24 ottobre 2018
Aggiornato 03:00

Rampelli al DiariodelWeb.it: «Così la Lega ha rotto il centrodestra»

Il capogruppo di Fratelli d'Italia spiega la contrarietà del partito di Giorgia Meloni al governo Conte, e la delusione per il cosiddetto tradimento di Matteo Salvini

ROMAOnorevole Fabio Rampelli, reduce dalla consultazione con il premier incaricato Giuseppe Conte. Che cosa vi siete detti?
Abbiamo provato ad ascoltarlo, anche se lui, furbescamente, ha rilanciato. Ci ha chiesto quali, secondo noi, dovessero essere le priorità per il governo. Noi, per un po', siamo stati al gioco, poi abbiamo ribaltato la domanda su di lui. Posto che il cosiddetto contratto è un tomo di 40 pagine, soltanto per leggerlo in maniera critica ci vuole una settimana e per realizzarlo è probabile che non bastino vent'anni. L'assenza di un cronoprogramma e di una classifica di priorità è un modo come un altro per dire che non si sa da dove iniziare o che i sostenitori del governo non sono d'accordo tra di loro.

Il classico libro dei sogni, insomma.
Un po' il libro dei sogni. Però, dopo tanta insistenza, poi Conte si è sbottonato e ha detto che inizierà dal reddito di cittadinanza. Questo ci ha spiazzati, non ce lo aspettavamo, lo credevamo portatore di un'altra sensibilità. Noi siamo contrari al reddito di cittadinanza, riteniamo che non sia una risposta plausibile ed equa nei confronti di chi non ha lavoro: semmai i 17 miliardi andrebbero investiti per creare opportunità di lavorare, non per l'ennesima e bieca forma di assistenzialismo, che gonfierebbe una spesa pubblica già robusta. Paradossalmente, se associamo questo sperpero alla flat tax, la presunta nuova ricchezza che verrebbe creata non andrebbe nel sistema della produzione, ma appunto verso l'assistenzialismo.

E, sulla flat tax, vi è sembrato orientato a realizzarla?
Sicuramente ha detto che è nel novero delle cose da fare, ma ha sottolineato anche che occorra partire dal reddito di cittadinanza. La flat tax l'ha definita un provvedimento più complicato da mettere in campo e da gestire, e così ha trovato la giustificazione per asserire che ci vorrà più tempo.

Se dovessero presentare provvedimenti che facevano già parte del programma del centrodestra, voi comunque assicurereste il vostro appoggio?
Fratelli d'Italia ha una faccia sola, e ce lo stanno riconoscendo anche persone di sinistra, o addirittura di sinistra radicale. Siamo perfettamente lineari e coerenti e continueremo a sostenere i provvedimenti che abbiamo materialmente scritto di nostro pugno, quando e se dovessero essere calati dal consiglio dei ministri in parlamento. Non ci nasconderemo, non faremo un'opposizione pregiudiziale, ma non faremo nemmeno sconti a questo governo perché c'è la Lega. La nostra posizione sarà la stessa che abbiamo tenuto nei cinque anni precedenti: talvolta, su provvedimenti che abbiamo condiviso e che a nostro giudizio facevano bene all'Italia, abbiamo votato a favore. Quando Fdi s'impegna lo fa sempre al servizio del popolo.

Una coerenza che, stando alle dichiarazioni di Giorgia Meloni, non avete riscontrato in Matteo Salvini.
Questo è un fatto oggettivo, ma è anche vero che per alcuni, Salvini compreso, evidentemente, l'etica è separata dalla politica. Considerano che tutto sia consentito, anche dimenticarsi delle alleanze e dei vincoli di lealtà. La nostra leader Meloni, proprio in questa parte del palazzo di Montecitorio, è stata raggiunta da Luigi Di Maio, capo del M5s, che le ha chiesto di portare Fdi all'interno del governo, di cui però avrebbe voluto essere premier. Giorgia Meloni si è contraddistinta per coerenza e correttezza nei confronti di Salvini e, subodorando che questa cosa fosse stata costruita per creargli disagio, ha detto che non se ne poteva far nulla. Intanto perché Fdi non avrebbe sostenuto un governo del M5s, posto che la coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni del 4 marzo prendendo molti più voti. Di fronte a questo atto di coraggio, di trasparenza, di correttezza, non siamo stati ripagati. Salvini non ha speso una sola parola quando Di Maio, uscito da quel colloquio, si è permesso di insinuare che avessimo chiesto poltrone per entrare al governo. Invece ha ammesso il pregiudizio nei nostri confronti perché saremmo troppo di destra: una definizione poco comprensibile, che ci riporta agli anni '70, e che può permettersi solo chi non è dotato di cultura politica, non ha una storia alle spalle e ritiene che alcune idee non abbiano diritto di cittadinanza. O forse è stato solo un orpello giornalistico per divincolarsi da una difficoltà. Noi non smaniamo per andare al governo, perché anche all'opposizione stiamo al servizio dell'Italia, ma l'atteggiamento di Giorgia avrebbe meritato la difesa di Salvini, che non c'è stata. Penso che la Lega abbia scelto di infrangere la coalizione di centrodestra.

Ma in concreto, visto che il centrodestra ha vinto le elezioni ma non aveva la maggioranza per governare, cosa avrebbe dovuto fare Salvini?
Intanto il presidente della Repubblica si è preso una bella responsabilità. Nei 60 giorni di crisi non ha trovato le condizioni per conferire ufficialmente l'incarico al centrodestra di provare a costruire un governo. Se, sulla carta, questi voti non c'erano, non è detto che non si sarebbero potuti trovare. Ci sono i gruppi misti di Camera e Senato, i gruppi delle autonomia, di tanto in tanto fuoriescono i cosiddetti responsabili...

Non è una base molto solida per governare.
Ma infatti se questa base non fosse stata così solida, molto semplicemente si tornava a votare.

Con la stessa legge elettorale?
No. Noi di Fdi abbiamo proposto addirittura che la commissione speciale facesse una piccola correzione, per salvaguardare questa cosiddetta «distrazione» che c'è stata nella scrittura del Rosatellum e che ha comportato la cancellazione del premio di maggioranza. In un sistema di fatto tripolare, senza il premio praticamente si santifica l'impossibilità di creare un governo autonomo. Questo si sarebbe potuto fare senza nemmeno scomodare l'intero parlamento, quindi senza lungaggini. Questa non è la nostra legge elettorale, perché noi abbiamo altre convinzioni, ma avrebbe avuto un senso tornare alle urne dicendo ai cittadini che, con questa convinzione, avrebbero potuto votare non solo il loro partito, ma anche chi avrebbe potuto governare. Ma voglio fare una riflessione aggiuntiva, forse più intrigante.

Prego.
Nel centrodestra due partiti hanno votato a favore del Rosatellum. Forza Italia probabilmente ha puntato all'ingovernabilità per provare ad accordarsi successivamente con il Pd, il che non è stato possibile perché entrambi sono andati molto al di sotto delle loro aspettative elettorali: non c'erano i numeri per un «Nazareno 2 la vendetta». Ma anche la Lega ha votato a favore e, siccome a pensar male si fa peccato ma ogni tanto ci si azzecca, ricordo che già all'epoca Salvini aveva tenuto atteggiamenti ambigui nei confronti del M5s. Non vorrei che anche per loro la volontà di non introdurre un premio di maggioranza prefigurasse mani libere rispetto all'alleanza di centrodestra e l'eventuale volontà di fare un governo con i Cinque stelle...