22 settembre 2018
Aggiornato 04:00

Il 'capo' dei vescovi ancora contro Salvini: «'Fanfarone da osteria' perché parla senza sapere»

Monsignor Galantino torna a scagliarsi contro il ministro dell'Interno: «Mi definisce comunista? Non me la prendo. Anzi...»
Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei
Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

VENEZIA - «Il signor Galantino, portavoce dei vescovi, pensa che gli italiani debbano accogliere tutti gli immigrati sempre e comunque. E i leghisti che non la pensano come lui, sono 'fanfaroni da osteria'. (...) Ma l'Italia è ancora una Repubblica o dipende dal Vaticano? Chiedo a voi amici cattolici ma questo Galantino ha rotto le scatole?». Era l'agosto del 2015 quando Matteo Salvini, su Facebook, parlava così di monsignor Galantino. Oggi Salvini è ministro dell'Interno ma tra i due i rapporti sono tutt'altro che migliorati. E in occasione di un evento all'Hotel Excelsior al Lido di Venezia, nell'ambito della 75a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, durante la premiazione della regista Liliana Cavani, il capo dei vescovi è tornato ad attaccare i politici in generale e il leader leghista in particolare. Lo scontro tra Galantino e Salvini si palesò in tutta la sua forza alla vigilia delle ultime elezioni: la scintilla fu quando il leader del Carroccio salì sul palco di Piazza Duomo, a Milano, con un crocifisso in mano. Immediate le critiche del monsignore, che parlà di «sciacallaggio» per «quattro voti in più». Da allora i due hanno silenziato i cannoni. Fino a due giorni fa quando, a margine di una premiazione in occasione del Festival di Venezia Galantino si è concesso ai microfoni di Corriere Tv.

«I politici parlano dei migranti senza sapere» 
All'inizio le critiche di monsignor Galantino sono generali, rivolte all'intera classe politica: «Sono giorni difficili a causa di una comunicazione falsata». Per il capo dei vescovi è in atto un «tradimento della verità» che avviene, «ad esempio, tramite la semplificazione». Al centro, la questione dei migranti: «Pesa la mancanza di conoscenza, di conoscenza della storia, per cui uno può permettersi oggi di dire una cosa, domani di dire il contrario e di venire applaudito sia oggi che domani. Questa è la cosa più grave in questo momento.  Se noi andassimo a verificare le affermazioni di certi politici ne scopriremmo delle belle. Qui c'è un problema culturale».

«Io comunista? Non me la prendo»
Poi il focus si sposta su Matteo Salvini, che in passato definì Galatino «un comunista». Ma il monsignore non se l'è presa. Anzi: «Se per comunista si intende una persona che guarda negli occhi la gente, sta con le persone e non se ne sta con le mani in mano, ma cerca di fare qualcosa contro la sofferenza e il dolore, allora sono comunista. Ma quello è il vangelo».

A tre anni di distanza, tornano «i fanfaroni»
Il giornalista del Corriere torna a tre anni fa, a quel «fanfaroni da osteria» riferito a Salvini in particolare e al popolo leghista in generale che tanto fece infuriare il leader del Carroccio: «Tornavo da poco da una visita nei campi profughi e sentivo parlare degli immigrati come scansafatiche. Io invece avevo visto delle famiglie sofferenti». Nessuna retromarcia, quindi. «Dobbiamo guardare negli occhi i migranti». Ma «invece di far strada ai poveri, c'è chi si sta facendo strada grazie ai poveri». E sul caso Diciotti torna all'attacco: «In questo momento nelle nostre strutture non ci sono cento immigrati. Ci sono 26mila persone, accolte non da oggi. Po sento dire 'aiutiamoli a casa loro'. Bene, noi abbiamo missionari che da secoli stanno lì per fare anche promozione umana, non solo evangelizzazione. Basta andare avanti per slogan».