22 settembre 2018
Aggiornato 09:00

Aquarius, è iniziato l'attacco a Salvini: cosa rischia l'Italia

Per il ministro della Giustizia spagnolo «ci sono responsabilità penali internazionali per la violazione dei trattati sui diritti umani»
Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini esce da Palazzo Chigi
Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini esce da Palazzo Chigi (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - A chi gli ha dato del «disperato» - Laura Boldrini - e del «bandito» - Roberto Saviano - Matteo Salvini su Facebook risponde «mandando un sorriso e un bacione». Ha scelto la strada dell'ironia il ministro dell'Interno per provare a mettere a tacere le polemiche che lo stanno travolgendo dopo la decisione di vietare l'attracco nei porti italiani alla nave Aquarius. Nave che, rifornita di viveri e beni di prima necessità, sarà 'accompagnata' dalla Marina Militare italiana verso Valencia. «Orgoglioso di difendere la sicurezza degli italiani». Salvini non arretra e porta avanti con convinzione la sua idea di Italia: non più porto d'attracco ma centro di 'gestione' delle emergenze umanitarie. E poco importa se il rischio è violare accordi internazionali e scatenare le ire di esponenti politici nazionali ed europei. Per Matteo Salvini «la musica è cambiata». Una posizione dura che però ha trovato nel Movimento 5 stelle una spalla e nel premier Conte un convinto sostenitore. Perché, come ha spiegato in diretta Facebook in piena 'crisi Aquarius', «dopo tanti anni di incapacità e di chiacchiere dei governi che ci hanno preceduto, sono contento di aver aperto con le nostre decisioni di ieri un fronte di discussione per una nuova politica dell'immigrazione a livello continentale. TUTTI in Europa devono assumersi le proprie responsabilità».

Salvini al Senato, la Spagna all'attacco
Domani alle 11 il ministro dell'interno Matteo Salvini riferirà in Aula al Senato sulla vicenda Acquarius. Questo, secondo fonti parlamentari, l'orientamento della conferenza dei capigruppo che, iniziata alle 12.30, è ancora in corso a Palazzo Madama. L'informativa del governo è stata chiesta dal capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci. Un atto necessario per chiarire quelle che saranno le future modalità di intervento del nuovo governo e per provare a placare gli animi viste le dure reazioni internazionali. Per il ministro della Giustizia spagnolo, Dolores Delgado, la scelta della Spagna di intervenire «non è questione di buonismo o generosità, ma di diritto umanitario. Ci possono essere responsabilità penali internazionali per la violazione dei trattati sui diritti umani». Parole che condannano in maniera chiara l'operato dell'Italia dopo quel «da vomitare» pronunciato dal portavoce del partito di maggioranza francese La République En Marche del presidente Emmanuel Macron, Gabriel Attal, intervistato questa mattina dalla tv Public Sénat. E il presidente francese Macron ha tutt'altro che aggiustato il tiro: l'Italia si è mostrata «cinica e irresponsabile». Ma il ministro spagnolo ha fatto capire che la questione non finirà con l'attracco della Aquarius al porto di Valencia: «Qui è in gioco una questione di umanità ma anche di rispettare gli accordi e i trattati dei quali tutti gli Stati sono parte».

Cosa rischia l'Italia
Il riferimento del ministro della Giustizia spagnolo alle «responsabilità penali» non è campato in aria. Come ha spiegato Gianfranco Schiavone, vice presidente dell’Associazione studi giuridici sull’Immigrazione (Asgi) al FattoQuotidiano, «se non si fosse fatta avanti la Spagna qualunque cosa fosse successa a quelle persone la catena di comando di chi ha disposto la chiusura dei porti italiani e del soccorso ne avrebbe risposto sul piano civile e penale. E’ giusto dirlo, perché non si pensi che la chiusura dei porti possa essere la risposta dell’Italia». Secondo Schiavone «l’Italia sul piano giuridico aveva l'obbligo di proseguire e portare a termine le operazioni di soccorso che si sono fermate su input esclusivamente politico non supportato dal diritto e non privo di rischi. Che la Spagna abbia deciso di intervenire non elimina alcuna responsabilità».