17 settembre 2019
Aggiornato 16:30
Infrastrutture

L'economista Arrigo: «Quanti favori alle Autostrade dei Benetton»

L'esperto di economia dei trasporti analizza al DiariodelWeb.it la convenzione finalmente pubblicata: «Garantisce un profitto del 10%, altissimo e insensato»

ROMAUgo Arrigo, professore di Economia e finanza pubblica all'università di Milano Bicocca, leggendo il testo della convenzione di Autostrade per l'Italia, che finalmente è stato pubblicato, viene da dare ragione alla sua tesi: il concessionario gode di privilegi inspiegabili.
E se fino ad oggi quel testo era rimasto segreto, l'unica spiegazione plausibile è che si volesse nascondere agli altri concessionari l'elevatissimo rendimento garantito sul capitale (10% lordo all'anno, ndr). Probabilmente gli altri monopolisti non hanno goduto di profitti così elevati, ma questo lo capiremo solo esaminando anche le altre convenzioni.

Un rendimento così pazzesco forse non lo garantiva nemmeno Bernie Madoff...
Per di più tenendo conto che i loro investimenti sono tutti a debito. Potendo contare su un'attività economica che ha risultati certi, chi gli presta i soldi percepisce un rischio basso, quindi offre tassi estremamente convenienti. Loro emettono obbligazioni al 2-3% e poi lo Stato gli garantisce il 10%... Qualunque cittadino normale sognerebbe condizioni del genere.

E questi stessi investimenti in manutenzione promessi non vengono mai onorati completamente.
Perché sembra non esserci chi li controlla. Non si verifica nemmeno che gli investimenti proposti siano necessari, e non siano solo una giustificazione per il rendimento. Spiego: se loro aumentano il capitale investito, hanno diritto a quella remunerazione altissima di cui hanno goduto, invece nel caso delle manutenzioni ordinarie questo non accade. Dunque non c'è nessuna garanzia che non vi sia un eccesso di investimenti inutili e magari una carenza di manutenzioni indispensabili.

Lei scrive che, di fronte a quanto successo, non solo è giusto, ma addirittura doveroso ritirare la concessione.
Assolutamente sì, anche se il ponte non fosse crollato. Una situazione del genere non ha nessun senso e credo sia incompatibile con il principio di equità sancito dalla Costituzione. Se vuoi affidare un bene a un privato, lo metti a gara: lo Stato non può scegliere discrezionalmente a chi concedere un favore.

Bisogna fare una nuova gara per un concessionario privato o addirittura rinazionalizzare le autostrade?
Sono incerto: se si rinazionalizzasse per darle in capo ad Anas, temo che passeremmo dalla padella nella brace. Io sono per la chiusura di Anas, sulla quale esistono molte riserve: non ha senso che esista una Spa privata che svolge, in modo inefficiente, un compito che spetterebbe direttamente allo Stato.

Lo stesso vale anche per la ricostruzione del ponte, che secondo Toninelli e Di Maio spetterebbe ad un'azienda di Stato?
Sicuramente è corretto che la ricostruzione sia gestita dallo Stato: non si può lasciarla a chi ha consentito che il ponte cadesse. Chi rompe paga, ma non ricostruisce: la ricostruzione spetta al proprietario del bene danneggiato. La procedura più corretta per scegliere un costruttore sarà sicuramente una gara, ma la progettazione dev'essere pubblica, non può essere lasciata alla discrezione dell'attuale concessionario, pesantemente inadeguato. La mia idea è che, se si può fare un ponte, in prossimità di quello crollato ma di capacità maggiore, per esempio con tre o quattro corsie per senso di marcia anziché due, questo potrebbe rendere inutile anche il vecchio progetto della Gronda.

Qualche mese fa si parlò di lei anche come possibile commissario di Alitalia: ci sono stati contatti in tal senso?
Diciamo che le mie opinioni sono state sentite dal governo, ma non ho idea di quanto siano interessati a seguirle. Da liberale ritengo che oggi non esistano soluzioni di mercato per Alitalia e quindi l'intervento pubblico sia l'unica alternativa sensata. Altrimenti l'azienda andrebbe chiusa, si perderebbero migliaia di posti di lavoro e le conseguenze sulla finanza pubblica sarebbero ancora peggiori. Ma sono sempre abbastanza scettico sull'idea di usare imprese pubbliche che fanno altro. La più vicina sembra essere Ferrovie: non sono a priori del tutto contrario, ma bisogna fare attenzione al problema della concorrenza aereo-treno.