16 maggio 2021
Aggiornato 11:00
Governo

Salvini dice «lavoro», Di Maio «reddito di cittadinanza»: primo bivio per Conte

Da quale punto del contratto partirà il nuovo premier? Il governo a doppia gamba sembra destinato a un continuo gioco di equilibri

ROMA - «Abbiamo incontrato Giuseppe Conte ma non abbiamo capito quali sono le sue priorità, la prima proposta che ci ha citato è il reddito di cittadinanza su cui noi non siamo d'accordo». Con queste parole la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, al termine delle consultazioni con il premier incaricato ha confessato quella che sarebbe la priorità del nuovo premier. Priorità confermata a DiariodelWeb.it da Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d'Italia: «Quello che ci ha presentato Conte è un po' il libro dei sogni. Poi, però, dopo tanta insistenza si è sbottonato e ha detto che inizierà dal reddito di cittadinanza». Sarà questo, quindi, il primo punto del contratto del governo del cambiamento sul quale il premier metterà le mani? Stando a quanto dichiarato da Matteo Salvini al termine dell'incontro con Giuseppe Conte e Luigi Di Maio di questa mattina, le proprità della Lega Nord sono altre: «Stiamo lavorando a un governo che porti più lavoro e più sicurezza agli italiani, riportando l'Italia ad essere protagonista in Europa e nel mondo. Tutto qui, questo ci chiedono i cittadini, nessuno deve aver paura del cambiamento». Lavoro e sicurezza. Dall'altra parte però, lato Movimento 5 stelle, il reddito di cittadinanza è stato il punto forte del programma elettorale.

Una legge per Salvini, una per Di Maio
Giuseppe Conte sarà chiamato a un compito arduo, che lo accompagnerà per tutta la durata del suo mandato: dare il classico colpo alla botte dopo aver dato quello al cerchio. Una legge al Movimento 5 stelle, una alla Lega Nord. E allora se sarà veramente il reddito di cittadinanza il punto di partenza del nuovo esecutivo, il secondo dovrà essere la flat tax o mettere mano alla questione della sicurezza così come previsto dal contratto per il governo del cambiamento. E non è un caso che al termine dell'incontro Salvini abbia voluto mettere il (suo) punto sugli argomenti sul tavolo mentre Luigi Di Maio si è limitato a consatatare come «l'incontro è andato molto bene. E'come se avessimo lavorato sempre insieme, c'è una totale sinergia e sintonia e stiamo lavorando con abbastanza velocità per assicurare il governo del cambiamento». Frasi generiche chiuse da un idilliaco «quello che vi posso dire è che c'è molta compattezza e che ci capiamo al volo».

Il Movimento 5 stelle rischia di più
Una cosa è certa: sul reddito di cittadinanza, a prescindere da quando (e se) sarà calendarizzata la proposta di legge, sarà battaglia in Parlamento. Perché se sui 'suoi' temi Matteo Salvini può sperare di contare sull'appoggio di Forza Italia e di Fratelli d'Italia - parliamo di flat tax, stretta sull'immigrazione, sicurezza - sulla questione del reddito il Movimento 5 stelle rischia di camminare solo con i pochi voti favorevoli che potrebbero arrivare da Liberi e Uguali. Forza Italia e Fratelli d'Italia voteranno sicuramente no mentre il Pd farà un dura opposizione non tanto per contrastare lo strumento di sostegno al reddito, quanto per difendere il 'suo' Reddito di inclusione. Ne sono una prova le parole del senatore Pd Edoardo Patriarca: «Movimento 5 stelle e Lega Nord si accontentassero di sostenere il nostro Reddito di inclusione, il Rei. Il loro Reddito di Cittadinanza è irrealizzabile, e, senza un serio e lungo lavoro sui centri per l'impiego, rischia di essere puro assistenzialismo. Il nostro Rei ha un orizzonte credibile e mira appunto all'inclusione. Anche Conte sa che non ci sono le risorse per un Reddito di Cittadinanza che sia davvero universale - continua Patriarca - Questo non è il governo del cambiamento, ma delle illusioni».

Ma il Rei non è una forma di reddito
Il Pd, però, dimentica una cosa: che il Rei tutto è meno che una vera forma di sostegno al reddito. Anzi, non è "un" reddito ma qualcosa che assomiglia più a un 'bonus povertà'. Il Rei infatti viene riconosciuto come diritto ai nuclei familiari con un Isee complessivamente non superiore ai 6mila euro annui: l’assegno va da 187 euro al mese per una persona sola a un ammontare massimo di 485 euro al mese per un nucleo di 5 o più persone. Decisamente meno rispetto ai 780 euro previsti dal reddito di cittadinanza del Movimento 5 stelle che, inoltre, non sarebbe su base familiare ma individuale. Si stima inoltre che il Rei raggiungerà – a regime – appena 1,8 milioni di persone in povertà assoluta su 4,8 milioni. Il calcolo è semplice: questa misura arriverà a coprire solo il 38 per cento delle persone in povertà assoluta. Il 62 per cento dei poveri sarà quindi escluso.