16 ottobre 2019
Aggiornato 16:00

C'era una volta il Pd (eternamente diviso)... Martina sarà rieletto?

Sabato 7 luglio l'assemblea del Partito democratico: ecco cosa bolle in pentola

Il segretario del Pd Maurizio Martina con Graziano Delrio
Il segretario del Pd Maurizio Martina con Graziano Delrio ANSA

ROMA -L’intesa veniva data da molti per possibile, nelle ultime ore, ma a fine giornata è ancora tutto da scrivere il copione che andrà in scena sabato all’assemblea Pd. L’elezione di Maurizio Martina, data quasi per scontata dall’area di Dario Franceschini, in realtà è ancora in forse perché resta da sciogliere il nodo di fondo: la data delle primarie per eleggere il nuovo segretario. Data che l’ala dura renziana vorrebbe far slittare a dopo le Europee e che esponenti come Andrea Orlando e Nicola Zingaretti chiedono non vada oltre l’inizio del 2019, in modo di arrivare con un nuovo segretario agli appuntamenti elettorali del prossimo anno. Martina, in queste ore, sta ovviamente sentendo e vedendo un po' tutti i dirigenti Pd. Ieri sera ha avuto un colloquio con Andrea Orlando durante il quale, raccontano, ha evitato di prendere impegni sulla data delle primarie. Posizione alla quale l’ex ministro della Giustizia ha replicato annunciando il suo no all’elezione di Martina segretario all’assemblea di sabato.

Martina sì o no
Oggi all’ora di pranzo il segretario reggente ha poi incontrato Lorenzo Guerini, che è andato a portare la linea renziana, cercando di smussare qualche angolo e non escludendo le primarie prima delle Europee, anche se appunto esponenti come Lotti e Marcucci sono dell’idea che si debba andare a congresso solo dopo la tornata elettorale. Franceschini ha riunito i suoi oggi pomeriggio e, al termine, Marina Sereni ha scritto un post dicendo che «se le previsioni, e per quanto mi riguarda gli auspici, della vigilia non verranno smentiti Maurizio Martina verrà eletto segretario». Salvo poi aggiungere: «Parto da qui dando per scontato, sempre incrociando le dita, che si troverà l’accordo anche sui tempi del congresso, che non credo possano essere troppo dilazionati dovendo tenere presente le scadenze elettorali in programma per il 2019, a cominciare da quella cruciale per il Parlamento europeo». Ma proprio questo è il nodo che resta aperto. Da parte renziana viene fatto notare che «sabato eleggiamo Martina, sempre che ci sia l’accordo di tutti e – quindi – non manchi il numero legale».

Ipotesi Delrio
A chi ha fatto il nome di Delrio come segretario, lui dai microfoni di Rai Radio1 risponde così: «Io segretario del Pd? Non sono disponibile per ragioni personali e politiche. Bisogna ridare valore ai propri ideali. Domani si apre la fase congressuale. Bisogna ripartire da una riflessione sui contenuti: di cosa ha bisogno la società italiana? Che messaggio vogliamo dare? Il partito ha bisogno di umiltà, non di personalismi e di divisioni. Dobbiamo discutere sui contenuti»«E’ in atto un confronto tra forze politiche, culture e modelli di sviluppo. Bisogna trovare le parole giuste. C’è una grande sfida culturale. Non voglio sottovalutare il tema della leadership ma a forza di parlare di persone ci siamo dimenticati dei bisogni della società».

E alla segreteria?
Si lavora anche alla segreteria, che dovrà affiancare Martina da qui al congresso: Luca Lotti, al momento, non dovrebbe essere della partita, per i renziani invece dovrebbero esserci Simona Malpezzi e Tommaso Nannicini. Ma Martina vorrebbe confermare l’attuale responsabile dell’organizzazione Andrea Rossi, mentre l’ala renziana spinge per Caterina Bini, toscana e vicina ad Antonello Giacomelli. Ma l’accordo di tutti rischia di non esserci. Nel tardo pomeriggio Martina ha incontrato anche Nicola Zingaretti, già in pista per la segreteria, e il presidente del Lazio ha insistito: bisogna eleggere un segretario prima di Europee e amministrative. Richiesta alla quale, secondo quanto si apprende, Martina non ha chiuso, ma sulla quale non ha dato nemmeno assicurazioni, per il momento.

Congresso in due tempi e numero legale
Il timore di molti è che il generico «congresso in due tempi», con le primarie da fare «a inizio 2019», possa poi facilmente portare a uno slittamento a dopo le Europee. «I renziani non hanno il candidato, per questo vogliono tirarla per le lunghe», diceva oggi un deputato Pd. Il problema del numero legale esiste perché «già è il 7 luglio e tanti delegati non verranno a Roma comunque…». Se a queste assenze si dovessero sommare quelle «politiche» di chi non vuole rinviare il congresso a dopo le Europee, il rischio della mancanza del numero legale diventa concreto.