6 aprile 2020
Aggiornato 04:30
Dopo lo «scontro rude» con Grillo e Salvini

Mossa di Galantino, niente convegno per far decantare le polemiche

Il Segretario generale della CEI non pronuncerà la prevista lectio in onore di De Gasperi in Trentino: «la via migliore affinché alcune idee di fondo e alcuni valori si accreditino, puntando ad affermarsi»

ROMA (askanews) - A sorpresa, ma non troppo, il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons. Nunzio Galantino, al centro, in questi giorni, di polemiche con esponenti politici dei diversi schieramenti in merito all'accoglienza degli immigrati, non pronuncerà, come previsto, l'annuale «lectio» in onore di Alcide De Gasperi nel Trentino per evitare «con la mia sola presenza», ha fatto sapere il vescovo in una nota diramata a metà giornata, «di contribuire a rafforzare polemiche o anche semplicemente di allontanare il momento del rasserenamento di un clima invano esasperato».

Le polemiche, in effetti, non tendevano a diminuire. Da quando, in un'intervista alla Radio vaticana, il «don» scelto un paio di anni fa da Papa Francesco, nella sorpresa generale, alla guida della macchina dell'episcopato italiano, aveva definito «piazzisti» quanti (Salvini, Grillo) non vogliono accogliere i migranti che arrivano sulle coste italiane. Dose rincarata da una seconda, ancora più pirotecnica intervista, questa volta a Famiglia Cristiana, nella quale criticava anche il Governo per fare troppo poco (ad esempio non modificare la vigente legge Bossi-Fini) di fronte all'emergenza. L'intervista al settimanale dei Paolini veniva poi parzialmente smentita dall'ufficio stampa Cei, che ha parlato di parole «riportate in modo esagerato nei toni» all'interno di un «colloquio confidenziale». La slavina di critiche e commenti era però innescata. Malumore a Palazzo Chigi. Rispostacce da parte della Lega («Ha rotto le balle», «E' un vescovo comunista») e del movimento Cinque stelle, giornali di area berlusconiana all'attacco. Il linguaggio notoriamente schietto di questo «pastore con l'odore delle pecore», chiamato da Jorge Mario Bergoglio a svecchiare la Cei e ridarle afflato pastorale e sensibilità sociale, complice il vuoto di agosto, è esploso come un fuoco d'artificio. La Chiesa - e non i profughi e gli immigrati - è finita al centro dell'attenzione mediatica. Tanto più che, negli stessi giorni, un parroco veneto ha vietato la preghiera degli Alpini a messa. Apriti cielo.

A quel punto Galantino, «in continuità con l'atteggiamento di riservatezza e di silenzio adottato nell'ultima settimana», ha deciso di diramare un comunicato con il quale ha annunciato che questa sera non si recherà in Trentino per l'annuale «lectio degasperiana» che doveva tenere. «Mi scuso con ciascuno di voi - a partire dagli amici della Fondazione - se questa sera non sono a presentarvelo di persona, come pur sarebbe giusto. La scelta di affidarlo al Prof. Giuseppe Tognon l'ho soppesata con cura al fine di evitare, con la mia sola presenza, di contribuire a rafforzare polemiche o anche semplicemente di allontanare il momento del rasserenamento di un clima invano esasperato. Proprio nel soffermarmi su alcune pagine biografiche di De Gasperi, mi sono convinto che la disponibilità a fare un passo indietro a volte sia la via migliore affinché alcune idee di fondo e alcuni valori si accreditino, puntando ad affermarsi. Questa fiducia è rafforzata dalla consapevolezza che, se con parole forti ho potuto urtare la sensibilità di qualcuno, l'ho fatto per un'istanza che continuo a credere esclusivamente evangelica».

Il concetto è chiaro. Galantino fa un passo indietro (o, comunque, di lato), per non «impallare» lo schermo dell'opinione pubblica e finire, senza volerlo, a distrarre l'attenzione mediatica dal vero dramma che sta a cuore alla Chiesa di Papa Francesco, i migranti che continuano a morire nel Mediterraneo. La mossa odierna di Galantino ha avuto una premessa ieri, quando, da tempo assente dalla scena pubblica, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, è intervenuto sulla questione dei profughi, incontrandone alcuni nella sua Genova, domandandosi «se questi organismi internazionali, come l'Onu, in modo particolare, che raccoglie il potere politico, ma sicuramente anche il potere finanziario, hanno mai affrontato in modo serio e deciso questa tragedia umana». Un'accusa all'Onu - non a questo o quel partito, non all'Unione europea - che ha subito incassato l'esplicito consenso di due big della Lega, Roberto Maroni e Luca Zaia. Quasi un prologo di armistizio.

La sostanza, peraltro, non cambia. Papa Francesco è un po' allergico alla politique politicienne italiana. Si muove su scenari più ampi (è di oggi la richiesta delle Farc di un incontro quando visiterà Cuba, il mese prossimo, per accelerare il processo di pace in Colombia). Ha delegato ai vescovi italiani, e in particolare a Galantino, i rapporti con i Palazzi romani. Ma non rinuncia, al contempo, a spostare il baricentro della Chiesa cattolica, lontana da quei «valori non negoziabili» di ruiniana memoria, verso questioni (immigrazione, disoccupazione, tratta degli esseri umani) che toccano il cuore di quei «poveri» che - non si stanca di ricordarlo - sono al cuore del Vangelo e della «misericordia» di Dio, come ribadirà senza tregua durante il giubileo che si apre a dicembre prossimo. Non a caso lo stesso Galantino, fermo quando si tratta di criticare la decisione della Consulta sulle scuole paritarie, si è dimostrato pragmatico di fronte a questioni che, solo un decennio fa, avrebbero visto la Cei mobilitata (il family day di piazza San Giovanni, disertato dai vescovi, o il ddl Cirinnà, criticato ma senza furori). Non tutti i vescovi seguono Galantino (e il Papa) e qualche scaramuccia verbale è messa in conto. Tanto più che anche a Palazzo Chigi, oggi, siede un giovane premier «rottamatore» che non disdegna il parlare franco.

Sull'immigrazione, in sostanza, il pungolo che la Chiesa ha esercitato in questi giorni non viene deposto dall'episcopato italiano. Matteo Salvini accusa i vescovi di «rompere le balle ai sindaci»? «Dipende, forse sì. Ma se lo facciamo è perché portiamo avanti una visione diverse delle cose», ha detto oggi mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, all'Unità. «Eppure ci ostiniamo a non guardare le cause: è un delitto salvare la propria vita? E' un reato cercare di non morire di fame? E' come se io reagissi ad una febbre che non va via rompendo il termometro».

Il vescovo di Monreale Michele Pennisi, da parte sua, non risparmia critiche in un'intervista alla Stampa: «Dobbiamo guardarci dal cinismo di chi pensa di approfittare delle sventure altrui per fare affari. Uno scandalo», «immobiliaristi, cooperative legate a personaggi politici, fornitori di servizi, alberghi che ospitano immigrati»... Idee in linea con quello che pensa Galantino. Che, in un passaggio della «lectio degasperiana» che non pronuncerà questa sera, anticipata ieri dal Corriere della Sera, citava Paolo VI, per dire che la politica è la «forma più alta della carità»: «E' questo che mi ha spinto a essere fin troppo chiaro (qualcuno ha scritto 'rude') negli interventi di questi ultimi giorni sui drammi dei profughi e dei rifugiati».

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