19 agosto 2018
Aggiornato 23:00

L'allarme della Lega: «I mercati ci attaccheranno. Questo governo non piace ai potenti»

Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, ricorda quanto accaduto sette anni fa con Berlusconi. E Forza Italia stavolta 'tifa crisi'
Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Giancarlo Giorgetti
Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Giancarlo Giorgetti (Riccardo Antimiani | ANSA)

Un attacco speculativo dei mercati finanziari: è il timore del sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti. «L'attacco io me lo aspetto» dice in un'intervista al quotidiano Libero: «I mercati sono popolati da affamati fondi speculativi che scelgono le loro prede e agiscono. Abbiamo visto cosa è accaduto a fine agosto nel '92 e sette anni fa con Berlusconi. L'Italia è un grande Paese e ha le risorse per reggere, anche grazie al suo grande risparmio privato. Quello che mi preoccupa è che, nel silenzio generale, gran parte del risparmio italiano è stato portato all'estero e, quindi, la gestione dei nostri titoli non è domestica».

«Il governo populista non piace all'Europa»
L'esponente leghista osserva che il governo populista non piace all'Europa: «Non è tollerato. La vecchia classe dirigente italiana ed europea vuol far abortire questo Governo per non alimentare precedenti populisti». Giorgetti però assicura che «l'accordo con il Movimento è saldo» e che la durata dell'esecutivo «non sarà di breve termine. Ho dato i compiti delle vacanze ai ministri. Il 25 agosto l'attività riprenderà a pieno regime. Ci ritroveremo ciascuno con il proprio dossier e metteremo tutto in un mega frullatore dal quale verrà fuori la manovra finanziaria». Nella legge di bilancio ci sarà spazio per una «riduzione dell'aliquota fiscale, reddito di cittadinanza e ritocco della legge Fornero. Ci sarà qualcosa di tutto, siamo d'accordo con M5s e anche con Tria».

Brunetta avverte: «Italia come Lehman Brothers»
«Quanto è avvenuto la scorsa settimana sui mercati finanziari può essere solo un assaggio di quanto accadrà il prossimo settembre, dal momento che i presupposti per lo scatenarsi di una tempesta finanziaria perfetta ci sono già tutti»: è l'allarme di Renato Brunetta, deputato di Forza Italia. «Ne abbiamo avuto una prova con il crollo della lira turca, che in pochi minuti ha perso il -12% nei confronti del dollaro, un collasso che ha pochi precedenti nella storia finanziaria moderna. La Turchia, ormai un gigante dai piedi d'argilla, si sta sgretolando sotto i dazi imposti da Donald Trump, schiacciata dal peso di un super dollaro che sta mietendo vittime tra le principali economie emergenti, arrivando fino al punto di contagiare l'euro».

Il quadro internazionale
«Il quadro finanziario internazionale che si sta delineando» avverte Brunetta «è da brividi. Infatti, il mix letale tra la stretta monetaria inaugurata dalla Federal Reserve, che alzerà quasi sicuramente i tassi d'interesse anche nella prossima riunione di settembre, e la guerra commerciale tra Stati Uniti e Resto del mondo, sta provocando una corsa degli investitori ad investire in attività finanziarie denominate in dollari e nei beni rifugio, tra i quali i Bund tedeschi. I paesi considerati rischiosi e molto legati all'economia turca, come l'Italia, vengono abbandonati, facendo lievitare i rendimenti sui loro titoli di Stato, che hanno sempre meno compratori. Solo nella scorsa settimana, il costo della crisi turca per l'Italia potrebbe essere stimabile in 2 miliardi di euro, che si aggiungono agli altri 4 perduti per via dell'aumento di 100 punti base dello spread, per effetto della crisi di fiducia degli investitori verso le politiche economiche del governo Lega-Movimento Cinque Stelle, conflittuali e inattuabili per mancanza di fondi».

«L'Italia deve cambiare rotta»
«In assenza di un rapido cambio di rotta da parte dell'esecutivo giallo-verde» conclude «l'Italia potrebbe così trovarsi a settembre in una nuova crisi in stile Lehman Brothers, nel momento stesso in cui la Bce cesserà il suo programma d'aiuto agli Stati in difficoltà. Andando avanti di questo passo, anziché destinare risorse per finanziare flat tax e reddito di cittadinanza, il Governo si ritroverà nell'obbligo di spenderle tutte per pagare i maggiori interessi sul debito».