18 dicembre 2018
Aggiornato 12:05

«Italia nazione di emigranti»: Moavero scrive agli italiani all'estero

Il ministro degli Esteri rivolge un messaggio ai nostri connazionali nel mondo: «Non scordiamoci di questi sacrifici, quando vediamo arrivare oggi i migranti»

Il ministro degli Affari esteri, Enzo Moavero Milanesi
Il ministro degli Affari esteri, Enzo Moavero Milanesi (EPA/MOHAMED HOSSAM)

ROMA«Cari amici italiani, ovunque siate nel mondo, dovete sapere che la dedizione con la quale, quotidianamente, assolvete ai vostri doveri lavorando, rende migliore il nostro Paese e contribuisce alla sua reputazione positiva». È quanto scrive il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, in un messaggio agli italiani all'estero in occasione della Giornata del sacrificio italiano nel mondo. «Riflettendo sul lavoro non possiamo non rievocare i tanti italiani che lasciarono le terre natie cercando all'estero un futuro migliore per se e per i propri figli, spesso affrontando viaggi incerti e pericolosi, condizioni impervie di vita. Siamo stati, fino ai primi anni sessanta del ventesimo secolo - appena ieri - una nazione di emigranti nel mondo», commenta Moavero.

Quando i nostri connazionali partivano
«Anche in Europa, siamo andati stranieri, in paesi stranieri, cercando lavoro. Partivamo, sovente con grandi disagi, alla volta di quegli stessi Stati europei (Belgio, Francia, Germania e altri) nei quali adesso possiamo andare a lavorare: cittadini dell'Unione Europea, fra altri cittadini della medesima Unione Europea, con analoghi diritti e doveri – insiste il ministro – Ecco, la libertà di circolazione dei lavoratori rappresenta un oggettivo, nodale risultato positivo dell'integrazione del 'vecchio continente'».

L'appello all'accoglienza
Moavero ricorda che «fu difficile trovare uno spazio, in tessuti sociali diversi dal nostro, fra non poche ostilità e anche prove di solidarietà: ma fu possibile per tanti, tantissimi. Gli italiani emigrati e i loro discendenti hanno saputo inserirsi, a pieno titolo, con valore e vigore, nelle realtà estere in cui si erano recati – sottolinea ancora – Le arricchirono con la loro opera, intellettuale e manuale. Tutti ce lo riconoscono e in alcuni paesi - pensiamo proprio al Belgio di Marcinelle - sono ascesi anche ai massimi livelli delle responsabilità di governo. Riflettiamo con consapevolezza e giusto orgoglio su queste esperienze di molti fra i nostri padri e nonni – è l'invito del titolare della Farnesina – Riconosciamo, con convinto rispetto, il loro inestimabile contributo alla storia d'Italia e dei luoghi dove si recarono. Non scordiamoci mai dei loro sacrifici. Pensiamoci, quando vediamo arrivare in Europa i migranti della nostra travagliata epoca», scrive Moavero.