Italia | Povertà

Povertà, il M5s attacca il Pd: «Il Jobs Act specchio del loro fallimento»

Gli ultimi dati dell'Istat parlano di 5 milioni di italiani in povertà assoluta. La disoccupazione un problema per 1,1 milioni di famiglie

Matteo Renzi durante una delle tappe del viaggio in treno del Pd "Destinazione Italia"
Matteo Renzi durante una delle tappe del viaggio in treno del Pd "Destinazione Italia" (ANSA/UFFICIO STAMPA PARTITO DEMOCRATICO)

ROMA - «L'Istat sancisce il fallimento delle politiche economiche degli ultimi governi». Il gruppo del Movimento 5 stelle al Senato, non ci va tenero a proposito delle audizioni odierne sul Def 2018. «Mentre la povertà assoluta è ormai un'emergenza - spiegano dal Movimento 5 stelle - che riguarda 5 milioni di italiani e 1,8 milioni di famiglie, le fanfare degli esecutivi del Pd sulla ripresa dell'occupazione non possono più occultare la realtà dei fatti: cresce soltanto il lavoro precario, crolla il numero di ore lavorate, si allarga la platea di chi è impiegato settimanalmente meno di 36 ore e si assiste al boom dei part-time involontari o dei contratti in somministrazione». Secondo il M5S si tratta della «prova provata che i miglioramenti statistici sono fittizi e che il Jobs act ha fallito, arriva infine dal fatto che il trend occupazionale non riesce a riaccendere la dinamica stagnante dei prezzi, quel poco di inflazione 'buona' di cui avremmo tanto bisogno». 

La disoccupazione, problema di 1,1 milioni di famiglie
«D'altronde - dicono i 5 stelle del Senato - non esiste crescita stabile e di qualità se le disuguaglianze continuano ad aggravarsi - aggiungono - Istat conferma l'allargamento del gap tra ricchi e poveri, così come lancia un allarme sull'andamento in decelerazione del Pil. Non potrebbe essere altrimenti con 1,1 milioni di famiglie in cui tutti i componenti in attività sono in cerca di occupazione: un problema che per oltre la metà dei casi riguarda il Meridione, area d'Italia particolarmente fiaccata dalla sfiducia delle imprese, dalla desertificazione socio-culturale, dagli effetti nefasti dell'ultima riforma universitaria e dagli scarsi impegni per l'adeguamento infrastrutturale«.

Debito italiano aumentato di 30 punti
»D'altra parte Bankitalia - si legge ancora nella nota - conferma che senza la ripresa degli investimenti pubblici, in forte calo da quando è iniziata la crisi, il Paese non può risollevarsi davvero. Inoltre il debito italiano è aumentato di 30 punti tra il 2007 e il 2014, a dimostrazione che le politiche di austerity hanno soltanto allargato e non sanato la piaga». Per questo «serve quanto prima un governo che sappia davvero contrastare la povertà, appianare le disuguaglianze e rilanciare la spesa in conto capitale, come auspicato pure da Via Nazionale, così da creare occupazione stabile e di qualità».