23 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
Infrastrutture

Parla l'esperto: «Autostrade e ministero sapevano, ma non hanno fatto nulla»

Dario Balotta ha fatto rumore con un'intervista alla tv svizzera. Ai microfoni del DiariodelWeb.it ribadisce i toni durissimi contro il gestore del ponte Morandi

Dario Balotta, esperto di infrastrutture e di trasporti, dopo giorni in cui la società Autostrade sosteneva che tutte le relazioni in loro possesso dessero il ponte Morandi in buono stato, lei ha sostenuto invece, in un'intervista alla tv svizzera che è rimbalzata molto sul web, che il concessionario sapesse. Oggi un documento dell'Espresso rivela che sia la società, sia il ministero, erano informati della corrosione dei tiranti fin da febbraio. Quindi aveva ragione lei?
Sì. Infatti io dico che, alla luce di quella situazione, la prima cosa da fare fosse contingentare il traffico, cioè dimezzarlo: da 100 mila a 50 mila veicoli. E poi ridurre la velocità e il peso massimo dei Tir che potevano attraversarla. Solo che questo avrebbe prodotto degli effetti sulla viabilità, che nessuno voleva gestire con l'opinione pubblica, nonché una netta riduzione dei ricavi da pedaggio. Per questo Autostrade non ha preso l'unico provvedimento di buon senso. Né tantomeno il ministero glielo ha imposto, per non rischiare, in attesa del controllo di ottobre, che il ponte crollasse.

Hanno accettato indirettamente il rischio di una tragedia.
Esattamente.

È grave che lo faccia una società privata, ma titolare di concessioni pubbliche, ma è ancora più grave che lo faccia un ministero.
Il ministero doveva avere forza e coraggio. Ma, invece di controllare, di vigilare e indirizzare i concessionari autostradali, come prevedono le regole, ne è subalterno. E la mancanza di uomini e mezzi per la vigilanza non è una giustificazione: il ministero non negoziava e non si confrontava, ma accettava ciò che disponeva Autostrade.

Il ministero aveva anche gli strumenti per rivedere i pedaggi, nel momento in cui avesse accertato che la manutenzione non era sufficiente.
Invece i pedaggi continuavano a crescere, perché ogni volta Autostrade inseriva un nuovo intervento, per ripagare il quale chiedeva un aumento. Poi magari l'intervento non si faceva nemmeno, ma intanto il pedaggio era aumentato. Normalmente, al contrario, quando si vuole realizzare una nuova opera si ricorre al mercato, si fa un debito e poi lo si ripaga con l'aumento dei veicoli che transitano. La rete è degli anni '60, quindi sarebbe interamente da rifare, ma è già ammortizzata; inoltre il traffico continua ad aumentare, quindi gli introiti aumentano a prescindere dalle tariffe; per non parlare della riduzione dei costi, grazie all'eliminazione degli addetti ai caselli e all'introduzione del Telepass. E la manutenzione la fanno quando hanno voglia... Qui ci sarebbero tutti i motivi per ridurre i pedaggi, altro che aumentarli. Altrimenti i profitti diventano extra-profitti, a danno della sicurezza e dei consumatori.

Ma Autostrade ha beneficiato della copertura di gran parte della politica.
Che non ha fatto il suo dovere: difendere gli interessi comuni.

E anche dei grandi mezzi d'informazione: non a caso la sua voce si è sentita solo dalla tv svizzera.
Io lo urlavo da vent'anni, in realtà, insieme ad alcuni esperti e a pochi politici. La politica, di fronte ai poteri forti, invece di tirare fuori le unghie, le ritrae. Così il ministero ha fatto il forte con i deboli e il debole con i forti. Non avendo neanche le risorse per i controlli, ha previsto nella convenzione che le trasferte le pagasse la concessionaria.

Alla faccia del conflitto d'interessi...
Come se io la pagassi per farmi quest'intervista. Allora potrei chiederle di scrivere quello che voglio io, le pare? Abbiamo ribaltato completamente la logica: se lo spiegassimo agli inglesi, diventerebbero matti.

E l'ipotesi in campo, quella di rinazionalizzare le autostrade, la convince?
Io farei così: il ponte lo rifarei con una gara internazionale. Sarebbe un primo grande schiaffo ad Autostrade, che ci metterebbe i soldi ma non lo costruirebbe lei. E poi non ritirerei la concessione, ma la rimetterei a gara anche quella. Potrebbe vincerla di nuovo Autostrade, partecipando come tutti gli altri, ma solo dando garanzie migliori. Al netto dell'individuazione delle responsabilità e del pagamento delle eventuali penali, che saranno da accertare. Sulla nazionalizzazione starei attento: ha idea di come gestisce le strade l'Anas?