Italia non ci possono essere 60 milioni di indagati: non possiamo mettere tutti alla mercé del primo giudice che inizia a intercettare o pedinare o indagare chiunque gli capiti a tiro»

Csm contro
La diretta Facebook di Salvini non è per nulla piaciuta al vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, che ha espresso «forte preoccupazione per il contenuto delle dichiarazioni del Ministro degli Interni» che «anche per le modalità con le quali sono state rese risultano lesive del prestigio e dell’indipendenza dell’ordine giudiziario e si pongono in contrasto con il doveroso rispetto delle prerogative che si deve a ciascuno dei poteri dello Stato». Legnini aggiunge che «come ribadito dal plenum del Csm di mercoledì scorso, sulla tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura non si può arretrare, nell’interesse della tenuta del sistema democratico e perché essa agisce in virtù dei poteri conferitigli dalla Costituzione e non ha certo bisogno di trarre la sua legittimazione dal voto dei cittadini». Anche l’Associazione Nazionale Magistrati scende in campo, e tuona: «Le dichiarazioni di oggi del Ministro dell’Interno, intervenute dopo la notifica degli atti da parte della Procura di Palermo in merito alla vicenda della nave Diciotti rappresentano un chiaro stravolgimento dei principi costituzionali, che assegnano alla magistratura il compito e il dovere di svolgere indagini ed accertamenti nei confronti di tutti, anche nei confronti di chi è titolare di cariche elettive o istituzionali»

«Non ce l’ho con nessuno"
«Non ce l’ho con nessuno" - replica secco Salvini - "sono sereno nel mio ufficio e non mi ritengo né un sequestratore né un eversore». Certo è però che «correnti di destra, di sinistra in un ruolo come quello della magistratura – ha detto – non hanno senso, perché la magistratura emette sentenze, decide della colpevolezza e dell’innocenza». Sottolinea di apprezzare «il lavoro dei tantissimi giudici che fanno obiettivamente, onestamente ed efficacemente il proprio lavoro di lotta alla corruzione, alla mafia, agli sprechi: giù il cappello" ma, dice, "capisco un po’ meno quei pochissimi giudici che si proclamano di sinistra, così come li capirei poco se si proclamassero di destra, e in base a questa loro cultura politica e partitica emettono sentenze»«Chi decide della vita altrui, della colpevolezza e dell’innocenza e si proclama di destra o di sinistra, secondo me perde di libertà e autorevolezza», conclude Salvini. 

Bonafede e Di Maio si smarcano
Dal capo del Viminale si sono subito smarcati prima il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che ha commentato: «Il ministro può ritenere che un magistrato sbagli ma rievocare toghe di destra e di sinistra è fuori dal tempo. Non credo che Salvini abbia nostalgia di quando la Lega governava con Berlusconi. Chi sta scrivendo il cambiamento non può pensare di far ritornare l’Italia nella Seconda Repubblica». Luigi Di Maio, ospite a In Onda, rinforza la tesi: «Quando si dice che ci sono magistrati di destra e sinistra stiamo riportando il Paese alla Seconda Repubblica. Non scateniamo questa guerra con la magistratura o i cittadini ci diranno ‘state combattendo o state governando?’».