5 giugno 2020
Aggiornato 15:00
Politica

Caporale al DiariodelWeb.it: «Così Salvini è diventato il 'ministro della paura'»

Il giornalista del Fatto quotidiano ci racconta il contenuto del suo libro di critica al ministro dell'Interno: «Lui fa soltanto propaganda, non cerca soluzioni»

ROMAAntonello Caporale, giornalista del Fatto quotidiano, hai scritto il libro «Matteo Salvini, il ministro della paura»: un titolo impegnativo, orwelliano, forse un po' esagerato?
Io credo sia adeguato, anche se è un colpo in pancia. La paura è il filo conduttore delle sue parole. Lui conosce molto bene la condizione in cui viviamo: la paura per il nostro presente, per il futuro, per il lavoro, per la nostra identità stessa... E dunque la alimenta: Salvini entra nelle viscere degli italiani e non le spurga del cattivo che c'è, ma le potabilizza. I legittimi sentimenti di paura vengono amplificati dall'ossessione quotidiana.

Li amplifica o è l'unico che li comprende e li rappresenta, nella politica italiana?
Hai ragione, è una bella domanda. Si può parlare di Salvini ministro della paura se si dice una verità: è uno dei pochi a sentire, a capire gli italiani. Naturalmente ciascuno di noi ha una paura anche inconsapevole; una classe dirigente dovrebbe essere più equilibrata. Ad esempio, la sicurezza è un bene comune ed è in pericolo, ma bisognerebbe anche dire che nel corso degli anni i reati sono diminuiti. Non significa nulla per chi li subisce, ma molto per chi governa. Salvini, invece, è un populista, perché si trasforma in uno del popolo, e non riflette sui dati. Dover ammettere queste cifre significherebbe ridurre l'enfasi della sua campagna elettorale permanente. E dunque fa finta che non esistano, per legittimare le sue azioni meramente propagandistiche. Se parla di legittima difesa ha una grande accoglienza presso il pubblico, ma questo non è il principale problema italiano: lo è il debito pubblico. Lui seleziona i temi, invece che per la loro grandezza, per la loro capacità di produrre paura.

Forse anche alla percezione che ne ha un certo strato della popolazione. La gerarchia dei problemi non è necessariamente univoca: per questo esistono vari partiti politici.
Ma la politica ha un onere in più. Se io e te possiamo lamentarci dei ladri in casa, chi governa deve offrirci una prospettiva, non un'illusione o una speranza; creare le condizioni perché questi fatti non accadano. La soluzione è sbarrare il mare, farli affogare e non farli arrivare? Semmai l'onda migratoria si può risolvere attraversando l'Africa, dando una mano alla cooperazione, allo sviluppo. E quindi anche alle aziende italiane: perché per ogni euro speso lì, dove non ci sono industrie, più della metà ritorna in Italia. Costruire un ospedale significa anche finanziare appalti a cui partecipano aziende italiane, comprare i macchinari magari in Italia, addestrare medici e infermieri magari con personale italiano.

Quando la Lega dice «aiutiamoli a casa loro», non sta dicendo la stessa cosa?
Appunto, aiutarli a casa loro è l'unica cosa da fare, secondo me. Così si riduce la pressione, si fa in modo che questi disperati non partano più. Almeno una parte di questi cinque miliardi, che investiamo nell'industria dell'accoglienza, portiamoli lì, da subito. Allora sarebbe credibile.

Mi sembra che questa cosa Salvini la dica. Essere contro questo sistema dell'immigrazione non significa essere contro gli immigrati.
La dice, ma non la fa. Moltiplicare i fondi per la cooperazione non è stato il primo atto del governo.

Forse ci vuole un po' di tempo...
Neanche il secondo o il terzo. Il problema è che tutti aspettano un po' di tempo. Dal 2009 i fondi sono diminuiti del 70%. Tra il dire e il fare c'è di mezzo non solo il mare, ma anche i morti nel mare. Io non credo che quella sia la sua principale preoccupazione: se lui si mettesse al lavoro per aiutare il Ciad, l'elettorato non avrebbe una percezione diretta. Ce l'ha se si crea uno sbarramento, se si paga la Libia per tenerli lì. Io credo poco alla Libia e credo poco che così si fermerà la pressione.

Eppure il primo a mettere in atto queste operazioni è stato il governo del Pd, con Minniti. Quindi la differenza è solo di propaganda?
Minniti un po' capiva che stava attraversando la linea della legalità, e quindi almeno tentava di far vivere questi disperati in condizioni di umanità. Il problema di Salvini non mi sembra questo: semmai quello di mostrare la forza. Che è anche un atto giusto, ma solo se ha uno sbocco logico, altrimenti è solo ributtarli in mare, come hanno fatto gli americani con i venti corpi incellofanati. Il limite della vita e della morte per me è invalicabile, mentre la forza di Salvini è anche quella di renderlo valicabile. Quando diciamo «rimandiamoli indietro», accettiamo anche l'idea che possano non ritornare.

Ripeto, secondo me questo lo faceva anche Minniti. Forse lui lo faceva vergognandosi, Salvini lo rivendica.
Ma questo non ripara le colpe di Salvini.

No, ma mi fa domandare come mai Salvini oggi sia ritenuto il male assoluto...
O il bene assoluto, per una maggior parte degli italiani.

Per il 17% che lo ha votato. In compenso a loro rispondono l'appello di Rolling Stone, le magliette rosse... una mobilitazione che non ho visto per altri esponenti politici che facevano le stesse cose. Forse sta diventando un capro espiatorio anche lui?
No. Credo che queste mobilitazioni così disordinate siano giuste. Poi l'appello di Rolling Stone si conosce perché due hanno chiarito di non averlo firmato.

Anche più di due...
Altrimenti né io né te lo avremmo conosciuto. Poi c'è la Chiesa: ma una porzione minoritaria, perché quando Papa Francesco invitò i parroci ad aprire le parrocchie per ospitare i migranti, in pochi aderirono.

Anche per questo si sottolinea l'ipocrisia degli antisalviniani.
Non c'è dubbio, ma non deve diventare un paravento. Se oggi Salvini ha tanta forza, è anche per il fatto che i governi di centrosinistra hanno accolto, ma senza fare due azioni fondamentali. La prima: dare lavoro ai giovani disoccupati, specialmente al sud, tramite l'industria dell'accoglienza. La seconda: offrire vitto e alloggio in cambio di lavoro socialmente utile. Perché queste idee così banali non sono state attuate?

È lì che nasce la paura?
No, nasce l'odio. Chi è depresso perché ha perso il lavoro, e vede ragazzi che ciondolano, vestiti alla bell'e meglio, intorno ai bar, si chiede il perché. Ma questo Salvini lo ha detto così e così. Se fosse stato sincero, la prima battaglia l'avrebbe dovuta condurre per troncare questo mercato. Invece ci ha inzuppato il pane. Questi ragazzi che ciondolano, quando vengono buttati per strada, non hanno lavoro, non hanno documenti, non hanno un tetto, non hanno un tozzo di pane: quindi sono carne pregiata per la malavita. Salvini trasforma l'effetto in causa: dice che il migrante non solo ti toglie il pane, ma la sicurezza. Dunque, se eliminiamo il migrante, toglieremo gli spacciatori, i ladri e i cattivi. Questo assioma è totalmente falso, perché innanzitutto anche gli italiani rubano e spacciano, e perché quella manovalanza serve agli italiani.

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