16 novembre 2018
Aggiornato 15:30

Ora la Chiesa va in difesa dei 'migranti ambientali'

La Cei e l'Unhcr: «Serve un ordinamento giuridico che garantisca chi è sfollato a causa del cambiamento climatico e dei disastri naturali»
Migranti davanti alla Prefettura di Napoli
Migranti davanti alla Prefettura di Napoli (ANSA/CESARE ABBATE)

ROMA - Lo scenario è suggestivo: l'antica città di Veroli, in provincia di Frosinone, tra i più borghi italiani. Qui ieri ha preso il via la XIII Giornata Nazionale per la custodia del Creato e XIII Forum della Stampa, organizzata dalla Diocesi di Frosinone Veroli Ferentino per la CEI e da Greenaccord. Ed è qui ch il dibattito centrale della giornata ha messo al centro «il fenomeno dei profughi climatico-ambientali», un fenomeno «di rilevanza primaria e d'intensità superiore a quello dei profughi da guerra». Così è entrato subito nel vivo del tema il Mons. Spreafico, Vescovo della Diocesi di Frosinone Veroli Ferentino, portando alla riflessione una serie di dati. «Secondo l'Organizzazione mondiale delle migrazioni nel 2014 la probabilità di essere sfollati a causa di un disastro è salita del 60% rispetto a 40 anni fa». Secondo l'Internal Displacement Monitoring Centre del Norwegian Refugee Council, dal 2008 al 2015 ci sono stati 202,4 milioni di persone delocalizzate o sfollate, il 15% per eventi geofisici come eruzioni vulcaniche e terremoti, e l'85% per eventi atmosferici. 

La difesa dei 'migranti ambientali'
«All'origine del fenomeno esistono un intreccio di cause che hanno reso molte terre inabitabili tra guerre, cambiamenti climatici e disastri ambientali, fame, povertà, disuguaglianze, dittature e persecuzioni» ha spiegato Mons. Spreafico, per poi chiosare: «Se i migranti ambientali non vengono riconosciuti come rifugiati dalla Convenzione di Ginevra e non possono contare su alcun livello di protezione internazionale dobbiamo allora superare la definizione di rifugiato e in questo l'Europa dovrebbe farsi promotrice presso l'Onu perché vengano riconosciuti diritti anche ai profughi ambientali».

L'immigrazione oggi
Commentando l'attualità del fenomeno migratorio, Fabio Longoni (Direttore Ufficio Nazionale Politiche Sociali e del Lavoro della CEI) ha dichiarato: «Non ci sono Stati sovrani sul Creato, ci sono Stati sovrani che si circondano di confini che chi si trova a vivere in estrema necessità è portato a superare per cercare un futuro vivibile e migliore». Felipe Camargo, Responsabile Europa del Sud per l'UNCHR (ONU) è intervenuto nel vivo dell'attualità politica dei migranti: «Le dimensioni del fenomeno dei rifugiati ambientali fanno capire l'importanza di creare un ordinamento giuridico che garantisca chi è sfollato a causa del cambiamento climatico e dei disastri naturali. Queste persone una volta passata la frontiera perdono la protezione legale internazionale. Lo spostamento forzato legato ai cambiamenti climatici è una realtà ampiamente sottovalutata e non regolamentata a livello internazionale né in ambito comunitario».