19 settembre 2018
Aggiornato 20:30

Sapelli: «Macché spread, lasciate lavorare il governo!»

L'economista analizza ai microfoni del DiariodelWeb.it la manovra economica allo studio dell'esecutivo Lega-M5s: «Il progetto del ministro Tria è giusto»

Professor Giulio Sapelli, economista, il governo Conte sta lavorando alla sua prima legge di bilancio. Che impressione le fanno le indiscrezioni che circolano?
Bisognerebbe evitare di parlare e di sparare numeri. Ma apprezzo che la discussione avvenga con dei tratti diversi da quelli che si trovano sui giornali. Quando si va a vedere cosa dicono effettivamente queste persone, mi sembra che non ci sia nessuna escalation di follia anti-Ue.

Anzi, il governo ha chiarito che il limite del 3% del rapporto deficit/Pil non sarà sforato, ma solo sfiorato.
Al massimo, Tria si attesta su un 2%. La Ue, con questa defaticante trattativa, ci dovrebbe concedere l'1,2%: facilissimo da raggiungere se si segue la vecchia «golden rule», secondo cui le spese per investimenti non vanno calcolate nel debito. A questo aggiungiamo anche quella massa di investimenti che Juncker ci aveva promesso e forse non ci vuole più dare, ma che in ogni caso il ministro Tria ha giustamente detto di poter movimentare, tra Cassa depositi e prestiti e le imprese controllate. Mi sembra giusto non perseguire la follia liberista, ma tornare alla sana economia classica, che sostiene che per abbassare il debito bisogna fare investimenti. Naturalmente, per stimolare la crescita ci vuole un po' di tempo, quindi la prima cosa che bisogna chiedere è proprio il tempo. E, nel frattempo, ci si prepara a rinegoziare i trattati: ma questo non bisogna dirlo, bisogna farlo.

Insomma, la posizione dell'esecutivo le sembra razionale.
Mi sembra giusta. Se usciamo dal circo dei giornali mainstream, e andiamo a vedere quello che effettivamente dicono di voler fare, questo governo non deve impensierire nessuno: infatti lo spread scende. Nonostante l'assalto mediatico ai suoi danni, mi sembra che il governo tenga. Anche perché, guardiamoci in giro: in Spagna non c'è una maggioranza; in Francia Macron assottiglia sempre più il suo consenso; in Germania siamo arrivati al punto che la Merkel ha proposto come presidente del Ppe e quindi del Consiglio europeo dopo Juncker, un bavarese della Csu... Quindi cosa vogliamo? Lasciamo lavorare tranquillo questo governo.

Quindi lei non condivide tutti questi timori sulla tempesta finanziaria in autunno.
Io ho sempre sostenuto che non ci sarebbe stata alcuna tempesta. I cosiddetti mercati, cioè i grandi fondi, sono molto più intelligenti dei giornalisti.

Non ci vuole molto...
E molto più intelligenti della borghesia «vendedora», cioè di quella parte di classe dirigente che lavora per il default. Purtroppo noi, insieme all'Argentina, siamo l'unico Paese al mondo dove esiste questa realtà. Ma questo default non arriva perché l'Italia, fortunatamente, è ancora una grande potenza mondiale dal punto di vista industriale e geopolitico.

I margini per iniziare a realizzare alcune delle promesse elettorali, come flat tax e reddito di cittadinanza, esistono?
Ci sono i margini se si segue il progetto Tria: ovvero se queste riforme vengono realizzate pezzo per pezzo, in quattro o cinque anni. Quello è un programma di governo, è chiaro che non si può realizzare tutto insieme. Almeno finché non cambiamo le regole europee. Sono cose che capiscono anche i bambini, ma che non capiscono gli editorialisti dei grandi giornali.

O che fanno finta di non capire, più probabilmente.
Questo non lo so. Io ho un'antropologia positiva: non voglio né manette, né accuse...

Recentemente l'abbiamo vista protagonista di un duello televisivo con Pier Carlo Padoan sulla riforma delle pensioni.
Cosa vuole... Gli interlocutori, in questo mondo, non ce li si sceglie: si trovano quelli che ci mettono davanti.

Continua a ritenere una priorità assoluta quella di porre rimedio agli sfasci della legge Fornero?
Abbiamo aperto una ferita ignobile, lasciando sulla strada decine di migliaia di lavoratori esodati. Di che parliamo? Non c'è più vergogna...

Ogni tanto ripensa a quel giorno in cui sembrava lei il premier designato?
No, no, grazie... Non ci ripenso assolutamente.

Non le dispiace di non essere stato scelto? Anzi, è sollevato?
Io sono un patriota. Se avessi dovuto fare un sacrificio, l'avrei anche fatto. Ma c'erano tutte le condizioni perché le cose si svolgessero diversamente.