14 novembre 2018
Aggiornato 03:00

Il braccio destro di Di Maio avverte Berlusconi: «Rivedremo anche le concessioni tv»

Il sottosegretario Stefano Buffagni manda un avviso diretto all'ex Cav: oltre alle concessioni delle autostrade verranno rivalutate anche quelle delle frequenze
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, all'uscita dall'ospedale San Raffaele
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, all'uscita dall'ospedale San Raffaele (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

ROMA – Tira aria di rivoluzione nel campo delle concessioni pubbliche. Non solo per quanto riguarda il settore delle autostrade, tornato tragicamente d'attualità dopo il disastro di Genova. Come ricostruisce oggi il Sole 24 Ore, sono ben 35 mila (dalla gestione del gas a quella dell'acqua, dall'elettricità alle telecomunicazioni) quelle che ora il governo vuole revisionare, con l'obiettivo di incrementare gli incassi. Compresa una che ha un particolare valore politico: quella delle frequenze televisive. Che, inevitabilmente, interessa molto uno dei soggetti oggi all'opposizione dell'alleanza Lega-M5s: Silvio Berlusconi.

La posizione del Movimento
A mandare questo avviso diretto all'ex Cav è nientemeno che Stefano Buffagni, braccio destro di Luigi di Maio e sottosegretario agli Affari regionali, che in un'intervista rilasciata al Messaggero ha ribadito la politica di nazionalizzazione perseguita dal Movimento 5 stelle: «Si faranno le valutazioni sul rispetto del contratto e sul come ha agito il concessionario, poi si decide facendosi trovare nel caso pronti come Stato alla gestione – ha messo in chiaro Buffagni – Riguardo a Genova, stiamo procedendo con la revoca, visto il disastro che Autostrade ha provocato. Poi vedremo. Non vale il principio che lo Stato è per forza buono e il privato necessariamente cattivo e viceversa. Vedo più lo Stato in un ruolo da regista, piuttosto che di gestore diretto».

Pizzino a Berlusconi
Ma, come detto, questa posizione non riguarda soltanto la rete viaria: «Ci aggiungo le concessioni ferroviarie e radiofoniche, dell'acqua minerale, delle telecomunicazioni e delle televisioni, le derivazioni idroelettriche. Se qualcuno in passato ha fatto favori a queste aziende concessionarie, è arrivato il momento di mettere ordine. Questa è roba di tutti su cui c'è chi ci fa il business con ricavi spropositati. Il privato è sempre il benvenuto, ma noi dobbiamo difendere gli interessi del pubblico. Lo Stato per troppo tempo ha abdicato al governo delle proprie infrastrutture». Insomma, Berlusconi è avvertito: anche le sue concessioni televisive non sono al sicuro: «Noi non facciamo la guerra a nessuno. E non abbiamo pregiudizi. È finito semplicemente il tempo dei favori agli amici. In passato, come per le autostrade, sono state fatte valutazioni eccessivamente benevole e stiamo studiando le carte per vedere se esistono i presupposti per aumentare i ricavi a favore dello Stato e dunque dei cittadini. chi non ha ricevuto trattamenti di favore può dormire tranquillo. Se la concessione (a Mediaset, ndr) è stata fatta bene, se non ha ricevuto favori, non ha nulla da temere». Altrimenti...