18 agosto 2018
Aggiornato 08:30

«Se fallisce il dialogo tra PD e M5s prepariamoci al voto»

Il leader della minoranza Dem: «Spero tavolo ci sia, non possiamo sottrarci a richiesta Mattarella». Romano: «Non abbiamo paura del voto anticipato»
Andrea Orlando e Matteo Renzi
Andrea Orlando e Matteo Renzi (ANSA)

ROMA - Per Andrea Orlando se fallisce il tentativo di dialogo tra Pd e M5S non resta che prepararsi al voto: «L'altra ipotesi è stata già esplorata e una terza eventuale non riesco a vederla - ha detto a Circo Massimo su Radio Capital -, non credo che il Capo dello Stato manderebbe alle Camere un presidente incaricato che non ha preventivamente una maggioranza».
Secondo il leader della minoranza dem «se si riesce a fare qualcosa di buono» con il M5S allora sarà «un'opportunità politica... se ci sono le condizioni per una convergenza si apre uno scenario positivo per il Pd e per il paese se, come per molti, non ci sono queste condizioni non si può fare un governo a dispetto delle distanze che esistono, nè un governo purchè sia un governo se mancano i presupposti programmatici. Secondo me ora ci sono due punti: verificare se ci son le condizioni per aprire un dialogo, secondo come ci si prepara al voto».
Orlando si augura però che «il tavolo ci sia: sottrarsi alla richiesta di Mattarella sarebbe da irresponsabili. Poi sconta l'accordo sui temi: non è detto che debba esserci. Noi lo accetteremo solo se si fanno gli interessi del Paese».

Romano: Non abbiamo paura del voto anticipato
«Non dobbiamo avere paura del voto anticipato anche se questa eventualità sarebbe il risultato del fallimento di Lega e M5S». Lo dice Andrea Romano direttore di Democratica sulle pagine del Foglio.
«Luigi Di Maio - aggiunge Romano - si rivela un pessimo giocatore di poker con la sua minaccia farlocca del ritorno alle urne. Dice di avere quattro assi ma come recita il poeta De Gregori sono di un colore solo. Svendere il Pd per consegnarlo mani e piedi al partito che ha dimostrato di avere una visione radicalmente diversa dalla nostra - sottolinea Romano - sarebbe irresponsabile nei confronti di quegli elettori che non si riconoscono nelle ricette dei 5 Stelle, alle quali noi siamo alternativi. Andare al voto, se costretti dal fallimento dei populisti, significherebbe preservare il valore di un'alternativa al populismo sovranista. Rivolgerci agli italiani significherebbe chiedere quale tipo di ricetta è preferibile».

In un governo PD-M5s saremmo figli di un dio minore
«Il Pd è purtroppo oggi una forza di minoranza - ha continuato Romano - e al governo avremmo una posizione marginale, saremmo chiamati a subire scelte di altri o sopportare il peso dei fallimenti. In un governo Pd-M5S saremmo figli di un dio minore, con la minima possibilità di influenzare scelte di un governo retto dalla Casaleggio Associati insieme a Di Maio».
«La base del Pd è oggi molto diversa da quella di 20 anni fa, non è identitaria, di opposizione classica ma ha introiettato i valori alla base del riformismo. E' la base che ha sostenuto le nostre riforme al governo. La cultura politica del renzismo è condivisa dalla base del Pd», conclude Andrea Romano.