23 ottobre 2018
Aggiornato 08:00

Flat tax e reddito di cittadinanza, ma il governo dove troverà i soldi?

La legge di Bilancio 2019 costerà almeno 25 miliardi di euro. Per reperirli, le ipotesi sarebbero due: l'aumento parziale dell'Iva o lo stop al bonus degli 80 euro
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria (ANSA/CLAUDIO PERI)

ROMAIl governo si è subito affrettato a smentire (almeno ufficialmente) le indiscrezioni che affollano oggi tutte le prime pagine dei giornali. È ancora troppo presto per parlare di decisioni prese, figuriamoci di annunci. Ma a porte chiuse, anche ieri nell'ultimo vertice di governo prima delle ferie, della legge di Bilancio prevista per l'autunno si parla eccome, si discute, a tratti forse si litiga addirittura. Perché va bene promettere di andare avanti su flat tax, reddito di cittadinanza, riforma della legge Fornero, ma una domanda continua ad aleggiare su tutti questi piani: i soldi dove si trovano? Ed è proprio per trovare questa difficile risposta che, al di là delle smentite ufficiali, al ministero dell'Economia si continua ad avanzare una serie di ipotesi.

Due opzioni
La prima è il già citato aumento parziale dell'Iva. Un aumento selettivo: nel senso che sarebbe concentrato sui beni di lusso; mentre per quanto riguarda, ad esempio, i servizi essenziali come le bollette di luce, gas, acqua, l'imposta addirittura diminuirebbe. Questa sembra l'idea che piace di più al ministro Giovanni Tria, ma i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini la vedono come fumo negli occhi, e non hanno esitato a farlo presente anche a microfoni accesi. Per ora, quindi, il progetto rimane in sospeso: se ne discuterà a settembre. L'altra ipotesi sul tavolo, invece, è quella di rottamare i famigerati 80 euro: il bonus voluto nel 2014 dall'ex premier Matteo Renzi per i lavoratori dipendenti sotto i 26 mila euro. Proprio nel vertice di ieri, rivela il Corriere della Sera, sarebbe circolata la proposta di azzerarlo, per utilizzare il risparmio di 9 milioni di euro per finanziare l'inizio della flat tax per le persone fisiche e per le imprese al 15%.

Sforbiciate alla spesa
Il Sole 24 Ore di oggi parla invece più genericamente di tagli alle detrazioni fiscali e alla spesa pubblica: un altro modo per definire la solita spending review. Che dovrebbe riguardare, un po' per uno, praticamente tutti i ministeri (ieri all'incontro erano presenti anche la titolare degli Affari regionali Erika Stefani e quella del Sud Barbara Lezzi), per accantonare un tesoretto che permetta di coprire i circa 25 miliardi di euro di costo della manovra 2019. I primi risparmi sono però già stati realizzati: sono quelli dei fondi per le periferie, la seconda tranche di investimenti da 2,1 miliardi, voluta dai governi Renzi e Gentiloni e ora congelata dal Milleproroghe in approvazione in questi giorni alla Camera. Secondo la sottosegretaria Laura Castelli il bando era incostituzionale, e lo stop si è reso necessario proprio per rispettare la sentenza della Consulta. Fatto sta che le 96 tra città e aree metropolitane che si sono visti bloccare i finanziamenti non l'hanno presa bene, e i sindaci protestano.