Italia | Immigrazione

Lega e M5s alla prima sfida europea: «L'accoglienza non può essere solo un problema italiano»

In Lussemburgo si discuterà della modifica del Regolamento di Dublino. L'Italia voterà «no» e chiederà «ricollocamenti obbligatori ed automatici»

Barconi dall'Algeria sbarcano in Sardegna
Barconi dall'Algeria sbarcano in Sardegna (ANSA/UFFICIO STAMPA GUARDIA DI FINANZA)

ROMA - «Occorre buonsenso. Quello degli sbarchi e dell’accoglienza di centinaia di migliaia di ‘non profughi’ non può continuare ad essere un problema solo Italiano. O l’Europa ci dà una mano a mettere in sicurezza il nostro Paese, oppure dovremo scegliere altre vie». Con questo messaggio su Twitter il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha comunicato il No della Lega Nord e del governo Italiano, alla modifica e «alle nuove politiche di asilo» che sarà discussa nelle prossime ore alla riunione del Consiglio Affari Interni, in Lussemburgo. Perchè «l’Italia è stata lasciata da sola» dall’Europa sulla questione migranti. E allora «dobbiamo vedere i fatti: domani c’è l’ennesima riunione a Bruxelles sull’immigrazione, io non ci sarò perché c’è la fiducia al governo, ma ci sarà la nostra delegazione per dire no, perché l’Europa qualche mese fa ci ha promesso aiuto, su immigrazione e asilo politico, ma invece il documento in discussione domani penalizzerebbe l’Italia e altri Paesi mediterranei a favore dei Paesi del Nord e del’Est Europa».

Anche il Movimento 5 stelle voterà «No»
Stessa posizion della Lega Nord sarà tenuta dal Movimento 5 stelle. Perché, come dichiarato dall'europarlamentare Laura Ferrara, «dall'Europa ci aspettiamo grande serietà. L'Italia farà la sua parte garantendo tempi brevi e certi per le procedure delle domande di richiesta d'asilo, gli Stati membri tuttavia non devono fare i furbi spacciando per salvifica la riforma del regolamento di Dublino che invece, così come si sta prefigurando, appare come una trappola. È finito il tempo delle prese in giro». Il dialogo con l'Europa «deve partire accelerando l'approvazione definitiva del regolamento che stabilisce una procedura comune di protezione internazionale nell'Unione, un testo scritto dal Movimento 5 Stelle che ha già avuto il via libera del Parlamento europeo. Grazie a questo regolamento impiegheremo solo sei mesi per valutare una domanda di protezione internazionale, ci sarà una riduzione del carico burocratico per i Paesi di primo ingresso e taglieremo il cordone ombelicale che lega la criminalità organizzata con la gestione dei centri di accoglienza». A tal fine la richiesta è di «ricollocamenti obbligatori ed automatici, senza filtri e controlli preventivi sul merito della domanda di protezione internazionale».

Cos'è il Regolamento di Dublino
L'attuale regolamento stabilisce «i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide». La regola attribuisce l'esame delle domande di asilo e l'accoglienza del richiedente allo Stato di primo ingresso nella Ue, determinando un carico di lavoro importante per i Paesi cosiddetti di confine. Tra le ipotesi in campo, di cui si discute da mesi, c'è anche quella di chi vorrebbe abbandonare il criterio di 'primo ingresso', suddividendo i richiedenti fra tutti i membri in base a un sistema di quote. Lo Stato competente è quindi obbligato a prendere in carico il richiedente che ha presentato richiesta di protezione in un altro Stato. Ad esempio, un cittadino straniero entrato in maniera irregolare in Italia e poi arrivato in Germania - dove presenta richiesta di asilo - dovrebbe essere trasferito in Italia.

La situazione
Si va verso un nulla di fatto nella discussione di domani al Consiglio dei ministri dell'Interno dell'Ue sulla riforma del sistema dell'asilo di Dublino. La proposta di compromesso posta sul tavolo dalla presidenza di turno bulgara del Consiglio Ue non dispone dell'appoggio della maggioranza qualificata degli Stati membri, visto che vi si oppongono da una parte l'Italia e gli altri paesi in prima linea lungo le rotte dei flussi migratori nel Mediterraneo, e dall'altra, per ragioni opposte, l'Austria e i quattro paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia). Nonostante il Trattato Ue consenta di prendere le decisioni in questo settore a maggioranza qualificata, in questa fase del negoziato sia la Commissione che la presidenza bulgara vorrebbero un accordo unanime per evitare di creare ulteriori fratture fra gli Stati membri.

Una fase di stallo dettata dai «no»
Prevedibilmente, dunque, i ministri domani non potranno che prendere atto del loro disaccordo, e il dossier passerà nelle mani dei capi di Stato e di governo al Consiglio europeo di fine giugno, a Bruxelles. I paesi mediterranei temono che questa riforma, così debole, cambi molto poco o per nulla la situazione attuale, mentre il blocco dell'Europa centro orientale insiste sulla sua opposizione di principio alla possibilità che decisioni di politica comune Ue, prese a maggioranza qualificata (come prevede il Trattato) possano imporre a un paese sovrano decisioni su chi ammettere sul proprio territorio. Il testo della presidenza, in particolare renderebbe più complesso da attivare, meno 'automatico' e meno obbligatorio il meccanismo permanente di attivazione dei 'ricollocamenti' dei richiedenti asilo, secondo 'quote eque' di redistribuzione in tutti gli Stati membri assegnate in base a due soli criteri oggettivi: la popolazione e il Pil del paese interessato.