27 maggio 2020
Aggiornato 15:30
Governo

Cottarelli stop, Gentiloni (ancora) premier e si torna al voto

L'ipotesi acquista forza ogni ora che passa. Il fronte è già nutrito: dal M5s ad ampi pezzi del Pd. E nessuno si metterebbe di trasverso. Ma che farà Salvini?

Paolo Gentiloni durante l'assemblea annuale di Confindustria
Paolo Gentiloni durante l'assemblea annuale di Confindustria ANSA

ROMA - Carlo Cottarelli ha lasciato il Quirinale senza rilasciare dichiarazioni e, soprattutto, senza aver comunicato al Capo dello Stato la squadra di ministri. Ancora niente governo, quindi, con il portavoce Giovanni Grasso che ha comunicato che il premier incaricato rivedrà il presidente Mattarella mercoledì mattina. Ma l'ipotesi che circola in queste ore, e che si fa via via sempre più concreta, è quella che vedrebbe Cottarelli rimettere il mandato, come Giuseppe Conte prima di lui. In questo caso le Camere, come già richiesto capogruppo Pd Marcucci, potrebbero essere sciolte. In carica resterebbe quindi il governo Gentiloni che avrebbe un unico obiettivo: portare l'Italia nuovamente al voto nel minor tempo possibile. E c'è già chi, dal ministro della Giustizia Andrea Orlando al capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, vede possibili nuove elezioni già a luglio. O, al massimo, nei primi giorni di agosto.

Il Pd all'attacco: «Andiamo subito al voto»
«La richiesta del M5S e della Lega di far partire le commissioni permanenti in Parlamento mi sembra la solita bugia: noi vorremmo chiedere subito lo scioglimento delle Camere. Noi sì che vogliamo le elezioni, noi sì che vogliamo la verifica. Se si chiede invece di iniziare a lavorare, è evidente che da parte vostra non c'è la volontà di andare alle elezioni». Lo ha detto il capogruppo del Pd in Senato Andrea Marcucci, intervenendo in Aula, sottolineando che «il presidente incaricato che verrà presto in Aula è stato voluto dalla sceneggiata Lega-M5s. Le forze uscite vincitrici dal 4 marzo - ha affermato Marcucci - non hanno voluto dare un governo a questo Paese, non hanno voluta formare un governo che risolvesse i problemi degli italiani. Qualcuno ha sottoscritto il 'contratto' in buonafede, altri lo hanno usato per arrivare dove siamo arrivati. Il M5s e soprattutto la Lega non hanno voluto dare un governo al Paese. Se avessero voluto un governo con un ministro politico, che aveva tutte le condizioni per lavorare, oggi staremmo a discutere della fiducia a quel governo. Ma qualcuno ha fatto un tranello: prima le regionali, poi le altre regionali, poi questo, per lucrare qualche voto. Da una parte le facce deluse di chi era in buona fede, dall'altra quelle soddisfatte di chi ha voluto imboccare questa strada pericolosa per il Paese».

Il Movimento 5 stelle pronto alla sfida
«Se qualcuno crede che ora ce ne staremo in silenzio si sbaglia. Non illudetevi, Il Movimento 5 stelle non molla, anzi: ci state rafforzando ogni giorno di più. Dobbiamo tornare al voto, farlo il prima possibile e dobbiamo giustamente e finalmente segnare il riscatto di milioni e milioni italiani». Danilo Toninelli, presidente dei senatori M5s, in aula al Senato accetta la sfida lanciata dal Pd per un voto prima di agosto. Ipotesi che vede il favore anche del capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio: «Per me va bene se si vota il prima possibile».

Nel centrodestra situazione più complicata
Se il Pd punta, alla luce degli ultimi eventi, a ricostruire un'alleanza larga di centrosinistra, nel centrodestra la situazione è sicuramente meno delineata. Tutto ruota intorno a Matteo Salvini. Che farà? Tornerà a casa, ridando vita all'alleanza con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, camminerà da solo per poi riprovare a ricostruire un accordo di governo con il Movimento 5 stelle o si cercherà direttamente la costruizione di una lista comune, la lista del governo del cambiamento? Sono le stesse domande che si pone Gaetano Quagliariello, senatore e leader di Idea: «Le vicende di questi giorni sembrano mettere il centrodestra di fronte a un bivio: riproporre la formula della coalizione o separare le proprie strade. Io credo ci sia invece una terza e più ambiziosa possibilità: cogliere questa grave crisi istituzionale e di sistema per compiere un passo ulteriore verso un'aggregazione ancora più compiuta. L'Italia ha bisogno del centrodestra e il centrodestra ha bisogno di un atto di coraggio. Una lista unitaria e un soggetto unico federativo all'americana, se ben regolati - ha concluso - possono essere la chiave di volta per dare speranza al nostro Paese e alla nostra parte politica».

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