17 giugno 2019
Aggiornato 05:00
Centrosinistra

Veltroni e i tre leader per un «nuovo» Pd: Renzi, Letta e Gentiloni

A Otto e Mezzo, su La7, il fondatore del partito propone una leadership plurale. «Io ormai faccio altro...»

Walter Veltroni, ex sindaco di Roma e fondatore del Pd
Walter Veltroni, ex sindaco di Roma e fondatore del Pd ( ANSA )

ROMA - Una leadership plurale per riconnettersi al Paese e «recuperare il meraviglioso equilibro» che ha fatto nascere il Partito Democratico, che vede «come una faralla: se le ali si spezzano non vola più». Walter Veltroni a Otto e Mezzo, su La7, prova a delinare il nuovo corso del Partito Democratico. E l'unica strada, secondo il fondatore del Pd, è dotarsi di una leadership plurale. Da qui, i tre nomi dai quali ripartire: Matteo Renzi, Enrico Letta e Paolo Gentiloni. Partiamo da quest'ultimo, che Veltroni ritiene «una grande risorsa per il centrosinistra». La prova «sono i sondaggi, anche dopo il voto». Perché «i governi di centrosinistra hanno lavorato bene». Il problema è «di aver solo detto abbiamo lavorato bene e non aver dimostrato di partecipare del dolore di un Paese, dell'ansia, come deve fare una forza di sinistra, ha reso anche l'azione di governo più lontana, più distante».

Il "nuovo" Pd secondo Veltroni
«Penso che siamo ormai in una fase in cui avremo bisogno di leadership inclusive: il Pd ha bisogno di collegialità non solo di un leader, anche perchè è cambiato il sistema elettorale». Quindi, basta nomi intorno ai quali creare schieramenti, perché «il Pd da dieci anni discute solo di nomi: è come il Conte Ugolino, mangia uno dopo l'altro i suoi leader in una biulimia che non ha prodotto nulla. Poi dipende dalla responsabilità del leader la tenuta di un partito, se Renzi prendesse una posizione di rottura si assumerebbe una grossa responsabilità, se esasperasse il conflitto con siti stravaganti a nome suo... Renzi dovrebbe stare nel Pd con le sue idee e la sua forza, un partito non è biancaneve e i sette nani, più intelligenze ci sono meglio è».

Il trio delle meraviglie
Renzi deve restare, quindi: «Non penso a un Pd senza Renzi bisogna sedersi attorno a un tavolo e riflettere dopo la sconfitta». L'unica strada possibile è quella di una leadership plurale: «Ci sono tante personalità come Enrico Letta». E siamo a tre: Renzi che non deve lasciare, Gentiloni che deve essere valorizzato, Letta che deve tornare in auge.

Il Pd come una farfalla: senza ali non vola
«La sinistra non è populista, ma non deve disinteressarsi delle condizioni di chi ha di meno». Parte da questo assunto il fondatore del Pd per dire che il partito «deve recuperare il meraviglioso equilibrio che lo ha fatto nascere, è come una farfalla, se le ali si spezzano non vola più, siamo a un punto limite. Io ho detto la mia opinione quando Bersani lo stava trasformando troppo in una sequenza dei Ds, oggi rischia di essere troppo una sequenza della Margherita e che venga meno l'idea storica di unire i riformismi italiani ma non giustapponendo correnti, unendo i valori, se recupera questa sua vocazione e richiama i milioni di elettori che ha perduto ha uno spazio enorme, il suo destino non è segnato».

Capire le ragioni della sconfitta
Secondo Veltroni, perciò, «la prima cosa da fare è capire le ragioni della sconfitta. Non ho ancora sentito una parola non solo di Renzi, molti altri sono rimasti al loro posto, vorrei che facessero autocritica».